L’arte dell’avventura sui ponti di corda giapponesi

L’arte dell’avventura sui ponti di corda giapponesi

Avventurarsi in una valle giapponese sospesi su antichi ponti di corda: non è proprio quello che uno si immagina quando atterra a Tokyo. Eppure è possibile, basta spostarsi un poco. Per la precisione, lungo il fiume Iya, nella prefettura di Tokushima Ovest (nel sud del Paese). Qui c’è un punto dove la valle si apre e, sopra il fiume, si trovano tesi diversi ponti di corda, robusti e costruiti con piante rampicanti locali, che altro non sono che vitigni che, poi, forniscono il materiale per la creazione dei ponti. È un Chianti selvatico, in sostanza. Una Franciacorta dell’estremo oriente, ma non con il vino

Intorno ai ponti di corda sono sorte, nel tempo, diverse leggende. Secondo una di queste il creatore sarebbe un certo Kobo-Daishi, fondatore del buddhismo Shingon: fu un’idea improvvisata sul momento, pare, mentre passava di lì. Sembra poco plausibile. Più probabile la seconda ipotesi, secondo cui sarebbero opera dei mitologici Heike, in fuga dal clan Genji. I ponti avrebbero avuto il vantaggio di venire tagliati con facilità, in caso di pericolo. Ma siamo comunque nell’ambito dell’ignoto. In ogni caso dovrebbero risalire al XII secolo.

La particolarità che rende eccezionali i ponti del fiume Iya è la procedura della loro costruzione. Due viti di tipo Wisteria (molto resistenti e aggressive) vengono coltivate a lunghezze straordinarie su entrambi i lati del fiume. Quando hanno raggiunto una lunghezza sufficiente vengono intrecciate insieme, si inseriscono dei listelli di legno, e il ponte è pronto. In origine non esistevano bordi cui aggrapparsi e se qualche malcapitato, inesperto, tentava di attraversarli, il ponte cominciava a oscillare in modo spaventoso, bloccandolo per la paura.

Ora uno dei più interessanti e dei meglio conservati è il ponte Iya Kazurabashi, lungo 45 metri, ad un’altezza di almeno 15 rispetto al fiume. Sono stati rinforzati, nel tempo. Ma fanno ancora una certa impressione.