Porta Ticinese, quando i lavori pubblici milanesi si rivelano un fallimento

Porta Ticinese, quando i lavori pubblici milanesi si rivelano un fallimento

La sistemazione della Darsena e di Piazza XXIV Maggio, ormai quasi ultimata, è l’ennesima dimostrazione che le modalità di affidamento dei progetti e dei lavori vanno ripensate. La più diffusa modalità di affidamento delle opere maggiori, tutta italiana, è l’appalto integrato. Essa è fondata sul “progetto spezzatino”, cioè sul fatto che la prestazione progettuale è un servizio da misurare e valutare quantitativamente, per cui si può affidare senza scrupoli di sorta il progetto preliminare, quello definitivo e quello esecutivo a tre soggetti diversi, e la direzione dei lavori a un quarto soggetto.

Il caso di Porta Ticinese è stato fortunatissimo, qui la progettazione è rimasta a unico soggetto, perché affidata attraverso un concorso pubblico. Poi è stato bandito un appalto per imprese, che hanno presentato un’offerta e proposte tecniche migliorative (in questo caso limitate all’impatto del cantiere sulla vita cittadina) rispetto al progetto a base di gara. E l’impresa aggiudicatrice ha realizzato l’opera – offrendo un forte sconto – i cui lavori sono stati, tuttavia, diretti da un altro soggetto.

Oltre che un problema di civile dignità del mestiere, considerata la qualità dell’esito, il tema ha un rilievo molto più generale. Esso interessa il modo di investire le risorse pubbliche con rigore, cioè producendo la massima qualità possibile

Il soggetto che ha firmato il progetto ha stabilito le caratteristiche morfologiche principali dell’opera, e l’ha corredato con i dettagli necessari alla sua completezza e coerenza. Ma i lavori sono stati diretti da un altro soggetto che, non avendo condiviso il concetto progettuale, ha provveduto alle scelte operative necessarie al cantiere – determinandone la qualità finale – senza possedere la visione completa (e la passione) necessaria. Oltre che un problema di civile dignità del mestiere, considerata la qualità dell’esito, il tema ha un rilievo molto più generale. Esso interessa il modo di investire le risorse pubbliche con rigore, cioè producendo la massima qualità possibile.

La normativa prevede che la direzione dei lavori venga affidata al progettista – indicando così la strada maestra della esecuzione coerente dell’opera – quando l’ente pubblico committente non possieda all’interno del suo apparato le competenze. Gli enti maggiori, almeno sulla carta, le posseggono, ma potrebbero consentire invece alla pratica più corretta dal punto di vista del mestiere, riservandosi i compiti da project manager, finalizzati al controllo dei costi. Ma questo non avviene quasi mai. Oggi è visitabile gran parte della piazza e il nuovo mercato, la cui realizzazione è di una qualità davvero bassissima. La struttura dell’edificio è rivestita di lamierino metallico preverniciato, con dettagli (si veda la relazione tra copertura e pilastri degli angoli) da capannone artigianale, con superfici non complanari e bombate. Un lavoro che subirà un veloce degrado. Sul ballatoio verso la Darsena, la parete realizzata con un pannello metallico sandwich, un prodotto commerciale di scarso valore, è stata occultata da un traliccio di doghe di legno (anzi, di plastica finto legno!), utile solo a questo occultamento. Un edificio nato vecchio, e con caratteristiche energetiche critiche.

Oggi è visitabile gran parte della piazza e il nuovo mercato, la cui realizzazione è di una qualità davvero bassissima. I mille pali che arredano la piazza sono la dimostrazione dell’assenza di un progetto integrato

I mille pali che arredano la piazza sono la dimostrazione dell’assenza di un progetto integrato: evidentemente l’esecutivo architettonico non si è occupato di questi aspetti, ritenuti “tecnici”, e ogni ente responsabile dello specifico servizio (pubblica illuminazione, ATM, a2a, semafori, ecc.) ha redatto il proprio progetto con i propri criteri aziendali, senza che la direzione dei lavori provvedesse a un coordinamento unitario.

E poi quando saremo capaci di organizzare un cantiere con un impatto minore sulla vita cittadina? All’appalto hanno partecipato imprese con proposte di sospensione del traffico dei mezzi pubblici di qualche settimana, non di un anno, come è avvenuto. Manca ancora, per fretta, per incompetenza, per sottovalutazione del rispetto che si deve alla cittadinanza, la consapevolezza del rilievo che riveste questa questione. Tuttavia ci sono aspetti progettuali importanti che meritano attenzione…

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