La rivoluzione di Renzi non ha ucciso i Cinque Stelle

La rivoluzione di Renzi non ha ucciso i Cinque Stelle

Ne avevano predetto la scomparsa sotto il colpi del renzismo. Avevano raccontato un movimento in caduta libera, dissanguato dai voti in uscita verso le altre opposizioni. E invece il Movimento Cinque Stelle è vivo e vegeto. Nei sondaggi politici di questi giorni resta stabile attorno al 20 per cento, in alcuni casi persino in leggera crescita. Con buona pace di chi non li sopporta, i grillini continuano a essere una realtà radicata nella nostra politica. La seconda realtà più votata dagli italiani, dopo il Partito democratico. 

Qualcuno si stupisce. Chi gravita attorno alla realtà pentastellata non ne comprende il motivo. «Partiamo dal fatto che non credo nei sondaggi» racconta Danilo Toninelli, deputato a Cinque stelle e riferimento dei grillini in tema di riforme e legge elettorale. «Scoprire che il Movimento si attesta attorno al 20 per cento non mi sorprende affatto. Da quando siamo entrati in Parlamento siamo sempre stati attorno a quella cifra». Per i sostenitori dell’alternanza centrodestra-centrosinistra è un duro colpo. «Il Movimento Cinque Stelle ormai è un marchio consolidato», conferma il direttore di Ipr Marketing Antonio Noto. Da questo punto di vita la scommessa di Matteo Renzi è fallita. Il 40 per cento del Partito Democratico alle ultime Europee non ha affatto svuotato i Cinque Stelle. «Anzi, il Partito democratico non ha mai ripreso tutti quegli elettori ceduti negli anni scorsi al Movimento di Grillo». 

«Molto spesso chi vota per i Cinque Stelle continua a farlo nella logica del posizionamento anti-sistema. Gli elettori non ne riconoscono il progetto, ma premiano l’unico partito che fa opposizione»

Chi sperava in un crollo di consensi dopo le epurazioni degli ultimi mesi, resta ugualmente deluso. L’allontanamento di diversi parlamentari – più o meno volontario – non sembra aver turbato l’elettorato grillino. A sentire Toninelli il Movimento Cinque Stelle ne avrebbe addirittura giovato. «Eliminati freni e zavorre – racconta – stiamo lavorando meglio anche in Parlamento. Che quelle persone fossero distanti dal nostro progetto è evidente: oggi alcuni sono passati con Scelta Civica, altri con il Partito Democratico, realtà lontane anni luce del Movimento». Fuori dal Palazzo, sembra che nessuno se ne sia neppure accorto. «Parlare di uno zoccolo duro del venti per cento mi sembra eccessivo» racconta Paolo Becchi, professore di Filosofia del diritto all’Università di Genova, considerato da molti uno degli ideologi del grillismo. «Ma è evidente che un elettorato radicato esiste». Non più solo voto di protesta, insomma. Alternativa poco ponderata all’astensionismo. «L’elettorato dei Cinque Stelle si sta fidelizzando», racconta Noto. «La verità – spiega Toninelli – è che ormai i cittadini hanno capito l’identità politica del Movimento Cinque Stelle. Se dopo due anni di Parlamento continuiamo a stare attorno al 20 per cento, significa che i nostri non sono voti di protesta, ma di chi crede in questo progetto». Noto non condivide in pieno il ragionamento. Non è il programma ad attirare gli elettori grillini, semmai la loro natura. «Molto spesso – questa la sua analisi – chi vota per i Cinque Stelle continua a farlo nella logica del posizionamento anti-sistema. Gli elettori non ne riconoscono il progetto, ma premiano l’unico partito che fa opposizione».

Di certo una spinta importante al movimento di Grillo l’hanno offerta gli ultimi casi di cronaca. Le vicende di corruzione emerse in questi mesi aumentano lo sconcerto dei cittadini di fronte alla politica, ma fanno crescere i consensi dei grillini. «Non dimentichiamo che il principale cavallo di battaglia del Movimento era la lotta alla corruzione e alla casta» conferma Becchi. «Se c’è una forza politica che combatte realmente la corruzione siamo noi – prosegue il deputato Toninelli – Il nostro compito in Parlamento è proprio quello di fare emergere scandali e responsabilità. Senza i Cinque Stelle molte di queste vicende sarebbero rimaste sotto la sabbia. Se questo porta anche voti, tanto meglio». Inutile dire che anche la decisione di tornare in televisione ha aiutato il Movimento. Il «passo di lato» di Beppe Grillo, per usare le parole di Becchi, e la scelta di aumentare la presenza mediatica, ha permesso al movimento di farsi conoscere. La responsabilizzazione del Direttorio e dei parlamentari più in vista, poi, ha aiutato a presentare alcune battaglie politiche anche a quei venti milioni di pensionati che si informano solo davanti alla tv. 

La storia recente insegna: radicato come movimento d’opinione, alle amministrative il M5S si sgonfia, lasciando il posto ai partiti tradizionali

Tanto entusiasmo, e una presa di coscienza. Alle Regionali i Cinque Stelle non andranno bene. Sembra un paradosso, ma tutti gli addetti ai lavori ne sono consapevoli. La storia recente insegna: radicato come movimento d’opinione, alle amministrative il M5S si sgonfia, lasciando il posto ai partiti tradizionali. Becchi e Toninelli ammettono: alle elezioni di primavera sarà un’impresa confermare il 20 per cento. Noto va oltre. In questi giorni il suo istituto di ricerca ha testato il Movimento di Grillo. Alle Regionali di Veneto e Campania i sondaggi dimezzano il dato nazionale: qui i Cinque Stelle si fermano al 10 per cento. «A livello locale pesa il radicamento sul territorio, aspetto carente del M5S» racconta. Presenti su giornali e tv, i grillini spariscono quando si tratta di questioni locali. E le conseguenze si pagano alle amministrative. «Alle Regionali pesa ancora il voto clientelare, di convenienza – ragiona Toninelli – Il voto amministrativo ti entra in casa, c’è sempre qualcuno che conosci pronto ad offrire qualche favore in cambio di una preferenza. Noi non abbiamo sedi, non facciamo piaceri, guardiamo al bene comune e non al singolo. E il risultato si vede alle urne». 

Il tema della povertà è l’aspetto centrale dell’offerta politica del M5s. Un passaggio necessario in un Paese in cui le diseguaglianze sociali aumentano «e i poveri ormai sono almeno 10 milioni»

Il futuro? Per Paolo Becchi il Movimento può crescere ancora. «I Cinque stelle vivono di fatti simbolici, hanno bisogno di un evento forte». Il professore genovese ha individuato il tema della povertà come aspetto centrale dell’offerta politica del M5s. Un passaggio necessario in un Paese in cui le diseguaglianze sociali aumentano «e i poveri ormai sono almeno 10 milioni». Un argomento imprescindibile «per un movimento nato il giorno di San Francesco (il 4 ottobre 2009, ndr), che ha avuto come primo slogan “nessuno deve rimanere indietro”». Sul suo blog Becchi ha proposto una grande catena umana su questo tema. Un “Giro d’Italia” che impegni tutti gli eletti pentastellati, da Nord a Sud. La manifestazione sul reddito di cittadinanza, annunciata sul blog di Grillo nei giorni scorsi, dovrebbe rispondere proprio a questa esigenza.