Caro direttore, gli studenti protestano a prescindere

Caro direttore, gli studenti protestano a prescindere

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Repubblica, 13 marzo

Scuola: nel progetto di riforma manca l’idea di formazione del cittadino

Tralasciamo i diplomifici dove si ottiene, pagando, il famoso “pezzo di carta” che non vale niente. Le scuole confessionali, comunque siano sovvenzionate, violano la Costituzione non solo per la famosa questione degli “oneri” che lo Stato non dovrebbe sopportare. Argomento gravissimo, intendiamoci, se si pensa alle condizioni materiali in cui è ridotta la scuola pubblica, a cominciare per esempio dall’umiliante questione della carta igienica. Esiste un’altra serissima ragione esposta con una certa solennità nei primi due commi del famoso articolo 33: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento — La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Lì è la questione, non solo nei soldi. La Costituzione dice che compito primario dello Stato è dare un indirizzo generale — cioè politico nel senso alto e forte del termine — all’istruzione, garantendo a chi insegna il diritto di poterlo fare liberamente. Già aver mantenuto la religione cattolica nelle scuole pubbliche — con insegnanti scelti dai vescovi — equivale a una catechesi che in uno Stato laico non ha motivo di essere; nelle scuole confessionali si arriva all’obbligo di attenersi ad un’unica possibile verità fissata per dogma. Quando si parla di “buona scuola” bisognerebbe considerare questi aspetti. Come ha scritto sul Corriere della Sera Galli della Loggia «La buona scuola è innanzi tutto un’idea»: che tipo di cittadino la scuola vuole formare. Nel progetto governativo, spiace dirlo, questa idea non c’è.

Vittorio Melandri, [email protected]

Corriere della Sera, 13 marzo

L’operazione Bce ci fa perdere potere d’acquisto

La Bce ha incominciato a immettere sul mercato i primi miliardi di euro, soldi destinati alle banche che poi — si spera — vengano dati in prestito alle aziende e alle famiglie. Prima che l’operazione dia benefici passerà tanto tempo, ma una cosa è certa: da gennaio a oggi l’euro si è svalutato di circa 11,6 punti sul dollaro e, di conseguenza, anche i nostri risparmi. La svalutazione, sommata al 50% perduto con l’entrata in vigore della moneta unica, causa una perdita del potere d’acquisto di circa il 61,60%. Ma non finisce qui. Draghi si augura che la liquidità immessa sul mercato faccia crescere l’inflazione almeno al 2,5%. Se si vuole che consumi e economia ripartano, credo che si debba restituire agli italiani il potere d’acquisto perduto perché solo così ripartiranno consumi e benessere.

Antonio De Iorgi, [email protected]

Lo straniero che commette reati sia espulso e non incarcerato

In Italia la popolazione carceraria è composta per un terzo da stranieri. Perché non viene espulso chi ha commesso reati? Così come esiste il diritto d’asilo, dovrebbe esistere il diritto d’espulsione, soprattutto ora con il rischio che in carcere, dove ci sono predicatori del terrore, si formi una manovalanza del terrorismo.

Salvatore Pisano, [email protected]

ItaliaOggi, 13 marzo

Studenti in piazza contro la riforma che non conoscono

Tutti contro la riforma della scuola. A prescindere. A Milano e a Roma sono scesi in piazza gli studenti per protestare contro qualcosa che, almeno formalmente, non esiste. Non c’era nessun pezzo di carta da poter leggere eppure loro hanno detto subito: no. Strano. Questa generazione 2.0 avrebbe dovuto apprezzare il fatto che per la prima volta un governo della repubblica ha pensato di far partire, con largo anticipo, una consultazione on line con studenti, professori, genitori, società civile, sindacati, e chi più ne ha più ne metta, per poter varare una riforma il più possibile partecipata. E invece niente, non va bene neppure così. Ho paura che la scuola sia l’ultimo banco di prova di un paese ormai retto dalle regole (inesistenti) dell’anarchia…

Roberto Cortellesi

La Stampa, 13 marzo

Berlusconi, un politico senza regole

Ho letto con interesse l’intervista de «La Stampa» all’avvocato Coppi all’indomani della sentenza della Cassazione sul «caso Ruby». Mi hanno colpito in particolare le sue parole sulla necessità di tenere distinti diritto e morale, di «[…] mai scambiare questioni di confessionale con questioni di diritto penale». Niente di più giusto. Quando però un uomo entra in politica, rendendosi quindi volontariamente visibile e valutabile da quelli che in questo campo saranno i suoi esaminatori naturali, gli elettori, non penso possa pretendere che questi ignorino o considerino come mai avvenute trasgressioni anche di un altro tipo di regole, quelle dell’opportunità. Non è necessario andare a spolverare l’antico detto tramandatoci da Plutarco sulla necessaria specchiatezza della moglie di Cesare o citare la ferocia delle campagne elettorali americane in tema di moralità dei candidati per rendersi conto che l’opportunità, in politica, conta eccome. E non si tratta solo di forma, di noioso moralismo, ma spesso anche di sostanza. Che un presidente del Consiglio frequenti prostitute non è reato, è vero, ma è sconveniente, perché può esporlo ad eventuali ricatti e alla inevitabile conoscenza dei prosseneti che, notoriamente, non sono proprio degli stinchi di santo. Circondarsi di amici e adulatori non è reato ma volerli sistemare in cariche pubbliche indipendentemente dalle loro effettive capacità e competenze è sconveniente, perché vanifica il buon governo. Avere continui contrasti con gli altri organi costituzionali non è reato ma è sconveniente, perché alla lunga va a minare la solidità dello Stato, e via dicendo… Comunque vadano a concludersi le sue numerose vicende giudiziarie, credo che questa spregiudicata, esasperata e pervicace indifferenza del personaggio pubblico Berlusconi verso le regole non scritte ma fondamentali dell’opportunità finirà per risultargli controproducente e condizionerà pesantemente e in negativo il giudizio che la Storia darà di lui come politico e uomo di Stato.

Maurizio Degiani

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