Mani Pulite, il ruolo dei media nella fine della Prima Repubblica

Mani Pulite, il ruolo dei media nella fine della Prima Repubblica

Nelle due puntate trasmesse su Sky lo scorso martedì 14 aprile, la serie televisiva 1992 ha toccato le vicende di Tangentopoli risalenti all’estate del 1992. Un episodio in particolare – la scena del tesoriere socialista Vincenzo Balzamo assediato dai cronisti – ha ricordato che, insieme al pool di Mani Pulite, l’altro grande protagonista di quel periodo fu la stampa. Nell’estate del 1992, trasformando Mani Pulite in un vero evento mediatico, la stampa affossò i partiti della Prima Repubblica. Certo, Mani Pulite e le altre inchieste sulla corruzione coinvolsero una buona parte della classe politica locale e nazionale. Confinate alle stanze delle procure, però, le indagini avrebbero avuto un effetto molto più limitato sul sistema politico.

I giornali italiani hanno fatto della corruzione il tema dominante del dibattito pubblico

Sono stati almeno due i modi in cui i media italiani – i giornali prima, le televisioni poi – hanno contribuito alla crisi della Prima Repubblica. Il primo, ovviamente, è stato quello di tenere aggiornato il pubblico sulle indagini. Dagli articoli di cronaca o dagli inviati dei telegiornali dal Palazzo di Giustizia di Milano, il pubblico venne a sapere chi era indagato, quali partiti erano coinvolti, o come un’indagine si collegava ad un’altra. Il secondo è stato quello di fare della corruzione il tema dominante del dibattito pubblico fra la primavera del 1992 e la primavera del 1994, quando le elezioni politiche sancirono la sparizione dei tradizionali partiti del dopoguerra e il successo di Silvio Berlusconi. Nel marzo 1993, per esempio, l’opposizione di stampa e opinione pubblica indusse Oscar Luigi Scalfaro a non firmare il decreto Conso, che avrebbe depenalizzato il finanziamento illecito ai partiti e “salvato” retroattivamente decine di parlamentari inquisiti.

Per capire l’atteggiamento della stampa italiana di fronte a Mani Pulite, si possono combinare due fonti. La prima fonte sono le richieste di autorizzazione a procedere emesse dalla Procura di Milano nei confronti dei parlamentari dell’undicesima legislatura (1992—1994). In particolare, le date in cui la Procura emise delle richieste relative a reati di corruzione1. La Procura doveva ottenere l’autorizzazione della Camera o del Senato, a seconda del caso, per poter indagare su di un parlamentare2. La seconda fonte sono le rassegne stampa dell’Ansa. Fino alla metà degli anni Duemila, l’Ansa ha pubblicato un riassunto giornaliero dei temi trattati sulle prime pagine dei quattro-cinque principali giornali italiani. Attraverso una ricerca per parole chiave (“corruzione”, “concussione” ecc.), si può determinare se, in un certo giorno, la rassegna della stampa italiana parlava di corruzione o argomenti affini. Pur con qualche limitazione, questo metodo permette di misurare l’attenzione che la stampa italiana ha dedicato alla corruzione nel corso del tempo.

Il grafico sottostante mostra che il picco dell’inchiesta di Mani Pulite, almeno per quanto riguarda i parlamentari coinvolti, si collocò nella primavera-estate del 19935. Il periodo di maggiore intensità fu il mese di giugno, quando i magistrati milanesi richiesero per ben 53 volte l’autorizzazione ad indagare su di un parlamentare. Alla fine dell’estate del 1992, invece, la Procura di Milano aveva emesso soltanto 12 richieste di autorizzazione a procedere, ovvero l’8% di quelle che avrebbe emesso nel corso della legislatura.  Nella primavera-estate del 1992, il pool di Mani Pulite mise sotto inchiesta decine di amministratori locali e di imprenditori lombardi – il che naturalmente non risulta dai dati sulle richieste di autorizzazione a procedere, che riguardano solo i parlamentari. Tuttavia, i dati indicano che, nell’estate del 1992, il coinvolgimento diretto della classe politica nazionale nell’inchiesta di Mani Pulite era ancora limitato. 

Il grafico mostra le date di emissione delle richieste di autorizzazione a procedere per reati di corruzione, concussione, peculato, abuso d’ufficio, e finanziamento illecito da parte della Procura di Milano durante l’undicesima legislatura (Aprile 1992- Aprile 1994). Ogni osservazione corrisponde ad una richiesta di autorizzazione. Fonte: Atti della Camera dei Deputati, undicesima legislatura.

La “copertura giornalistica della corruzione” equivale al numero di giorni al mese in cui la rassegna stampa dell’Ansa contiene almeno una parola-chiave relativa alla corruzione (corruzione, concussione, peculato, abuso d’ufficio, tangenti, mazzette, o bustarelle). La rassegna stampa Ansa si riferisce ai titoli e agli argomenti sulle prime pagine dei quattro o cinque principali quotidiani italiani. Per esempio, delle 31 rassegne stampa giornaliere pubblicate nel luglio 1992, 22 contengono parole-chiave relative alla corruzione. 

Dal confronto fra il primo e il secondo grafico emerge uno scarto notevole fra le indagini della Procura di Milano e l’attenzione della stampa al fenomeno-corruzione. Nell’estate del 1992, quando solo una manciata di parlamentari risultavano indagati, la copertura giornalistica delle inchieste aveva già raggiunto livelli altissimi, incomparabili rispetto al passato e raramente eguagliati negli anni successivi3. Ricordiamo che questi dati non si riferiscono ai trafiletti sulle pagine interne dei giornali locali, ma alle prime pagine delle principali testate nazionali. Per fare un esempio, delle 31 prime pagine del Corriere della Sera del mese di luglio 1992 (o de La Repubblica, La Stampa ecc.), risulta che ben 22 – ovvero due su tre – menzionavano vicende di corruzione4

L’andamento delle indagini e la copertura giornalistica andarono di pari passo, invece, nell’estate del 1993. Come si può facilmente immaginare, in un periodo in cui decine di parlamentari venivano indagati per corruzione e reati affini, i maggiori quotidiani nazionali dedicarono ampio spazio alla corruzione. In questo caso la stampa sembrò seguire gli eventi, più che anticiparli e amplificarli. 

L’incessante copertura mediatica convinse imprenditori e politici indagati che ormai convenisse confessare piuttosto che essere travolti

Nell’estate del 1992, dunque, la stampa italiana amplificò la portata dell’inchiesta di Mani Pulite, focalizzandosi sul tema della corruzione come non aveva mai fatto nella storia repubblicana. Il fatto che, ben prima che l’inchiesta toccasse l’apice, i giornali avessero già “sbattuto” la corruzione in prima pagina per mesi e mesi, contribuì probabilmente all’ampliamento dell’inchiesta stessa. In primo luogo, questo convinse i magistrati di avere il sostegno dell’opinione pubblica – il che in gran parte era vero – e ne motivò ulteriormente l’azione. In secondo luogo, l’incessante copertura mediatica convinse imprenditori e politici indagati, o in procinto di esserlo, che ormai convenisse confessare piuttosto che essere travolti, così da abbattere il muro di omertà che aveva ostacolato simili indagini in passato. 

Ringrazio Paolo Biondani per avermi aiutato a raccogliere alcuni dei dati usati in questo articolo, e Andrea Ceron e Marco Mainenti per aver condiviso i loro dati. 

1. Le date sono ricavate dalle stesse richieste di autorizzazione a procedere, disponibili online, e da un database compilato sulla stessa fonte da Andrea Ceron e Marco Mainenti (Ceron, Andrea, and Marco Mainenti. “Toga Party: The Political Basis of Judicial Investigations against MPs in Italy (1983-2013).” South European Society & Politics. Forthcoming (2015)). Considero solamente i cosiddetti “reati di Tangentopoli”, secondo la classificazione di Luca Ricolfi, cioè corruzione, concussione, peculato, abuso d’ufficio, finanziamento illecito, e interesse privato in atti di ufficio (Ricolfi, Luca. L’ultimo Parlamento: Sulla Fine Della Prima Repubblica. Nuova Italia Scientifica, 1993, p. 159).

2. I risultati sono sostanzialmente identici se si analizzano tutte le richieste di autorizzazione a procedere, i.e. non soltanto quelle emesse dalla Procura di Milano. L’unica differenza è che il picco delle inchieste risulta anticipato ad aprile 1993, invece che giugno 1993.

3.Per alcuni dati storici sulla copertura giornalistica delle vicende di corruzione, si veda Vannucci, A. 2009. “The Controversial Legacy of ‘Mani Pulite’: A Critical Analysis of Italian Corruption and Anti-Corruption Policies.” Bulletin of Italian Politics 1 (2): 233–64; Chang, E.C.C., M.A. Golden, and S.J. Hill. 2010. “Legislative Malfeasance and Political Accountability.” World Politics 62 (02): 177–220.

4. Lo scarto con il passato è evidente dal confronto con il luglio del 1991. Delle 31 rassegne stampa ANSA di quel mese, soltanto una conteneva riferimenti alla corruzione.

5. Altri studi riportano simili risultati, anche se in alcuni casi il livello della primavera del 1993 risulta più alto di quello dell’estate del 1992. Giglioli, Pier Paolo. “Political Corruption and the Media: The Tangentopoli Affair.” International social science journal 48.149 (1996): 381–394.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta