“Non spariamo sulla scuola italiana, miglioriamola”

“Non spariamo sulla scuola italiana, miglioriamola”

Il 20 febbraio abbiamo pubblicato su queste pagine una lettera aperta scritta da Chiara, una ragazza italiana laureata in psicologia in Inghilterra, che metteva a confronto i sistemi educativi dei due Paesi, denunciando il fatto che il sistema italiano non sia in grado di insegnare il pensiero critico. Oggi abbiamo ricevuto la lettera che Fabio, studente italiano che sta frequentando il biennio di Economia in Inghilterra. Fabio risponde a Chiara, invitando a non generalizzare e sottolineando come la scuola italiana sia in grado di produrre studenti più preparati dei coetanei inglesi. La pubblichiamo per intero qui:

Caro Direttore,

mi chiamo Fabio e sono uno studente. Non sono uno di quei lettori che spesso scrive lettere alle redazioni, ma in questa occasione mi sono sentito in dovere di replicare alla lettera di Chiara, studentessa di Psicologia con laurea inglese che biasimava l’istruzione italiana di negare lo sviluppo di quel senso critico che a suo dire il sistema inglese curerebbe. Non mi trovo d’accordo su alcuni punti, che ritengo però essere sostanziali. Parlo a partire dalla mia esperienza di laureato triennale in Filosofia in Italia e ora studente di Economia in Inghilterra. Essendo il mio programma per il momento composto di esami undergraduate (equivalenti ai nostri esami della triennale), posso effettivamente confrontare i due sistemi a partire dalla mia diretta esperienza.

L’analisi della questione è relativamente semplice, il problema sta nelle possibili soluzioni.

Vorrei subito rendere chiara una cosa, in aperta polemica con tutti gli esterofili: gli studenti italiani che emigrano, che sia dopo il liceo e ancor di più se dopo una laurea in Italia, sono accolti a braccia spalancate in Inghilterra (non dico all’estero per restare nel merito) in virtù della loro vasta cultura e preparazione, e questo è evidente a chiunque frequenti le università inglesi e conosca italiani che hanno proseguito la carriera accademica qui (mi trovo ora in Inghilterra). Nel mio dipartimento gli italiani sono la minoranza più rappresentata, spesso in posizioni di spicco. La prima cosa che l’immigrato italiano, studente e non, nota arrivando qui è che l’inglese medio è molto più ignorante dell’italiano medio (senza nulla togliere a Maccio Capatonda). Ciò è dovuto in particolar modo alla loro istruzione pre-universitaria, che impallidisce rispetto alla nostra come quantità di ore passate a studiare e come qualità di ciò che è insegnato; loro alle elementari non hanno libri, procedono per fotocopie. Su questo tema è stata la mia ragazza a farmi da fonte, dato che ha assistito due bambini e una preadolescente per sei mesi nel sud dell’Inghilterra.

Passando all’istruzione universitaria, la questione cambia; non credo infatti che a questo livello si possa pienamente colpevolizzare un sistema educativo per aver prodotto determinati tipi di studenti, lo si può al massimo biasimare di incentivare certi comportamenti.

Per quanto concerne le materie come Economia, valutate tramite i classici esami scritti, qui l’incentivo è quello allo studio selettivo, ovvero, dal momento che almeno metà dell’esame è composto da una serie di domande tra cui si deve scegliere solo alcune, è efficiente e spesso vantaggioso in termini di voto, studiare solo parti del programma. Inutile dire che, dopo aver passato brillantemente l’esame, si dimentica tutto. Allo studente inglese non importa, tanto ha il posto di lavoro praticamente garantito, una volta ottenuto il titolo.

Per quanto riguarda le materie umanistiche, nelle quali è la valutazione di un certo numero di saggi prodotti durante il semestre a produrre il voto dell’esame, si incentiva la cooperazione tra alunni (non prevista), e non solo. Qualcuno mi spieghi come si può studiare arte, storia, filosofia, ecc. senza aver mai preso in male un manuale, aver sottolineato e ripetuto! Semplicemente, non si può.

Onestamente non metto bocca sulle differenze di approccio tra Psicologia in Italia e in Inghilterra: non ne so niente. Ma attenzione a generalizzare, perché se sarai uno laureato inglese competente, dipenderà esclusivamente da te. Ovviamente non sarà mai possibile distinguere dal solo voto di laurea un laureato competente da uno incompetente. Sul senso critico il problema si annoda ulteriormente: è possibile insegnarlo? Quanto contano i genitori e quanto la scuola? La questione è complessa ma vorrei fermare un punto. Prima di poter criticare sensatamente qualcosa, bisogna avere una solida base di conoscenze. Il metodo non basta. Auspico che l’università italiana, all’interno dei corsi umanistici, conservi la solidità dell’istruzione che offre, aggiungendo elementi come la produzione personale di saggi, che sebbene difficili da implementare, di certo favoriscono dove possibile lo sviluppo di un pensiero proprio. Tale sviluppo rimane sicuramente possibile, tuttavia, anche dove elementi di questo tipo fossero assenti.

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