Rotondi: “Se Renzi prende il Colle ha in mano tutto”

Rotondi: “Se Renzi prende il Colle ha in mano tutto”

«Al Quirinale io tifo per un democristiano, questo è chiaro». Gianfranco Rotondi non si smentisce. La vita politica dell’ex ministro si snoda all’ombra della Balena bianca: dalla Dc al Ppi, fino all’Udc e all’approdo nel Popolo della Libertà. E proprio lo scudo crociato diventa la metafora perfetta per raccontare il percorso di avvicinamento all’elezione del presidente della Repubblica. «Il mio candidato è Gerardo Bianco – ammette l’esponente di Forza Italia – ne ho parlato con Berlusconi, sarebbe perfetto per il Colle». Peccato che il premier sembra aver già deciso. «Renzi ha in mente un suo fiduciario – racconta Rotondi – Perché dopo il Partito democratico e il governo vuole guidare anche il Quirinale. Ma così rischia la sindrome Fanfani. Era uno statista che voleva tutto, specie in occasione delle campagne quirinalizie. Proprio allora, però, incorreva in rovinose cadute». Berlusconi? «Se non avesse sottoscritto il Patto del Nazareno sarebbe in testa nei sondaggi. Ma ha preferito sacrificarsi per le riforme». Intanto però Forza Italia rischia di implodere. «Mi sento come Andreotti con i dorotei – cita a memoria Rotondi – Credo che alla fine rimarrò l’unico forzista, senza esserlo mai stato». Ma la stima per l’ex Cavaliere resta immutata. «Se Renzi e Salvini studiano notte e giorno possono diventare dei buoni dirigenti politici, come Sandro Bondi. Ma di Berlusconi ce n’è solo uno». 

Onorevole Rotondi, secondo lei Renzi ha già in mente il nome del prossimo presidente della Repubblica?
Un nome ce l’ha in mente, ne sono convinto. Il premier lo conosco bene e lo seguo da tempo. Mi considero un renzologo. Anzi, sono orgoglioso di aver colto le potenzialità del personaggio prima di tutti. Quando vinse le primarie per candidarsi a sindaco di Firenze, dichiarai alle agenzie: “Altro che incidente di percorso, questo giovane diventerà il leader del centrosinistra”. 

E secondo lei ha già trovato il successore di Giorgio Napolitano.
Certo, ha individuato un suo fiduciario. Perché Renzi vuole l’interim del Quirinale. Lui guida già il governo e il suo partito. Con il Patto del Nazareno, di fatto, ha anche la guida delle opposizioni. Gli manca giusto il Colle, dove per età non può ancora insediarsi. 

Va bene la strategia di Renzi, ma l’elezione del Quirinale non è uno scherzo. Il voto segreto non presenta incognite?
Credo di sì. A mio avviso Renzi rischia la sindrome Fanfani. Vede, il presidente del Consiglio e il ministro Maria Elena Boschi hanno rivelato di ammirare l’ex segretario Dc. E la cosa mi commuove, visto che lo considero un dei più grandi statisti italiani. Il timore è che l’ammirazione si trasformi in emulazione. E che assieme alle irresistibili ascese di Fanfani, il premier possa ereditare anche le sue rovinose cadute. Fanfani cadeva quando voleva tutto, specie durante le campagne quirinalizie. Non vorrei che capitasse anche a Renzi…

In molti ritengono che stavolta al Colle dovrà salire un democristiano.
Raramente la Democrazia Cristiana ha controllato sia Palazzo Chigi che il Quirinale. Proprio adesso che si profila un presidente Dc, però, si conferma il teorema di chi è convinto che moriremo tutti democristiani. 

Per il Quirinale si parla molto di Sergio Mattarella, che ne pensa?
Una figura specchiata e di grande valore. Ma personalmente preferisco Gerardo Bianco. Come Romano Prodi può essere considerato uno dei fondatori dell’Ulivo, ma al contrario del Professore non può essere accusato di antiberlusconismo. Personalmente consiglierei a Renzi di pensarci. Il profilo è adatto: un leader organico all’Ulivo, scolorito il giusto, perché fuori dai giochi da diverso tempo. Insomma, incapace di fargli ombra. Non solo. Secondo me Bianco sarebbe anche disposto a dimettersi al termine del percorso delle riforme. Le rivelo una cosa: della candidatura di Bianco ho parlato anche con Silvio Berlusconi, che nei suoi confronti ha un rispetto assoluto. Purtroppo la prima indicazione spetta a Renzi. E tra i nomi che Renzi propone Bianco non c’è. 

E Pierferdinando Casini come presidente le piacerebbe?
E come non mi piacerebbe…  Guardi, io tifo per un democristiano. Con me questi candidati sfondano una porta aperta.

Nonostante i sondaggi negativi, intanto, Silvio Berlusconi resta un interlocutore privilegiato nella scelta del presidente.
Finché Berlusconi parla, non si potrà prescindere dalla sua opinione. E senza il Patto del Nazareno oggi sarebbe in cima a tutti i sondaggi. Ne sono convinto, se avesse impiegato l’anno appena trascorso a fare opposizione al governo, le percentuali sarebbero molto diverse. Ma Silvio Berlusconi crede a quello che dice, in pubblico come in privato. Lui attribuisce il fallimento dei nostri governi al sistema istituzionale ingessato e al bicameralismo. Tutti fattori che adesso la grande riforma può rimettere in discussione. Ecco perché ha scelto di penalizzare il suo partito pur di dare vita a questi provvedimenti. Berlusconi non crede in Renzi, crede nelle riforme. 

Qualcuno immagina che il Patto del Nazareno possa portare anche altri vantaggi.
Berlusconi aspira a riconquistare la piena agibilità politica, certo. Ma il Patto del Nazareno non serve a questo. Con i suoi avvocati ha già individuato un percorso che presto porterà delle sorprese. Dall’Europa potrebbe arrivare una risposta clamorosa.

Intanto Forza Italia si divide sulla linea da tenere nei confronti del governo.
Il partito lo seguo fino a un certo punto. Ho sempre goduto di una certa autonomia, fin da quando sono entrato nel Popolo della Libertà con la mia Dc. Certo, vedo che si stanno dilaniando. E mi torna in mente Giulio Andreotti. Una volta siglò un’intesa con i dorotei, che subito dopo iniziarono a discutere e dividersi. “Stai a vedere – disse – che alla fine rimarrò l’unico doroteo senza esserlo mai stato”. Ecco, a volte anche io temo di rimanere l’ultimo forzista senza esserlo mai stato. 

Intanto su Berlusconi incombe la figura di Matteo Salvini.
Salvini e Renzi, se studiano giorno e notte, diventeranno bravi come Sandro Bondi.  Oppure come Angelino Alfano e Giovanni Toti. Sono tutti bravissimi dirigenti politici, ma di Silvio Berlusconi ce n’è soltanto uno. Alcuni dicono per fortuna…

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