Luoghi da visitare prima che scompaiano

Luoghi da visitare prima che scompaiano

Se non sapete dove andare il 25 aprile o il primo maggio, o nelle vacanze estive, qui c’è una lista di luoghi particolari: più o meno presto, scompariranno tutti. Lo sostiene il sito Pinay Traveller, che ha compilato un elenco di mete vacanziere dal destino precario. Ci sono presenze ovvie, come il Mar Morto, ma anche cose più allarmanti, come Venezia, o del tutto inaspettate, come il Taj Mahal e le Alpi. Cosa significa?

In realtà, sono previsioni molto pessimistiche, forse anche in modo non ragionevole. Le Maldive rischiano di sprofondare, sono “il Paradiso con una data di scadenza”. Ma questo succederà, se mai, tra un centinaio di anni, quando il riscaldamento globale contribuirà all’innalzamento del livello delle acque dei mari.

Lo stesso problema riguarda Venezia. Anche qui, si teme di finire sott’acqua. Gli allagamenti sono cresciuti, il Mose be’, lo sappiamo tutti, è un progetto vecchio di trent’anni, la laguna può mangiarsi la città. Qui la data di scadenza è più vicina: 70 anni. Con i ritardi italiani, è possibile che non si faccia nulla di efficace per salvarla. Ma speriamo che non succeda.

Il riscaldamento globale potrebbe rovinare per sempre anche le Alpi. È ovvio che non spariranno (sarebbe molto difficile, anche per un fenomeno di erosione), ma si troveranno denudate dei loro ghiacciai, delle nevi e delle piste da sci. La data è fissata per il 2050. Lo scioglimento prosegue incessante, e si può solo restare a guardare (e sciare, finché si può).

Il Taj Mahal invece è un’altra storia. Il turismo massificato, all’inizio visto come manna dal cielo, sta diventando il suo peggior nemico. L’inquinamento – causato dalla rapida e dissennata urbanizzazione dei dintorni – ne sta mangiando le facciate bianche, mentre il flusso di turisti prosegue incessante. L’ipotesi allora è di chiuderlo al pubblico, riducendo in modo inesorabile il numero dei visitatori, che lo potranno vedere solo da lontano. Manca poco: cinque anni, forse, per dargli un’occhiata.

Tutte le altre mete a rischio (il Madagascar, le Galapagos, ad esempio) sono illustrate in questa bella infografica, che potrete trovare intera qui.

In generale, la lezione da trarre è, a nostro avviso, la seguente: si può fare turismo d’emergenza, visitando luoghi che prima o poi spariranno, ma cum grano salis: la consapevolezza che tutto cambia, anche il mondo intorno a noi, e che stiamo ballando su un abisso mutevole e capriccioso, deve essere sempre e comunque presente nelle nostre vite.