Si ritrovano su una spiaggia vicino Sydney dopo vent’anni dai tempi delle elementari in Penisola Sorrentina, e quasi non ci credono. Ma forse non è solo un caso, forse è il segno che bisogna fare qualcosa insieme. E così Marco e Luigi, parlando parlando, trafficando col ricordo di quella pasta, di quel vino, di quei sapori, di un Sud che è terra problematica (entrambi sono andati via) almeno quanto suggestiva, mischiando le esperienze nel settore turistico (Marco) e le conoscenze informatiche (Luigi), partoriscono l’idea di portare il gusto del Sud a chiunque lo cerchi, in qualunque parte del mondo, selezionando i prodotti migliori di piccole e medie imprese, a prezzi accessibili. Tempo due anni di preparazione e studio e messa a punto, ed ecco Sud Bazàr, piccola Amazon dell’enogastronomia meridionale.
Lanciato a novembre scorso al Web Summit di Dublino, il sito di e-commerce, che è anche veicolo di una cultura alimentare territoriale che ha pochi eguali nel mondo, ha riscosso subito immediato riscontro, da molte parti del mondo, specie dall’area anglosassone (il sito è in inglese e in italiano, ma presto ci saranno anche altre lingue). La start-up è nella fase di ricerca di investitori. Ma intanto il motore gira sulle richieste che piovono dall’Italia e dall’estero: il sito si rivolge a 70 Paesi, europei e non.
Ne parliamo, sul filo ribaltato dell’orario tra l’Italia e l’Australia, con Marco Cocurullo, uno dei due fondatori, che a Sydney vive da anni. Ha poco più di trent’anni, la cittadinanza australiana, una moglie australiana, due figli nati agli Antipodi. Lascia il posto di general manager di un hotel nel centro della metropoli, e con Sud Bazàr, di cui è amministratore delegato, decide di rimettere i piedi in Italia e per essere ancora più convinto prende in gestione un hotel in Penisola Sorrentina. Ora vive i quattro mesi di freddo italiano (e chiusura alberghiera) a Sydney e il resto dell’anno sul golfo di Napoli. Perché tornare in Italia, e perché a Sud? «Intanto perché, dopo molte verifiche in molti anni all’estero, il mondo ha voglia di prodotti italiani, e nel settore agroalimentare il Mezzogiorno ha una qualità tale da poter vincere ogni sfida. Inoltre non c’è soltanto la qualità del gusto, ma anche ciò che il gusto rappresenta: e cioè i luoghi, una storia, uno stile di vita, di cui molti popoli stranieri sono innamorati. È da queste considerazioni che è nata l’idea di portare, attraverso Internet, nelle case di chiunque sul pianeta i prodotti che non sono certo accessibili ovunque con i tradizionali canali di distribuzione. Abbiamo così studiato una piattaforma che presentasse al meglio i prodotti che offriamo e fosse facile da usare, grazie alle conoscenze dell’altro fondatore, Luigi Laezza, che vive a Londra dove lavora in un’azienda che sviluppa siti web. Sud Bazàr nasce così».
Al momento ci sono circa un migliaio di prodotti offerti, con l’obiettivo di raddoppiare la gamma entro la fine dell’anno. Il portale è diviso in quattro aree: alimenti, vini, liquori, stili di vita. Lavorano all’impresa una decina di persone, tutte under 35, divise tra la sede di Massa Lubrense e il cuore logistico a Piano di Sorrento. Il catalogo è ricco: vari tipi di pesce lavorato e conservato sott’olio, le creme e le conserve, le paste artigianali tra pennoni, ziti corti, spaghetti e decine di formati ancora, e i rossi e i bianchi e i limoncelli e gli amari, le marmellate le spezie e i dessert, fino ai formaggi freschi con in cima la mozzarella, attrazione fatale in ogni dove. Grazie a un accordo con la Dhl, le consegne avvengono nelle 24/48 ore successive all’ordine. Accurata la scelta dei prodotti offerti, il cui trattamento commerciale è lavorato da Sud Bazàr: dal marketing al packaging, passando per le presentazioni e le descrizioni, fino alle traduzioni. L’investimento è stato finora sotto i 100mila euro, senza contare il lavoro non retribuito dei due fondatori nella lunga preparazione.
«In Italia registriamo un ritardo notevole sul fronte dell’e-commerce – spiega Cocurullo – In Gran Bretagna il mercato degli acquisiti online vale 10 volte il nostro, ed è per quello che stiamo avendo una certa attenzione da lì. Senza contare che portiamo in giro prodotti sostanzialmente introvabili, e non tanto per la distanza ma proprio per le caratteristiche del mercato, che non è affatto così libero come potrebbe sembrare: in Australia la distribuzione è praticamente in mano a due grandi monopolisti, Coles e Woolworths, per cui certi prodotti italiani di qualità arrivano attraverso importatori, ma per i ristoranti, non per la gente normale. In più ci sono varie barriere, per esempio doganali: è per questo che stiamo pensando di creare una nostra piattaforma lì, così da lavorare gli ordini direttamente. Ma anche gli Usa sono difficili: ora col nuovo trattato del commercio estero le restrizioni saranno finalmente superate, si spera… Alla fine la vecchia cara Europa conserva sempre i suoi grandi vantaggi».
Marco Cocurullo, co-fondatore di Sud Bazàr
Ma le prime grosse difficoltà ci sono in patria, e arrivano dalle istituzioni, non tanto per quello che fanno, ma per quello che non fanno. «In Italia pare sempre di vivere con il blocco: la tempistica lentissima degli enti nel rispondere alle tue necessità, per l’albergo sto aspettando da un anno dalla Soprintendenza [di capire] se posso mettere o no un sistema fotovoltaico. Per non dire che non dappertutto arriva Internet. E la tassazione che non colpisce l’utile, come è giusto che sia, ma il fatturato, che è una follia e che all’estero sarebbe incomprensibile. Purtroppo lo Stato in troppe sue parti non ha ancora assimilato l’idea che il mondo è globalizzato e che appena fuori dai nostri confini si corre mentre noi ce la prendiamo troppo comoda. Un imprenditore, specie se giovane, paga una lentezza che non è sua, e questo può essere frustrante. C’è come un senso di diffidenza e perfino di avversità verso il nuovo, e questo lo vedo anche rapportandomi con alcuni produttori, che non capiscono la potenzialità di aprire il mercato per la propria merce: più che fare gli imprenditori fanno i padroncini, nel loro piccolo recinto, tra l’altro in eterna competizione fra loro, senza volere fare massa critica».
Insomma tante difficoltà, «ma chissà, forse è proprio per questo che i nostri giovani meridionali sono i migliori del mondo, abituati a tali ostacoli che quando competono con i coetanei esteri viaggiano con una marcia in più. L’idea di investire è anche basata su queste potenzialità che ci sono. Forse la politica dovrebbe avere una maggiore sensibilità verso questo patrimonio. Peraltro sostenere molte di queste attività produttive, mi riferisco alle aziende come quelle con cui lavoriamo, ha anche un valore associato enorme, non ultimo mantenere vivo e sano un territorio, garantendo sicurezza ed economia. Ma per fare questo occorre cambiare verso su molti punti». Cambiare verso: è la missione che si è dato Renzi. Si riconosce? «Non si parla delle persone, ma dei risultati, se arrivano. Di sicuro c’è bisogno di un cambiamento, di svecchiare, il che non significa perdere la tradizione, ma sradicare le rendite che ci paralizzano. Tenendo presente un punto sopra tutto: che si cresce solo col lavoro, e si lavora solo se un imprenditore può aprire un’azienda e quindi assumere delle persone, e portarla avanti… Il resto sono chiacchiere».