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Tutte le eredità italiane finite in tribunale

Sarà capitato in più di una causa inerente a successioni ed eredità un dialogo come quello del film “Grand Budapest Hotel” tra l’avvocato di famiglia e i figli della signora Swinton, desiderosi di accaparrarsi l’eredità della madre.

«Ma lei per chi lavora?»

«Per conto del defunto»

Nell’ultima opera di Wes Anderson le cose si risolvono in modo rocambolesco e divertente, nella realtà, quando le eredità ballo sono importanti, si finisce in tribunale, soprattutto in Italia.

Non sono pochi infatti i contenziosi celebri finiti davanti al giudice: da Oriana Fallaci a Luciano Pavarotti, passando per Alberto Sordi e Lucio Dalla. Ville, case, tenute, opere d’arte, conti correnti e altri patrimoni che anche in presenza di un testamento mettono uno contro l’altro i parenti serpenti.

La più nota tra queste grandi fortune italiane finite in tribunale è sicuramente quella di Alberto Sordi. Nessun testamento e una fortuna da cento milioni di euro che finisce alla sorella maggiore. Grandi patrimoni che scatenano grandi appetiti tra coloro che hanno accompagnato lungo carriera e vita privata Albertone.

Non sono pochi infatti i contenziosi celebri finiti davanti al giudice: da Oriana Fallaci a Luciano Pavarotti, passando per Alberto Sordi e Lucio Dalla. Ville, case, tenute, opere d’arte, conti correnti e altri patrimoni che anche in presenza di un testamento mettono uno contro l’altro i parenti serpenti

A differenza del fratello la sorella maggiore, Aurelia, morta lo scorso ottobre il testamento lo aveva redatto, e all’apertura della busta parenti a bocca asciutta: tutto il patrimonio alla Fondazione Museo Alberto Sordi.

L’eredità Sordi finisce allora due volte in tribunale: la prima negli ultimi anni di vita di Aurelia Sordi, che secondo la procura di Roma sarebbe finita vittima di un raggiro riguardo una cifra attorno al 20% del patrimonio ereditato dal fratello.

Un raggiro da 2,5milioni di euro che ha visto finire davanti al giudice con l’accusa di circonvenzione di incapace e di ricettazione dieci persone tra cui gli avvocati Francesca Piccolella e Carlo Farina, il notaio Gabriele Sciumbata, ma anche Arturo Artadi, già autista di Alberto Sordi e successivamente factotum dell’anziana sorella.

Una perizia depositata all’interno del processo scaturito dall’indagine stabilisce che all’epoca della formalizzazione di alcune donazioni effettuate al personale della servitù di casa Sordi una demenza degenerativa dovuta all’età «menomava le facoltà di discernimento» della signorina Aurelia Sordi.

Alberto Sordi in una scena di “Buona notte avvocato”/Fonte: Wikimedia

Appellandosi proprio a quella perizia si sta giocando un altro capitolo della saga sull’eredità di Alberto Sordi: 37 cugini hanno impugnato il testamento di Aurelia Sordi con l’intenzione di avviare una causa civile, e allo stesso tempo, ha scritto il Corriere della Sera lo scorso 19 febbraio, di costituirsi parte civile nel processo penale riguardante il raggiro.

Non solo Sordi però: nelle aule dei tribunali italiani ci sono finite altre eredità celebri. Da Oriana Fallaci a Luciano Pavarotti, passando per Renato Guttuso e Carmelo Bene.

Celebre la guerra tra gli eredi di Big Luciano, iniziata il giorno dopo il lutto, che vide fronteggiarsi in tribunale le figlie avute dalla sua prima moglie, Adua Veroni, e Nicoletta Mantovani. Il disguido si genera dalle disposizioni dello stesso tenore: secondo le sue ultime volontà il 50% del patrimonio sarebbe dovuto essere diviso tra le quattro figlie, il 25% sarebbe andato alla moglie e il restante 25 avrebbe rappresentato la cosiddetta “disponibile”, di cui il testatore poteva fare quello che riteneva opportuno. Soluzione un anno dopo: a Nicoletta Mantovani gli immobili di New York, alle figlie la villa di Pesaro, l’appartamento di Montecarlo e altre proprietà italiane comprese una somma liquidata dalla stessa Nicoletta Mantovani.

Si è trascinato per oltre vent’anni anche il contenzioso giudiziario sull’eredità del pittore Renato Guttuso. Destinatario dell’eredità Fabio Carapezza, giovane funzionario del ministero dell’Interno adottato dal famoso pittore siciliano poco prima di morire. Carapezza all’atto dell’adozione aveva 32 anni e fu designato erede da Guttuso, scatenando all’apertura delle buste i ricorsi dei nipoti dell’artista. Insomma, Carapezza è l’unico destinatario dell’eredità di Guttuso, in causa finì anche Marta Marzotto, amante di Guttuso e musa ispiratrice. Con le opere e i denari Carapezza ha fondato gli archivi Guttuso.

Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani con la figlia Alice in una foto del 2003 – Foto: dreambird/Flickr (CC)

Sempre nel campo dell’arte ricade la vicenda di Carmelo Bene, che tra proprietà e opere una volta passato a miglior vita ha visto aprirsi un lungo contenzioso tra la vedova Raffaella Baracchi e la sua ultima compagna Luisa Viglietti. Stessa sorte per le eredità dello scrittore Giorgio Bassani che per quattro anni ha visto pendere in tribunale il contenzioso sulla sua eredità, così come la vicenda giudiziaria scaturita dalla morte di Alberto Burri, artista umbro scomparso a Nizza nel 1995. Una eredità che ha coinvolto tre magistrature (quella italiana, francese e del Principato di Monaco) e una causa lunga sei anni.

Non si può dimenticare l’eredità di Gianni Agnelli, che ha spaccato la famiglia dopo la morte dell’avvocato. Una vicenda che si è chiusa nel 2010, ma che ha lasciato strascichi a causa di alcune società non censite all’interno dell’eredita stessa.

Insomma il lavoro, per quegli avvocati che lavorano «per conto del defunto», non manca.

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