Il balzo del canguro

Il balzo del canguro

Lo zompo, il saltone. Il canguro, anzi: il super-canguro che ha portato d’un balzo 35mila proposte di modifica (su 47mila) a zero, è uno degli ultimi animali che ha fatto la sua comparsa nel Parlamento italiano. Come è evidente, si tratta di una metafora, di un gioco. Anche di un modo abile per mascherare la via di fuga dall’ostruzionismo o anche solo dal dibattito nella creazione di una legge.

Ma visto che se ne parla, è bene allora dire un paio di cose su questo simpatico animale che piace tanto ai bambini e, da poco, ai governanti.

Prima di tutto, il nome: è vero che canguro, che deriva da una parola aborigena australiana (che suona più o meno “kangaroo”), significa “che cosa dici?” No. La storiella gira da tanto tempo. Gli esploratori, appena arrivati in Australia, guardavano con meraviglia il nuovo animale. Stupiti, chiesero a uno del posto, che però non parlava inglese, che animale fosse. La risposta sarebbe stata “kangaroo”, cioè, “non capisco” o “che dici?”, che per errore sarebbe stato creduto il nome dell’animale. Malintesi linguistici? Tutto falso. Non esiste nessuna parola nelle lingue aborigene australiane simile a “canguro” o “ganguro”, come diceva il capitano Cook nel 1770. 

Insomma, il mistero resta aperto. Anche perché, di fronte al canguro, sia Renzi che Berlusconi si sono capiti benissimo.

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