Renzi rischia tutto (ma la partita non è ancora finita)

Renzi rischia tutto (ma la partita non è ancora finita)

La sfida di Matteo Renzi è lanciata. La candidatura di Sergio Mattarella al Quirinale è una scommessa del presidente del Consiglio e in ballo non c’è solo il nome del successore di Giorgio Napolitano. La partita del Colle è destinata a rivoluzionare gli equilibri politici. In poche poche ore l’ex sindaco rottamatore è riuscito a ricompattare il Partito democratico e dividere il fronte del centrodestra. Ha individuato un presidente della Repubblica tutt’altro che ostile al suo esecutivo e messo con le spalle al muro l’ingombrante co-protagonista del Patto del Nazareno. E non è neppure detto che il percorso delle riforme inaugurato dal suo governo sia definitivamente arenato. Renzi non ha ancora vinto, certo. Decisivi saranno voti dell’Aula e l’elezione di Sergio Mattarella al Colle. Ma a giudicare dalle premesse, il premier sembra aver giocato bene le sue carte. 

La scelta di Mattarella ha una prima, evidente, conseguenza. Il presidente del Consiglio ha ricompattato il Partito democratico. Dopo la spaccatura sulle riforme e le polemiche con la minoranza interna, il risultato non era affatto scontato. Nel giro di poche ore i più fieri oppositori interni rendono omaggio al segretario. Da Francesco Boccia a Stefano Fassina, alla fine persino Pippo Civati ammette che dal quarto scrutinio voterà il presidente individuato da Renzi. In Transatlantico l’ex segretario Pierluigi Bersani prova a fare il pontiere tra le varie anime del partito. Incredibilmente anche Enrico Letta, scomparso dai radar dopo l’avvicendamento a Palzzo Chigi, torna a farsi sentire e ammette che stavolta «il metodo renziano sembra funzionare».

Ma la candidatura di Mattarella finisce anche per spaccare il centrodestra. In vista del voto per il Quirinale, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano erano tornati a sentirsi. Per la prima volta dopo la scissione del Nuovo Centrodestra, i vecchi alleati erano tornati a fare fronte comune. Una cabina di regia destinata individuare un comune candidato al Colle. E, forse, a dare vita a una rinnovata intesa politica. Adesso la scelta del presidente del Consiglio rimette tutto in discussione. Tra Berlusconi e Alfano tornano le diffidenze, i timori reciproci di essere scaricati. E anche all’interno dei due partiti diventa difficile trovare una linea condivisa. Il nome del democristiano Mattarella divide. Agli irriducibili oppositori di Renzi si contrappone chi, già in queste ore, si affretta a promettere lealtà al governo. Primo tra tutti proprio Alfano, che già ieri metteva al riparo il destino dell’esecutivo dalle polemiche legate al Quirinale. 

E intanto Renzi punta su un presidente della Repubblica a lui congeniale. I due non sono affatto vicini, raccontano. Eppure è evidente che il candidato scelto sia tutt’altro che ostile. Una figura di grande rilievo, peraltro. Se davvero Mattarella salirà al Colle, il legame con Renzi sarà innegabile. Il presidente del Consiglio lo ha individuato tra tanti aspiranti. Ha fatto il suo nome con convinzione, senza proporre alternative. Ha puntato tutto su di lui, imponendolo ad alleati e avversari. Intendiamoci, sarebbe scorretto parlare di debito di riconoscenza. Ma è comunque difficile immaginare un presidente della Repubblica deciso a mettere i bastoni tra le ruote del governo. 

Intanto l’operazione riabilita la figura di Matteo Renzi agli occhi di chi ironizzava sui suoi rapporti con Silvio Berlusconi. Per mesi il premier è stato accusato di aver rimesso l’ex Cavaliere al centro della scena. Di avergli restituito visibilità, dopo che l’allontanamento dal Parlamento per effetto della legge Severino aveva relegato il leader di Forza Italia i margini degli equilibri politici. Adesso sarà difficile continuare a sospettare. La scelta di candidare Sergio Mattarella mette Berlusconi con le spalle al muro. Tanto da insinuare il dubbio, tra i forzisti, di aver preso «una fregatura».

Sullo sfondo resta il proseguimento della legislatura. Candidando Mattarella, Renzi mette in discussione il Patto del Nazareno. L’intesa con Forza Italia sulle riforme adesso vacilla. Eppure, forse, da quell’accordo il premier ha già ottenuto quello che voleva. La legge elettorale è stata appena approvata al Senato (e adesso si capisce perché il premier avesse tanta fretta di arrivare al voto). Il discusso Italicum ha superato indenne la prova di Palazzo Madama, dove pure la maggioranza poteva contare su numeri risicati. Insomma, lo scoglio principale è già stato aggirato. E poi, chi ha detto che Forza Italia adesso si sfilerà? Per ora il partito di Silvio Berlusconi ha deciso di non sostenere Sergio Mattarella al Quirinale, ma lo strappo deve essere ancora consumato. A Palazzo Chigi confidano ancora in qualche “ripensamento” del leader forzista. 

La scommessa è rischio, ma Renzi è convinto di poterla vincere. Se tutto andrà secondo le aspettative, l’elezione del presidente della Repubblica finirà per rafforzare il presidente del Consiglio e il suo governo. Il premier si gioca tutto. Sembra di rivederlo poco più che ventenne alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno, in una storica puntata dello show televisivo ripescata qualche tempo fa dalle teche Mediaset. L’unico pericolo riguarda proprio il destino di Mattarella. I numeri per la sua salita al Colle ci sono, dalle parti di Palazzo Chigi si respira un discreto ottimismo. Ma il voto segreto non ammette certezze. Se sabato mattina l’ex ministro Dc dovesse finire impallinato nel segreto dell’urna, lo scenario è destinato a cambiare radicalmente. Rotta la trama disegnata da Matteo Renzi, a quel punto nessuno può davvero dire cosa succederà.

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