La Lega sfida il Papa: il sogno di una chiesa del Nord

La Lega sfida il Papa: il sogno di una chiesa del Nord

Un cristianesimo di stampo leghista, quasi un’altra Chiesa rispetto a quella di Roma. È questo il sogno, ormai nemmeno tanto velato, al quale lavora discretamente la Lega Nord. È l’idea di un cattolicesimo fortemente ancorato alla tradizione, preconciliare, controriformista, in cui la fede torna ad essere cuore di un’identità europea che si contrappone alle altre. È la religione-ideologia di cui ha bisogno oggi il Carroccio per dare radici alla propria visione politica e per smentire chi accusa il leghismo di fare rima solo con egoismo e razzismo. Finiti i tempi neopaganeggianti e un po’ guasconi dei Celti e del dio-Po con relative ampolle, e degli elmi alla vichinga – Umberto Bossi era l’artefice di queste trovate nel periodo ruggente della Lega – adesso è l’ora di Lepanto, della grande battaglia vinta dai veneziani e gli spagnoli contro l’impero Ottomano nel 1571; l’islam del resto è alle porte, questo almeno l’allarme sparso dai leghisti a gran voce  – «abbiamo bisogno di una nova Lepanto», tuonò tempo fa il deputato leghista Simonetti. Gli orrori commessi dal Califfato in Medio Oriente e il terrorismo fondamentalista insomma danno spessore ideologico al rifiuto dell’immigrazione come ai sentimenti xenofobi. 

E d’altro canto su questi temi la Lega Nord ha un conto aperto da lungo tempo con la Chiesa: l’impegno di tanti preti, religiose e vescovi in favore dell’accoglienza degli immigrati, le denunce dei pontefici per le morti in mare, la richiesta di rispetto dei diritti umani, il tentativo di allargare la cittadinanza almeno ai figli di quanti vivono e lavorano in Italia da anni, rappresentano altrettanti punti sensibili di una polemica sempre aperta. E d’altro canto La Lega ha costruito una parte significativa a del proprio consenso proprio sul rifiuto dell’immigrazione senza mediazioni di sorta; una strategia portata avanti testardamente e con successo da almeno un trentennio, da quando cioè il fenomeno migratorio è diventato stabile e irreversibile. 

E così, a ondate, i leghisti hanno attaccato la Cei, la Caritas o la comunità di Sant’Egidio – colpevoli, le ultime due, della suprema onta di difendere i rom – fino agli ultimi tempi quando Matteo Salvini rompendo gli indugi ha preso di mira papa Francesco all’indomani dei sanguinosi attentati di Parigi: «Il Papa sbaglia a promuovere il dialogo con l’Islam», ha detto il leader leghista, che poi ha aggiunto: «Va bene la pace, ma sei il portavoce dei cattolici, preoccupati di chi ti sta sterminando in giro per il mondo».  L’affondo di Salvini non è stato casuale o frutto dell’improvvisazione. Da molti anni ormai i leghisti dialogano e si alleano con i settori ultratradizionalisti del cattolicesimo, quelli sempre a cavallo fra disconoscimento della Santa Sede e del papa e una permanenza incerta all’interno della Chiesa di Roma nonostante tutto. Paramenti ridondanti, liturgie antiche e retoriche, l’uso del latino, la rivisitazione teologica in chiave integralista della fede: sono questi alcuni degli strumenti su cui si basa una linea di tendenza del cristianesimo contemporaneo in Italia e in Europa che non di rado, inoltre, assume alcuni temi etici – per esempio il no al riconoscimento delle unioni omosessuali  – con toni virulenti e aggressivi (si pensi al recente convegno in difesa della famiglia tradizionale organizzato a Milano dalla Regione e da alcune associazioni cattoliche tradizionaliste, interne però alla Chiesa).  

Radio Padania da diverso tempo percorre questa strada dando voce ai sacerdoti lefebvriani, trasmettendo la messa dal priorato di Rimini, cioè da una delle sedi italiane della Fraternità di San Pio X, l’organizzazione fondata dallo scomunicato monsignor Marcel Lefebvre i cui eredi sono oggi guidati da monsignor Bernard Fellay; la Fraternità ha il proprio  quartier generale ad Econe, in Svizzera, e ha collegamenti con la Francia e l’Italia. E così se la Lega nord guarda a queste correnti quasi eretiche del cattolicesimo, con papa Francesco non poteva che essere scontro aperto: l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, lo stesso concetto di libertà religiosa in cui tutte le fedi sono rispettate, sono concetti insopportabili per i dirigenti in camicia verde e  per una parte almeno del popolo che li segue. 

È in questo contesto che va inquadrata, fra l’altro, la recentissima legge regionale della Lombardia che impone forti limitazioni alla costruzione di moschee e di altri luoghi di culto, il provvedimento è stato varato da una giunta non a caso guidata dal leghista della prima ora Roberto Maroni, La curia di Milano ha preso subito le distanze dall’iniziativa pur non conoscendone ancora i particolari legislativi in quanto «vista la rilevanza e la delicatezza del tema, occorre giungere alla costruzione di questi strumenti legislativi in modo meno frammentario e precipitoso, per non produrre effetti che vadano al di là delle intenzioni di chi li propone». Radio Padania salutava invece la legge in questo modo:  «Pur garantendo la libertà di culto la Lombardia dà un segnale importante soprattutto alla luce dei fatti di Parigi e delle orribili notizie che arrivano quotidianamente dall’autoproclamato Califfato Islamico. Non siamo infatti più disponibili ad arretrare ne a ceder nulla ad una cultura che, anche nei suoi aspetti più moderati , molte volte è incompatibile con i principi fondativi della nostra civiltà europea». 

Vedremo più avanti se i parametri costituzionali sono rispettati. Nel concreto la norma moltiplica vincoli burocratici e amministrativi tali da rendere difficile la costruzione di un qualsiasi tempio religioso che non sia una chiesa, per questo hanno protestato diverse confessioni religiose ben oltre ai musulmani. Conseguenza quasi inevitabile di una simile politica è la proliferazione di centri islamici e moschee clandestine. E d’altro canto – su un piano più generale –  va sottolineato che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sulla libertà religiosa (l’ultimo a provarci è stato Beppe Pisanu) che, al contrario, consentirebbe l’instaurarsi di rapporti ufficiali e stabili con i vari gruppi religiosi e di decidere le modalità di costruzione di luoghi di culto e la loro gestione

Ma così vanno le cose. E del resto il leghismo-crociato guarda ormai anche oltrefrontiera, a Marine Le Pen in primo luogo e al suo Front National, a alla battaglia anti-immigrazione ingaggiata  in Francia. E poi c’è l’Ungheria cristianissima e di estrema destra di Viktor Orban, che dell’identità cristiana ha fatto una bandiera inattaccabile e l’ha messa nella costituzione. Il progetto leghista ha dunque un ambito europeo, più continentale che non semplicemente ‘indipendentista’ alla scozzese; ma su questa strada, in Italia in particolare, si torva a dover fare i conti anche la Chiesa e il Papa.  Gran parte dei vescovi, pure quelli considerati conservatori, sono contrari all’estremismo leghista, ma ci sono alcune eccezioni. In Italia, per esempio, un ruolo è stato giocato dal vescovo ligure di Albenga-Imperia, monsignor Mario Oliveri, di recente affiancato da un coadiutore, una sorta di tutor voluto dal papa (monsignor Guglielmo Borghetti) che prima o poi sostituirà Oliveri. Quest’ultimo, nel corso di 24 anni (da tanto è alla guida della diocesi) ha allevato un clero fortemente tradizionalista, spesso non in linea con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, da qualcuno definito “oscurantista”; di enclave come queste ne esistono anche altre in Italia. 

Così avviene che un fenomeno interno alla Chiesa o ai suoi confini, s’incontri con una tendenza politica ormai consistente a livello europeo e che si sta materializzando sempre di più in questi nazionalismi identitari, xenofobi – a volte dichiaratamente razzisti –  portatori di un cristianesimo spurio, più legato a questione ideologiche che al messaggio evangelico. Nascerà da tutto questo uno scisma? Forse i tempi sono prematuri, ma di certo la ‘croce’ è oramai parte costitutiva dell’immaginario leghista come dei movimenti suoi alleati: segno di identità, suggestione medioevale, affermazione comunitaria contro ogni diversità. E’ uniformità che si contrappone alla varietà e alla ricchezza della famiglia umana. E tuttavia è lungo questo crinale ideologico che oggi si va costituendo un’opposizione attiva al magistero del papa e della Chiesa.