La lunga degenza di Banca Marche

La lunga degenza di Banca Marche

In Austria non sono stati tanto a pensarci: Stato e autorità bancarie hanno staccato la spina alla Heta Bank, la bad bank del gruppo bancario Hypo Alpe da tempo in crisi. Heta fallirà secondo le nuove regole della Bce per il bail-in e pagheranno tutti i creditori.

In Italia è sempre tutto diverso e le crisi bancarie non devono mai diventare un trauma per i cittadini a cui occorre fare sapere che tutto va bene e che tutte le banche sono solide. Purtroppo certi buchi nella rete sono difficili da nascondere e lo testimonia la lunga degenza pre-agonica di Banca Marche, su cui di tanto in tanto è bene ritornare. Banca caduta in crisi ufficialmente a marzo 2013 (due anni fa) con un buco di bilancio notevole per le sue dimensioni (perdita di 528 milioni di euro), ultimo dato ufficiale. Perché dal 15 ottobre la banca è stata affidata a tre commissari nominati dal Mef su proposta della Banca d’Italia. E da allora non si è più visto un numero di bilancio e non è stata trovata una soluzione per salvare la banca.

Banca Marche è caduta in crisi ufficialmente a marzo 2013 e da allora non è stata trovata una soluzione per salvarla

Se guardate l’infografica trovate in sintesi la storia di questa crisi bancaria, che potrebbe avere i tratti per ipotizzare una soluzione italiana di bail-in, ma per ora viene tenuta in piedi con flebo e terapie intensive, con interventi atipici del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi, che dovendo garantire circa 7 miliardi di depositi bancari (questa era l’ultima cifra disponibile in bilancio) sta annaspando per trovare soluzioni che non azzerino il Fondo.

È follia anche pensare che una banca possa stare ferma per due anni nell’incertezza, perdendo pezzi di management, non facendo investimenti e gestendo le relazioni col personale con tensione

Si vedono nella parte bassa anche la sfilata dei numerosi candidati al salvataggio: chi si era fatto avanti sulla stampa e poi è scappato (industriali), chi si è negato a scanso di equivoci (le grandi banche), chi ha dato segnali d’incoraggiamento più morali che concreti (le fondazioni) e chi ha messo le mani nelle viscere del malato per estrarre un portafoglio di sofferenze da comprare (Fonspa). Ma adesso sembra che si sia tornati alla casella zero: si racconta che la Banca d’Italia abbia bocciato il piano di Fonspa e del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e suggerito di trovare un partner bancario, altrimenti tutti i castelli non stanno in piedi.

Sull’effetto di questa agonia per le imprese marchigiane ho già scritto. Ma è follia anche pensare che una banca commerciale possa stare ferma per due anni nell’incertezza, perdendo pezzi di management (il direttore commerciale ha lasciato da poco), non facendo investimenti strategici in tecnologia nella misura e nella direzione necessaria, gestendo le relazioni con il personale su un crinale di tensione. (…)