«Le Pen? È moderata». Parlano gli islamofobi francesi

«Le Pen? È moderata». Parlano gli islamofobi francesi

Da una parte i milioni in piazza a Parigi, tra République e Bastille, quelli della Marcia Repubblicana per gridare «Je suis Charlie». Dall’altra la Francia identitaria, sovranista, frontierista: un blocco sociale, culturale e politico sintetizzato più comunemente con l’etichetta “Néo-Réac”, formula spesa ad esempio per i manifestanti cattolici e conservatori che si opponevano al Mariage pour Tous socialista.

L’attentato del 7 gennaio alla sede della rivista satirica Charlie Hebdo, così come quello al supermercato kasher di Porte de Vincennes, ha fatto riemergere un’altra variante del popolo en colère sotto la presidenza di François Hollande: l’ostilità all’Islam e la rilettura della laicità, tradizionale perno della convivenza civile transalpina, in chiave anti-musulmana.

Sarà questo il leitmotiv della manifestazione “Islamistes Hors de France”, prevista per domenica 18 gennaio e organizzata dal sito Riposte La ïque. Il sito è nato nel 2007 dalla scissione tra ResPublica – rivista online francese della sinistra altermondialista – e il suo braccio associativo “Résistance Républicaine”.

L’approdo islamofobo dei suoi fondatori ha permesso la convergenza tra Riposte Laïque e la destra radicale anti-europea e regionalista, coagulata in gruppi come “Bloc Identitaire”. L’imminente rassemblement ha degli obiettivi ben definiti, come ci ha illustrato la co-presidente del giornale Christine Tasin, ex insegnante di lettere classiche, con all’attivo una condanna per incitamento all’odio razziale dopo aver pubblicamente definito l’Islam una «saloperie» (“porcheria”).

«La nostra parola d’ordine è: gli islamisti fuori esclama Tasin – Chiediamo al governo di cacciare i jihadisti dopo quanto successo a Charlie Hebdo. Occorre svuotare le nostre prigioni dai fondamentalisti secondo il principio della doppia pena: carcere ed esplusione. Setacciare quello che avviene nelle moschee, che spesso non sono altro che riunioni di fondamentalisti. Come fare? Identificando gli imam e coloro che incitano i fedeli alla violenza, come Al-Qaradawi, la cui opera è disponibile perfino presso l’Istituto del Mondo Arabo di Parigi».

Su quest’ultimo, 88enne teologo egiziano vicino ai Fratelli Musulmani – nonché animatore di un programma su Al Jazeera seguito nel mondo arabo da milioni di persone – pende un mandato di arresto internazionale, su richiesta dell’Egitto, per istigazione all’omicidio e al vandalismo; fu però lo stesso Qaradawi ad affermare, in un’intervista a Le Monde del 2006, che la Sharia «Non è incompatibile con la democrazia».

Il rifiuto dell’Islam moderato

Secondo Riposte Laïque, la questione del rischio “amalgama” tra Islam moderato e radicale riemersa dopo i fatti di Parigi non si pone. Una simile separazione, affermano, non può esistere: «L’islamismo è l’applicazione della Sunna (“pratica” in arabo, raccolta di regole della comunità basate sui detti di Maometto, ndr) e un autentico musulmano è tenuto ad applicare i suoi precetti. Si può dire quindi che l’islamismo non è altro che l’Islam in azione».

Riposte La ï que , in questo senso, si inserisce nel solco tracciato dal giornalista Eric Zemmour, autore del recente best-seller Il suicidio francese (2014). Nel pamphlet, il controverso editorialista di Le Figaro enumera fatti e atti che avrebbero portato al declino della Francia negli ultimi quarant’anni: su tutti, le politiche migratorie e in particolare i ricongiungimenti familiari, che secondo i populisti transalpini sarebbero all’origine della presunta egemonia degli integralisti nelle periferie.

All’interno del mondo musulmano, i salafiti (da salaf – “antenati”) – suffragati e finanziati soprattutto dall’Arabia Saudita – sono fautori di un’interpretazione rigorista dei testi sacri e si contrappone a molte forme di modernizzazione o democratizzazione. «In Francia, sotto la loro pressione, i fedeli cercano a formare i giovani e le nuove generazioni», sostiene Tasin, alludendo proprio allo spauracchio dell’Islamisation in atto nelle banlieues e in particolare nel 18° arrondissement della capitale, teatro nel 2010 del provocatorio Apéro Saucisson-Pinard (“aperitivo salsiccia-vino”) di protesta “anti-Halal” organizzato in tandem con Bloc Identitaire.

Malgrado le diverse anime del mondo musulmano, per Tasin «esiste un solo Islam. Il Corano fu dichiarato immutabile nel IX secolo, quando vennero abrogati i versetti più edulcorati».

L’asse con Pegida

La piazza di Riposte Laïque risponde idealmente “presente” a quella sviluppatasi a fine 2014 in Germania, con la crescita delmovimento anti-immigrati Pegida (sigla dal tedesco Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes, cioè “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente”), condannato da quasi tutti i partiti tedeschi oltre che dalle associazioni antirazziste.

Il 12 gennaio, i leader di Riposte Laïque erano a Düsseldorf per manifestare insieme: «Abbiamo portato la voce della Francia e abbiamo osservato insieme un minuto di raccoglimento per gli attentati di Parigi – afferma Christine Tasin – Melanie Dimmler, giornalista e rappresentante di Pegida, sarà con noi domenica prossima». All’incontro dovrebbe prender parte anche Renaud Camus, scrittore e teorico del “Grand Remplacement”, secondo il quale il boom migratorio e demografico delle popolazioni di origine arabo-musulmana è destinato a sostituire progressivamente quelle europee autoctone. Una tesi che persino la leader del Front National Marine Le Pen aveva definito «Ai limiti del complottismo».

Islam e lacità

Laddove Pegida fa ricorso a simboli della cristianità per rafforzare la sua propaganda, la marcia anti-Islam dei “cugini” francesi si svolgerà all’insegna della laicità. «La religione deve adattarsi alle leggi repubblicane – argomenta Tasin – cosa che non accade nel caso dell’Islam […]. Ha mai visto un cristiano mettere una bomba per protestare contro la legislazione sull’aborto? Lo stesso vale per gli ebrei, che non reclamano cibo kasher nelle mense scolastiche» (l’affermazione di Tasin dimentica, ad esempio, i molti casi di violenza contro medici e cliniche che praticavano l’aborto avvenuti principalmente negli Stati Uniti a partire dagli anni Ottanta).

Le rivendicazioni dei musulmani di Francia sono al centro di un vivace dibattito sul comunitarismo e la crisi del modello assimilazionista nell’Esagono: «L’Islam viene chiamata religione a torto: è un sistema politico […]. Pensiamo ad Erdogan, quando voleva istaurare la Sharia in Turchia nel 2001, o al re del Marocco Hassan II, che in un’intervista fu chiarissimo nel dire che un musulmano non può essere laico. L’Imam di Tolosa aveva addirittura esortato i fedeli, in un video, a non rivolgersi ai miscredenti che praticano il Natale. Tutto ciò è in violazione della Legge del 1905 (sulla separazione tra Stato e confessioni religiose, ndr) che all’art. 35 vieta ai ministri del culto di incitare alla violazione delle leggi nazionali o sollevare i fedeli contro altri cittadini […]. L’identità di musulmano è incompatibile con quella di cittadino francese. Ai cittadini di tale fede si deve chiedere di scegliere tra Islam e la Francia, rinunciare al velo, rinunciare all’halal, pregare a casa loro».

In nome della lotta al radicalismo, Riposte Laïque arriva a mettere in discussione il principio della libertà di culto: «Serve una commissione parlamentare, come quella allestita sulla questione del velo, che si esprima sulle conseguenze positive o negative della presenza delle moschee sul nostro territorio […]. Conoscevo donne che venivano alle riunioni di quartiere e ora, da quando frequentano la moschea, non hanno più diritto di uscire. Gli uomini che prima indossavano jeans ora vestono kami. Chiediamo una moratoria sulla costruzione di nuovi centri».

Le radici e i referenti politici

Nella Francia cosmopolita, multietnica e droitdelhommiste, a colpire è l’apparente trasversalità della corrente anti-musulmana, che non si limita a fagocitare personalità o corpuscoli dell’estrema destra. « Riposte Laïque è una rivista legata all’organizzazione di Résistance Républicaine, di cui sono presidente. Tutti coloro che partecipano alla nostra attività lottano contro l’islamismo quale che sia la loro provenienza. Tra di noi ci sono persone di origine ebrea, musulmana e cristiana, patrioti che vengono da esperienze di destra e di sinistra», sottolinea Tasin, con un passato nel Movimento Repubblicano e Cittadino fondato dall’ex ministro socialista Jean-Pierre Chevènement.

Tra i “compagni di viaggio” dell’accademica figurano anche la femminista Anne Zelenski, co-fondatrice con Simone De Beauvoir della Lega per i Diritti delle Donne, e l’ex delegato CGT Pierre Cassen.

Uno degli argomenti maggiormente utilizzati dalla vague identitaria, peraltro, è l’esegesi in chiave anti-Islam dello storico segretario del Partito Comunista Francese George Marchais, in particolare l’interpretazione della lettera al rettore della moschea di Parigi del 1981 in cui esortava ad «arrestare i flussi migratori». Un punto, sollevato da Zemmour e dal filosofo di origini ebraiche Alain Finkielkraut, che risulta funzionale alla politica del “nuovo” Front National ni droite ni gauche, nelle cui file è presente un altro ex “insospettabile” come l’ex fondatore di Reporters sans frontières Robert Ménard, attuale sindaco di Béziers.

A dispetto della pluralità di esperienze politiche al loro interno, formazioni come Riposte Laïque sono dunque riconducibili ad un più ampio brodo di cultura da cui il Front National può attingere per la sua crescita elettorale.

Per ora, tuttavia, nessun esplicito endorsement ai “Bleu Marine”, così come il FN si è ben guardato dal patrocinare simili iniziative (come dichiarò lo stesso leader di Bloc Identitaire a L’Express, «Sulla famiglia possiamo mobilitare migliaia di persone, ma sull’Islam è più rischioso per l’immagine»). Tasin conferma e rilancia: «Non abbiamo nessun referente politico. Marine Le Pen non ha il nostro discorso sull’Islam, siamo delusi dalle sue posizioni». Decisamente troppo morbide per chi non ha reticenze nel sentenziare che «l’Islam è una dottrina e non una persona. Mi considero islamofoba e ne vado fiera, è pienamente legittimo. Diciamo che si tratta di una legittima sfiducia».

Niccolò Inches (Twitter: @niccolink)