«La minoranza Pd critica tanto Renzi, poi vota tutto»

«La minoranza Pd critica tanto Renzi, poi vota tutto»

«Dobbiamo avanzare una proposta politica alternativa. Ma deve essere una proposta complessiva, la battaglia sulle preferenze dell’Italicum ha stufato me, figuriamoci i nostri elettori». Reduce dall’assemblea romana della minoranza Pd, il deputato dem Pippo Civati non nasconde le difficoltà. «Nel giro di 48 ore ci siamo già divisi: Cuperlo contro D’Alema, Fassina contro Bersani. Se quello di sabato doveva essere il tentativo di trovare un punto comune, non mi sembra siano stati fatti grandi passi in avanti». Ma sul futuro sembra ottimista. Presto in Parlamento potrebbe aprirsi una battaglia politica sul reddito minimo: un confronto da portare avanti con i Cinque Stelle e il leader della Fiom Maurizio Landini. «Sarebbe davvero una bella occasione». 

Poche battute sulle polemiche legate a Matteo Renzi. «Nel Pd c’è chi definisce Renzi un arrogante, persino un autoritario – ragiona Civati – Ma allora perché in Aula votano sempre a favore? Quando abbiamo approvato le riforme costituzionali ero da solo». Il deputato lombardo respinge al mittente le accuse di chi lo considera dissidente per convenienza. «In cerca di posti in lista? Renzi lo conosco da anni, se volevo fare l’opportunista mi sarei mosso diversamente, non crede?». Senza risparmiarsi una piccola frecciata al presidente Matteo Orfini. «Stava in maggioranza con Bersani e sta in maggioranza adesso. Lui è come la Juve, vince sempre».  

Sabato, chiudendo il suo intervento all’assemblea “A sinistra del Pd”, ha avvertito la platea: «Cerchiamo di attrezzarci prima che sia troppo tardi…». Cosa deve fare la minoranza Pd?
Per prima cosa uscire da questo dibattito interno dove, peraltro, dopo 48 ore ci si divide tutti. Cuperlo contro D’Alema, Fassina contro Bersani… Se quello di sabato doveva essere il tentativo di trovare un punto comune, non mi sembra siano stati fatti grandi passi in avanti. Intanto da due giorni continuiamo a parlare del rapporto tra padri e figli, che onestamente pensavo di aver risolto da tempo. Seconda cosa: rendiamoci conto che se non si danno messaggi chiari, e per ora non ne stiamo dando, rischiamo di perdere credibilità anche agli occhi di chi è già critico nei confronti del Partito democratico. Insomma, di perdere il sostegno persino di chi la pensa come noi.

E poi? 
Terzo, bisogna avanzare una proposta politica. Si deve dire quale progetto di governo hai in mente, come lo qualifichi. Perché se ci fermiamo a un gioco di rimessa, alla dialettica e alla contrapposizione, perdiamo. In questo Renzi è il politico più bravo di tutti. Ma è necessario presentare una proposta complessiva. Vede, la battaglia politica limitata alle preferenze dell’Italicum non appassiona nessuno. Ha stufato me, figuriamoci i nostri elettori. 

Per ora la minoranza Pd non ha dato grande dimostrazione di unità. Quando il Parlamento ha votato le riforme del governo alcuni di voi si sono astenuti, altri si sono espressi contro, altri ancora a favore.
Quello è stato uno spettacolo deprimente. Quando alla Camera si è votata la riforma costituzionale, ero da solo. Io ho votato contro i primi due articoli, mentre gli altri ritenevano che andava tutto bene e sarebbe bastata qualche piccola correzione. Sull’Italicum, poi, siamo lontanissimi dalla proposta storica del Pd sulla riforma elettorale.  Ma il problema è più radicale. C’è stato un errore di posizionamento: il percorso delle larghe intese è iniziato prima del governo Renzi. 

Secondo Massimo D’Alema il premier ha reso il Pd un partito personale che gestisce con arroganza. È d’accordo? 
Non proprio. Renzi sta costruendo un partito dove decide da solo, è vero. Ma contesto l’accusa di “partito personale”. Questo è un disegno politico che condivide con qualcuno. Renzi non è solo: Silvio Berlusconi ha stretto il Patto del Nazareno, altri hanno scelto di mandare il segretario Pd a Palazzo Chigi, altri ancora lo lasciano libero di decidere senza rendere conto a nessuno. Del resto quando sono state disattese le richieste della minoranza sul Jobs Act, qualcuno si è opposto? 

E per quanto riguarda l’accusa più personale, quella dell’arroganza?
La questione vera è che Renzi usa parole che non ci appartengono. Ma non parlerei di arroganza. Anche altri sono arroganti, quello è un tema caratteristico della politica italiana. Mi viene da sorridere, nel Pd c’è chi accusa Renzi di essere arrogante e autoritario. Ma allora perché in Aula nessuno vota contro?

Alla fine gli unici oppositori di Renzi rischiate di rimanere lei e D’Alema? Se l’aspettava?
No mai, infatti siamo entrambi preoccupatissimi (ride, ndr). In realtà non siamo soli. Segnalo la posizione di Rosy Bindi, di Gianni Cuperlo. E mi piace ricordare quella di Francesco Boccia, non certo un radicale di sinistra. Ecco, c’è una consapevolezza che aumenta, seppure con lentezza. Purtroppo manca ancora la capacità di presentare un progetto alternativo. 

Intanto molti ex dalemiani prendono le distanze da D’Alema. Matteo Orfini, Nicola Latorre, anche il suo storico consigliere Claudio Velardi.
Secondo me in Renzi c’è del dalemismo. La sua idea della gestione del quadro politico e delle alleanze non è lontana. Penso al periodo delle crostate, alle ipotesi di intesa con Casini. Ai tentativi di costruire un’alternanza non troppo netta con il centrodestra. Però c’è una differenza: ascriverei D’Alema a una concezione politica di sinistra. In Renzi invece vedo solo del micidiale trasformismo. 

Lei è molto critico nei confronti del governo. I maligni dicono che la contrapposizione serve solo a garantirsi posti in lista quando si andrà al voto. 
Sono l’ultima persona a cui dire una cosa del genere. Magari alle prossime elezioni potrò anche rimanere a casa, a qualcuno farebbe sicuramente piacere. Renzi lo conosco da anni, se volevo fare l’opportunista mi sarei mosso un po’ diversamente, non crede?

In un articolo su Left Wing il presidente del Pd Orfini scrive che il Pd più “di sinistra” guidato da Bersani non aveva grande sostegno da parte di giovani, operai, disoccupati, ceti popolari. E che il partito di Renzi è riuscito a recuperare proprio quei voti. Di fronte a questa evidenza lei non crede di sbagliare qualcosa? 
Intanto ricordo che nel Pd di Bersani, Orfini era in maggioranza. Ed è in maggioranza anche adesso. Insomma, lui vince sempre, è come la Juventus. Ma vorrei anche segnalare che i ceti popolari e i giovani votano Grillo. Questo è un aspetto che entrambe le maggioranze in cui ha militato Orfini non sembrano capire. A conquistare quei voti non riusciva Bersani, mi sembra manicheo sostenere che ci stia riuscendo Renzi. 

Sul suo blog ha aperto a un confronto con chi si occupa di reddito minimo. È una proposta che vale anche per le forze presenti in Parlamento?
Spero che ci sia un po’ di intelligenza attorno alla proposta dei Cinque stelle sul reddito minimo. Mi risulta che anche alcuni colleghi bersaniani ci stiano lavorando. Sarebbe una bella battaglia politica. Troviamo i punti di convergenza tra le tante proposte che sono state avanzate, questo spiegherebbe anche la nostra presenza in Parlamento. E apriamo un confronto su questo tema anche con Maurizio Landini e la sua coalizione sociale. Dobbiamo avanzare la nostra proposta politica. Ecco, questa sarebbe davvero una bella occasione.