Terremoto in Magistratura Indipendente: Davigo lascia

Terremoto in Magistratura Indipendente: Davigo lascia

Quello appena concluso è stato un fine settimana bollente per i magistrati italiani. La corrente associativa più viva (almeno sul piano elettorale, con dati di anno in anno crescenti e un complessivo 33% alle ultime elezioni per Anm e Csm), Magistratura Indipendente (MI), ha rinnovato i suoi vertici eleggendo a larghissima maggioranza il presidente, il giudice “anti casalesi” Giovanna Napoletano (495 presenti, 418 favorevoli, 65 astenuti), e il segretario generale, il pubblico ministero Antonello Racanelli (483 favorevoli, 11 astenuti), già componente del Csm.

Tutto bene, quindi? Non proprio. Piercamillo Davigo, storico appartenente a MI aveva infatti offerto la sua candidatura a presidente, ma l’assemblea gli ha previsto Giovanna Napoletano. L’ex pm del pool di Mani Pulite, oggi alla Corte di Cassazione, irritato per non essere stato acclamato a furor di popolo, ha prima rifiutato l’offerta di ricoprire il ruolo che fu, tra gli altri, di Paolo Borsellino, la presidenza del consiglio nazionale di Mi, e successivamente ha annunciato la sua uscita dal gruppo, accompagnato da uno dei quattro componenti del Csm in quota Mi, Aldo Morgigni.

L’ex gip del caso Fastweb (che vide coinvolto Silvio Scaglia, arrestato per molti mesi e poi prosciolto dalle gravi accuse che gli erano state mosse) si era segnalato già ad inizio 2014 per aver diffuso un sms inviato dal sottosegretario tecnico alla Giustizia, Cosimo Ferri, a sostegno di due candidati al consiglio superiore della magistratura. La notizia aveva suscitato inizialmente un polverone, legato all’opportunità per un sottosegretario di occuparsi delle elezioni interne al Csm, ma Ferri è anche un magistrato e a un esame più attento la questione apparve così sottile da finire passare in secondo piano nell’arco di una setttimana.

Le uscite di Davigo e Morgigni — pur non annunciandosi numericamente molto significative — hanno provocato reazioni importanti nell’universo togato. A intervenire nel dibattito interno a Magistratura Indipendente attraverso la mailing list dell’associazione è stato il leader di un’altra corrente, questa volta progressista, «Movimento per la Giustizia – Articolo Tre», Armando Spataro, che ha scritto: «Quello che è avvenuto oggi mi sembra importante per tutta l’Associazione Nazionale Magistrati. Senza peccare di faziosità, apprezzo — anche cari amici fuoriusciti — che siate riusciti a prendere coraggiosamente le distanze da posizioni che non ho mai condiviso. In bocca al lupo: qualunque sia la strada che imboccherete…».

L’abbraccio di Spataro in realtà non aiuta Davigo e Morgigni (quest’ultimo ha annunciato la costituzione di un nuovo gruppo, «Autonomia e Indipendenza») perché conferma che c’è altro dietro all’addio post congressuale da parte della minoranza interna e mette in dubbio proprio il progetto di “autonomia” che negli anni era stato portato avanti da Magistratura Indipendente all’interno dell’Anm e del Csm, privilegiando sempre nel dibattito pubblico le condizioni di lavoro dei magistrati alle questioni ideologiche. I colleghi, elezione dopo elezione, hanno dimostrato di premiare MI e i suoi candidati, che sono risultati sempre tra i più votati (Racanelli al Csm nel 2009, Ferri all’Anm nel 2010), Galoppi e Forteleoni al Csm nel 2014). Ma adesso? Alla vigilia di un gran numero di nomine all’interno degli uffici giudiziari la preoccupazione è che l’addio di Morgigni indebolisca Magistratura Indipendente (che conta al Csm tre componenti: Forteleoni, Galoppi e Pontecorvo).

Molto dipenderà anche dalla linea della nuova dirigenza Racanelli-Napoletano. Ieri i due esponenti hanno dichiarato in un colloquio esclusivo con Linkiesta: «Magistratura Indipendente deve svolgere all’interno dell’ANM una forte opposizione. L’associazionismo giudiziario, così come concretamente sviluppatosi negli ultimi anni, è ormai da tempo in crisi: Mi, da anni ormai esclusa da ruoli di responsabilità ai vertici dell’ ANM per precisa volontà degli altri gruppi organizzati, rappresenta oggi l’unico gruppo in grado di promuovere una nuova stagione dell’associazionismo giudiziario che, tenendo conto delle gravi degenerazioni correntizie e soprattutto delle esigenze e delle aspettative dei tanti giovani magistrati, riesca ad individuare nuovi percorsi nella direzione di un profondo rinnovamento dell’Anm che passa per un ricambio generazionale generale».

Ma c’è di più: «Dobbiamo avere il coraggio di promuovere – proseguono Racanelli e Napoletano – quegli indispensabili cambiamenti che la realtà impone, e nello stesso tempo essere protagonisti nel tracciare nuove strade e nel recuperare un reale e costruttivo confronto all’interno dell’ANM, ma anche essere pronti a valutare, se risultasse inevitabile, nuove frontiere dell’associazionismo giudiziario, qualora verificassimo l’incapacità dell’attuale ANM di affrontare le nuove sfide che ci appartengono. Non possiamo accettare la prospettiva di fare da stampella a un’Associazione Nazionale Magistrati in grave crisi, magari – concludono Racanelli e Napoletano – accogliendo nell’attuale frangente storico un tardivo richiamo all’unità».

Date le premesse, insomma, saranno mesi difficili all’interno del parlamentino dell’associazione magistrati e soprattutto a palazzo dei Marescialli, sede del consiglio superiore. Perché a essere in dubbio, oggi, non è tanto l’unità di Magistratura Indipendente, quanto la tenuta della stessa Associazione nazionale magistrati e la possibilità che la lista dei togati rottamati da un mondo che cambia si allunghi.