Gli algoritmi che governano il mondo

Gli algoritmi che governano il mondo

«Algoritmo», dice una battuta sugli sviluppatori di software, «è quella parola usata dai programmatori quando non hanno voglia di spiegarti che cosa hanno fatto». E anche se ci ridiamo, all’alba del 2015, non possiamo più negare l’importanza degli algoritmi sia nella nostra vita quotidiana sia online. C’è un algoritmo dietro ai semafori delle città e c’è un’algoritmo dietro alla posta elettronica che riceviamo ogni giorno, ci sono algoritmi stupidi e semplici, ce ne sono di talmente complessi da essere controllati da team di decine o centinaia di persone. Gli algoritmi sono ovunque e nei prossimi anni lo saranno sempre di più.

Il sito io9 ha messo insieme una bella lista di 10 algoritmi che oggi dominano il nostro mondo, ne abbiamo scelti quattro e vi rimandiamo al sito per tutti gli altri.

Il PageRank di Google

L’algoritmo che decide in che ordine mostrare i risultati della ricerca. E considerando che Google controlla oltre l’80% del mercato delle ricerche online e che secondo uno studio della società di pubblicità Chitika, i siti oltre il decimo posto vengono raggiunti da meno del 1% del traffico, è abbastanza chiaro che PageRank è uno degli algoritmi più influenti e importanti del mondo. O almeno della rete.
 

Il News Feed di Facebook

Facebook — a differenza di altri social network come Twitter — ha deciso di non mostrare agli utenti tutto quello che i propri contatti pubblicano ma soltanto alcuni aggiornamenti, alcune foto, alcuni link. Quali? Lo decide l’algoritmo in base a una serie di parametri come il numero di commenti, il numero di “Mi piace”, il tipo di post e la persona che ha postato (sì, Facebook sa chi sono i vostri migliori amici). L’algoritmo decide anche quando vedrete un certo post: a meno che non lo impostiate usando la freccina a fianco di “Notizie”, il News Feed vi mostrerà le “notizie principali” e non le più recenti (e anche quando gli chiedete di mostrarvi le più recenti, dopo un po’ Facebook tornerà a mostrarvi quelle “principali”).

L’high frequency trading

La finanza e la borsa non sono più come una volta. Non c’è più qualcuno che alza la mano e urla «compra!» o «vendi!» come in Una poltrona per due, ora tutti si affidano ai computer. E agli algoritmi. Ce ne sono di semplicissimi (ad esempio: se un’azione scende sotto un certo prezzo, compra) e di molto complicati, che prendo in considerazione una quantità di fattori e valori dal mondo reale e acquistano e vendono titoli ad altissima velocità (e per altissima velocità intendiamo millisecondi, non di secondi o minuti). In alcuni casi, è successo ad esempio col Flash Crash del 2010 quando il Dow Jones ha perso il 9% in pochissimi minuti, anche muovendosi in modi non previsti e rischiosi.
 

Il “potrebbe piacerti anche”

Quasi ogni sito che vende qualcosa ne ha uno: è un piccolo box a fianco di ogni prodotto che suggerisce che cos’altro potrebbe piacerti oltre a… Stai ascoltando o comprando un disco dei Nirvana? Potrebbero piacerti anche i Pearl Jam. Stai guardando Friends? Potrebbe piacerti anche How I met your mother. All’apparenza, questi algoritmi non fanno niente di male, consigliano e basta. Ma il rischio è quello di finire, come dice Eli Pariser, in una filter bubble, in cui continuiamo a vedere, ascoltare e leggere cose che rinforzano la nostra visione del mondo e non incontriamo mai qualcosa capace di farci cambiare idea o vedere le cose in modo diverso.

Gli altri 6 algoritmi che governano il mondo sono su io9.com

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