«Sulle riforme il Pd è servo di un piccolo dittatore»

«Sulle riforme il Pd è servo di un piccolo dittatore»

«Renzi? Un piccolo e squallido dittatore. Questa riforma non risponde alle necessità del Paese, ma solo ai suoi interessi di visibilità». A Montecitorio Massimiliano Fedriga ha appena annunciato che la Lega Nord abbandonerà i lavori dell’Aula. Giovane capogruppo del Carroccio, ha deciso di salire sull’Aventino assieme ai colleghi di Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà e Movimento Cinque Stelle. Il leghista critica la riforma costituzionale all’esame della Camera. Attacca il premier, e non poco. Ma se la prende anche i deputati del Partito democratico, colpevoli di «bieco servilismo» nei confronti del loro leader. Senza risparmiare una frecciata al presidente della Repubblica. Nel suo discorso di insediamento Sergio Mattarella aveva assicurato che avrebbe vestito i panni dell’arbitro. «Ma questo fallo non l’ha fischiato» spiega Fedriga. «Martedì quando saremo ricevuti al Quirinale lo faremo presente: da lui ci aspettavamo una presa di posizione chiara».

Presidente Fedriga, la Lega abbandona i lavori in polemica con la maggioranza. 
Esatto. Lo faremo contro un provvedimento che non condividiamo nel merito – una riforma centralista che nei prossimi anni procurerà seri danni al Paese – ma anche nel metodo. Matteo Renzi sta cambiando la Costituzione da solo, anteponendo il suo interesse di visibilità a quello dell’Italia. Con questa riforma non risponde alle necessità della gente, ma solo a se stesso. E forse anche alle esigenze di poltrone del suo partito.

Le opposizioni unite minacciano lo scontro. Intanto il premier assicura che non accetterà ricatti.
In Parlamento le opposizioni rappresentano la maggioranza del Paese. È la minoranza che sta cambiando da sola la Costituzione. Attraverso un percorso parlamentare scandito da imposizioni senza precedenti. E così a fronte della nostra responsabilità, sicuramente immeritata, adesso Renzi preferisce fare il bulletto.

Per annunciare l’Aventino avete convocato una conferenza stampa con i rappresentanti di Forza Italia, Sel, Fratelli d’Italia. Perché mancavano i Cinque Stelle?
È stata una loro scelta. Ma stavolta le opposizioni, seppure da posizioni lontanissime, hanno deciso di fare fronte comune contro l’atteggiamento di Renzi. Ripeto, questo è un gioco a cui non vogliamo partecipare. Il presidente del Consiglio vuole farsi pubblicità? Se la faccia da solo. Magari assieme ai colleghi del Partito democratico, che nei suoi confronti stanno dimostrando un servilismo bieco e imbarazzante. 

Ma loro sono in maggioranza, che dovrebbero fare?
Sono solo dei servi. Per fortuna in Parlamento c’è ancora qualcuno con dignità.

Eppure in queste ore il Pd ha cercato una soluzione. Siete stati richiamati in Aula, si tenta di trovare un compromesso in extremis.
È solo una presa in giro. Anche durante la conferenza dei capigruppo gli esponenti del Pd hanno chiesto di sederci attorno a un tavolo e discutere. Ma come si fa a discutere se nel frattempo continuano a votare in Aula? Se vogliono davvero parlare con noi, intanto potrebbero sospendere i lavori.

Martedì sarete ricevuti al Quirinale, cosa direte al presidente della Repubblica?
Gli diremo che è stata stravolta la democrazia parlamentare. Faremo presente che l’esecutivo si comporta ormai da padrone nei confronti del Parlamento. Ma al presidente Mattarella diremo anche che se voleva fare l’arbitro, stavolta non ha fischiato il fallo. Da lui ci aspettavamo una presa di posizione seria, più o meno formale.

Stavolta Forza Italia è con voi. È il segno che il patto del Nazareno è definitivamente archiviato?
Questo lo scopriremo solo in futuro. Per ora osservo positivamente che Forza Italia ha preso le distanze da un’intesa nefasta per tutto il Paese.

Chissà, magari la battaglia contro la riforma costituzionale potrà avvicinare ancora di più Salvini e Berlusconi.
Questo è un fronte più ampio. Ci sono la Lega, Forza Italia, Sel, il Movimento Cinque Stelle. Abbiamo dimostrato che quando si discutono temi così importanti, in Parlamento c’è un’opposizione in grado di combattere unita contro un piccolo e squallido dittatore.

Alla Camera il Pd è pronto a votare la riforma da solo. Ma anche alcuni esponenti democrat hanno chiesto a Renzi una «pausa di riflessione». 
Quando il provvedimento tornerà a Palazzo Madama ho qualche dubbio che ci saranno i numeri. Dipenderà dalla coerenza delle opposizioni, ma anche da quello che succederà all’interno del Pd. In queste ore la minoranza democrat sta dimostrando che anche in quel partito qualcuno ha ancora la spina dorsale. Un comportamento molto diverso, ad esempio, da Angelino Alfano.