Blitz contro Al Qaida: “Pronti a farsi esplodere in un posto affollato”

L’inchiesta in Sardegna

CAGLIARI – Olbia sarebbe stata per anni la cabina di regia di Al Qaida e dell’ala stragista del movimento talebano pakistano. Una località scelta per organizzare attentati in Asia, in Italia e finanziare i combattenti attivi nelle province più impervie del Pakistan. La procura distrettuale di Cagliari e la Digos della questura di Sassari hanno eseguito nelle prime ore della mattinata del 24 aprile venti ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di cittadini con passaporto pakistano e afgano. I magistrati sardi hanno indagato leader e affiliati dell’organizzazione per i reati di terrorismo internazionale, strage e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Le persone coinvolte nel sodalizio criminale erano attive su tutto il territorio nazionale. A testimoniarlo i luoghi in cui sono stati rintracciati i destinatari del provvedimento firmato dal giudice delle indagini preliminari di Cagliari. Tre sono stati arrestati a Olbia, due a Civitanova Marche, uno a Bergamo, uno a Sora, uno a Foggia e uno a Roma. Tre risultano ancora ricercati e altri avrebbero abbandonato il territorio nazionale durante l’attività investigativa.

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La strage al mercato
Due delle persone in carcere sarebbero state a diretto contattato con Osama Bin Laden e la sua famiglia. Risultano infatti essere gli esecutori materiali dell’attentato al mercato di Peshawar avvenuto nell’ottobre del 2009, strage durante la quale si contarono più di cento vittime e altrettanti feriti. Altri fermati risultano poi essere coinvolti nell’uccisione di tre agenti dei Servizi segreti di Islamabad e nell’omicidio di un agente di polizia avvenuto sempre a Peshawar. Gli affiliati vicini al movimento talebano hanno inoltre fornito collaborazione logistica per lo svolgimento di attentati sul territorio pakistano avvenuti tra il marzo e l’ottobre del 2011.

I flussi di denaro
La Sardegna e la Gallura erano diventate delle vere e proprie centrali operative del terrore. Come emerso in anni di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, gli islamisti residenti a Olbia organizzavano vere e proprie collette tra gli appartenenti alla comunità musulmana. Mauro Mura, procuratore di Cagliari, ha sottolineato la presenza di numerose prove circa lo svolgimento di viaggi tra l’Italia e il Pakistan in cui venivano trasportati sino a 40mila euro in contanti. Gli scambi di denaro avvenivano poi anche attraverso l’impiego di fiduciari residenti in Italia: operazioni svolte a livello professionale per evitare la tracciabilità del denaro. L’organizzazione terroristica aveva inoltre messo le mani sulla gestione dell’immigrazione clandestina. Un metodo di finanziamento particolarmente redditizio. La procura di Cagliari ha infatti spiegato che si poteva arrivare a richiedere sino a 7mila euro per garantire un ingresso illegale sul territorio nazionale o la produzione di documenti utili al rilascio del permesso di soggiorno. Durante le attività investigative sono stati raccolti anche indizi relativi a legami con le organizzazioni attive nello spaccio internazionale della droga prodotta in Afghanistan.

Il “kamikaze”
Durante le indagini, precisamente nel marzo del 2010, è stato possibile accorgersi dello sbarco all’aeroporto di Fiumicino di un cittadino pakistano qualificato come “kamikaze” nelle comunicazioni dei suoi complici. Persona che sarebbe stata intenzionata a farsi esplodere in un luogo particolarmente affollato d’Italia, senza escludere un’azione all’interno della Città del Vaticano. I suoi propositi sono però stati vanificati da una serie di perquisizioni a carico di persone a lui vicine che lo hanno spinto a non portare a termine i suoi piani.

La “vocazione al martirio”
Le indagini della magistratura sarda e dei vertici della Polizia di Stato sono partite nell’estate del 2005 e si sono concluse nel 2012. La scintilla è scattata durante un controllo su alcuni pakistani che si stavano imbarcando sul traghetto Olbia-Civitavecchia. Persone che attirarono l’attenzione dei cani antiesplosivo della Polizia. Le successive perquisizioni nei loro domicili permisero di fotocopiare un foglietto in cui era riportata una sorta di “vocazione al martirio” del combattente. Parole che misero in allarme la Digos di Sassari.

“Insospettabili”
Molti degli arrestati potevano tranquillamente essere qualificati come degli “insospettabili”. Uno dei tre arrestati a Olbia era un imprenditore molto conosciuto, titolare di diversi esercizi commerciali in Sardegna e nel Lazio. Negozi che, grazie a diverse operazioni fuori contabilità, garantivano un importante flusso di cassa per il finanziamento delle attività terroristiche.