“Diamo i soldi ai genitori, non alle scuole private”

“Diamo i soldi ai genitori, non alle scuole private”

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.
 

Da Repubblica del 6 marzo

La scuola paritaria, secondo la Costituzione, non deve essere onere per lo Stato

La Costituzione dice: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato» (art. 33). Il governo dice: concederemo contributi o sgravi fiscali (oneri per lo Stato) a chi scelga scuole paritarie. Le due cose non vanno d’accordo. La scuola pubblica ha bisogno di ingenti fondi per garantire perfino l’agibilità (sicurezza) dei locali. Allora gli istituti paritari vanno ignorati? No, anche perché ormai integrano il sistema formativo. Ma un eventuale sostegno andrebbe indirizzato solo alle famiglie con un reddito basso ed equiparato al così detto “contributo volontario”, che è diventato obbligatorio per i genitori degli alunni iscritti in scuole pubbliche, per garantire ai figli l’essenziale. Solo così il prevalente criterio di uguaglianza — rimuovendo ostacoli di ordine economico che potrebbero limitarla (Cost. art. 3) — può scongiurare il divieto di oneri per lo Stato.

Massimo Marnetto, massimo.marnetto@gmail.com

Quando il ricordo è uno sterile rito

Hanno suonato le campane in Abruzzo per ricordare i 100 anni del sisma che il 13 gennaio 1915 uccise 30mila persone e distrusse Avezzano e decine di altri paesi. C’è voluto un secolo e solo in questi giorni a Balsorano sono state abbattute le ultime baracche dei terremotati di allora. Tra poco, il 6 aprile, si ricorderà il terremoto del 2009: il centro de L’Aquila e i paesi distrutti dal sisma aspettano una ricostruzione, sempre rinviata. Dopo sei anni, temiamo una nuova, sterile giornata del ricordo. Sono stati spesi (in parte sprecati e rubati) miliardi dello Stato e dell’Europa. Purtroppo il copione somiglia sempre più a quello descritto da Ignazio Silone, abruzzese e testimone del sisma del 1915, in Uscita di sicurezza : dopo il terremoto ci fu la ricostruzione con immensi brogli, frodi, furti, camorre, truffe e malversazioni d’ogni specie.

Tina Lepri, tina.lepri@alice.it
 

Dal Corriere della Sera del 6 marzo

Finiamola con il contante alle colonnine per la benzina

Gli assalti notturni alle colonnine dove si infilano i quattrini per prelevare il carburante, stanno aumentando a dismisura. Forse è giunto il momento di passare completamente alle carte di credito o ai bancomat, in modo tale da annullare l’uso del contante.

Carlo Ferrazza, attifer@gmail.com

Internet veloce? E per chi?

Si parla in toni trionfalistici di Internet veloce, quando più del 50% degli italiani non ha un computer: basta guardare le file in banca!

Andrea Tugnoli, andreaias@alice.it
 

Da Espresso del 6 marzo

Ma perché sul web persone normali si trasformano in draghi sputafuoco?

Amo e uso Internet e certamente non potrei più farne a meno. Eppure ogni giorno di più, navigando in blog e in siti di informazione o discutendo sui social network, mi vado convincendo che la Rete è il regno di Barabba, nel senso che si impone chi urla più forte e non chi argomenta una qualche posizione. Anche se uno ha ragioni da vendere, sarà zittito dagli insulti di quelli che non la pensano come lui, digitati in tutto maiuscolo. Già, perché anche i caratteri e i punti esclamativi sono usati come mezzo aggressivo. Ho 28 anni, sono quasi un nativo digitale e vivo pienamente il mio tempo, ma non mi rassegno al fatto che questo strumento straordinario che ha fatto fare un salto di conoscenza all’intera umanità sia anche una cloaca di nefandezze lanciate impunemente sul prossimo. Per questo spesso mi rifugio nella carta stampata, ritrovando il piacere della passività. Che soddisfazione leggere opinioni di altri, magari non condividerle, ma esercitare così il pensiero senza dover affrontare un ring! Poi torno sul Web e torno anche a chiedermi che cosa in questo ambiente trasformi persone normali in draghi sputafuoco.

Alessandro Busacca
 

Da Avvenire del 6 marzo

Bonificare il mondo da invidia e gelosia

Con più insistenza che mai in questo periodo mi si affacciano alla mente le parole “invidia” e “gelosia”. Sono convinto che se riuscissimo a bonificare la nostra vita e la società da tali sentimenti avremmo la soluzione di tanti problemi antichi come il mondo.

Arturo Crippa, Missaglia (Lc)