La destra divisa: «Inginocchiati a Salvini, me ne vado»

La destra divisa: «Inginocchiati a Salvini, me ne vado»

«Ho fatto una scelta di coerenza e e mi sono assunto le mie responsabilità». Cortese ma irremovibile, Massimo Corsaro annuncia le sue dimissioni da Fratelli d’Italia. Già coordinatore di Alleanza Nazionale in Lombardia, vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, il deputato milanese ringrazia tutti e va via. L’alleanza con la Lega è troppo. «Giorgia Meloni ha intrapreso un percorso che non la porterà da nessuna parte» racconta a Montecitorio.

La nuova destra di Matteo Salvini non lo convince. «Lui sceglie la strada della contestazione, nell’ottica di chi sa che non diventerà mai un’alternativa credibile a Renzi. Ma se rimaniamo nella sua scia diventiamo meno credibili anche noi». Le dimissioni dal partito sono un passaggio obbligato, ma non scontato. E di questo bisogna dare atto a Corsaro. E stata una scelta sofferta e meditata, racconta. E così l’ha presentata stamattina in una lettera aperta a Giorgia Meloni e al capogruppo di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli. Inutile dire che il grande comizio di sabato scorso a Roma lo ha particolarmente amareggiato. «L’immagine della manifestazione di sabato – si legge nella lettera – con la nostra presidente accettata come comprimaria in una piazza dove l’unico partner evidentemente cercato e coccolato era Casa Pound, non ha contribuito a dare dignità e credibilità al nostro ruolo».

Corsaro non capisce la voglia di accodarsi alla Lega. La decisione di diventare «portatori d’acqua a Salvini». Eppure la scelta di scendere in piazza assieme al Carroccio non è stata un’improvvisata. Già diverse settimane prima Giorgia Meloni e Matteo Salvini avevano annunciato in una conferenza stampa alla Camera la nascita di un percorso comune in chiave anti Renzi. Possibile che in Fratelli d’Italia nessuno avesse chiesto conto di quell’operazione? «Con Giorgia – spiega ancora Corsaro – ha affrontato l’argomento anche prima di quella conferenza stampa. Le ho spiegato le mie ragioni, ci siamo interrogati assieme sulla strada da intraprendere. Alla fine evidentemente lei ha avuto una valutazione diversa dalla mia. E ha scelto un percorso che non la porterà da nessuna parte».

La deriva leghista è solo l’ultima delle scelte non condivise. «Sono tante le iniziative che hanno disatteso il motivo per cui avevamo dato vita a questo soggetto politico» continua Corsaro. Non serve insistere troppo per conoscere i motivi dell’addio. «Dopo aver sancito la fine dell’esperienza politica con Silvio Berlusconi – spiega il deputato  – Troppo spesso abbiamo dato l’impressione di essere ancora legati a lui». Corsaro denuncia la linea poco credibile su alcuni temi legati alla crisi economica. A partire dalla campagna per uscire dall’euro. «Io voglio fare una battaglia contro questo modello d’Europa  -racconta – Una consorteria di quattro banchieri e quattro massoni. Ma una volta che l’Italia è entrata a far parte della moneta unica non è possibile uscirne da soli. Sostenerlo significa prendere in giro i propri interlocutori».

Corsaro parla di «mancata progettualità», di slogan privi di contenuto. Ma anche di errori strategici. «Abbiamo attaccato Matteo Renzi quando dovevamo interrogarci su quello che non avevamo fatto noi. Penso alla riforma del mercato del lavoro. Alla fine abbiamo criticato il premier con gli stessi toni usati da Landini e dalla Fiom». Ma forse la vera sconfitta di Fratelli d’Italia riguarda la mancata capacità di offrire una casa comune per la ricostruzione della destra in Italia. E le responsabilità non sono solo interne al partito di Giorgia Meloni. Corsaro accusa senza mezzi termini molti ex colonnelli «che mi sono sembrati interessati a far fallire il nostro percorso».

E’ l’inizio di una scissione? «Nel nostro seguito – spiega Corsaro – ci sono sensibilità differenti. Certo, c’è un’area che segue in maniera incondizionata la leadership di Giorgia, che è una leadership forte. E questo seguito appoggia inevitabilmente l’intesa con Salvini. Eppure la gran parte di chi ha espresso un parere su questa strategia politica ha manifestato dei dubbi». Messa così sembra che presto altri esponenti di Fratelli d’Italia lasceranno il partito. «Io ho fatto una scelta di coerenza con le mie idee e mi sono assunto le mie responsabilità. Vedremo se ce ne saranno altri».

Eppure, assicura il parlamentare milanese, non nascerà l’ennesima sigla politica di centrodestra. «Non credo nelle operazioni autoreferenziali. Dopo che si è chiusa questa parentesi ventennale, quando la polvere si sarà posata, spero si potrà costruire insieme qualcosa di serio e credibile. Magari quella di Fratelli d’Italia sarà stata solo una sbandata, e io ritroverò tanti amici».