Renzi blinda l’Italicum, ma c’è il rischio dei voti segreti

Renzi blinda l’Italicum, ma c’è il rischio dei voti segreti

Legge elettorale, adesso si chiude davvero. Mentre in commissione Affari costituzionali proseguono i lavori, nel Partito democratico si consuma l’ultimo scontro sull’Italicum. Domani sera il presidente del Consiglio Matteo Renzi incontrerà i deputati del gruppo dem. L’ultimo braccio di ferro prima di chiedere un voto convinto a favore del provvedimento, che dovrà essere licenziato senza modifiche per evitare un nuovo passaggio al Senato. Stavolta la minoranza potrebbe rispondere compatta. Almeno ottanta esponenti Pd sono intenzionati a confermare il proprio dissenso. Stamattina una riunione di Area Riformista, la corrente guidata dal capogruppo Roberto Speranza, ha confermato i propri dubbi. Se Renzi non aprirà a nuove modifiche sulla legge elettorale, domani sera la minoranza è pronta a votare contro la relazione del premier. Nessuna conseguenza immediata per l’Italicum. «Eppure – raccontano nel Pd – di fronte a questo scenario si aprirebbe una questione politica non indifferente. Preso atto del voto contrario di un terzo del gruppo, perché ostinarsi ad andare avanti?».

In realtà la minoranza spera ancora di poter riaprire il dibattito. «Continuo a credere che alcune modifiche possano migliorare la legge, allargare la maggioranza a suo sostegno, unire tutto il Pd e favorire l’approvazione di quella riforma costituzionale destinata, a sua volta, a essere perfezionata al Senato» spiega Gianni Cuperlo. Tra i deputati che passeggiano in Transtlantico si scopre che l’ottimismo non è poi troppo. Nelle ultime ore Renzi ha lasciato intendere di non voler perdere ulteriore tempo. I segnali non sembrano andare in direzione di nuove correzioni al testo di legge. Le riforme «non sono il Monopoli», ha spiegato il premier al Salone del Mobile di Milano. «Non si può ricominciare e tornare a Vicolo Corto. Dopo mesi di dibattiti e discussioni ora si decide».

La vera questione riguarda il voto di fiducia. Recentemente anche il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha confermato lo scenario. «I regolamenti lo permettono – ha spiegato l’esponente di governo durante un incontro all’università Luiss di Roma – In passato è già accaduto». Alla Camera raccontano che se il premier dovesse insistere su questa possibilità, lo scontro con la minoranza potrebbe avere conseguenze inattese. Un vero e proprio strappo. E non solo a Montecitorio, visto che a Palazzo Madama i numeri per approvare le riforme costituzionali sono evidentemente più esigui. «Dare per scontato che l’atteggiamento sull’italicum non possa avere ripercussioni sulle riforme sarebbe sbagliato – avverte il senatore bersaniano Miguel Gotor – Noi contestiamo non solo la legge elettorale, ma anche il combinato disposto con le riforme costituzionali». Diverso lo scenario se Renzi accantonerà l’ipotesi di porre la fiducia sulla legge elettorale. Un gesto che nella minoranza tutti, o quasi, considerano alla stregua di un’apertura.

Intanto da lunedì prossimo – al più tardi martedì – inizieranno i voti in commissione Affari costituzionali. E già qui i dissidenti potrebbero dividersi. Gli esponenti della minoranza presenti in commissione sono numerosi: da Pierluigi Bersani a Rosy Bindi, passando per Alfredo D’Attorre, Gianni Cuperlo, Marco Meloni e Barbara Pollastrini. I più dialoganti sono disponibili a farsi temporaneamente sostituire da qualche collega più “allineato”. Un gesto di lealtà e rispetto nei confronti del partito e delle scelte assunte dalla maggioranza in assemblea. Altri deputati dem, al contrario, non sembrano affatto intenzionati a farsi da parte. E sono pronti a presentare e discutere i propri emendamenti anche in commissione. 

Dal 27 aprile la partita entra nel vivo, la legge elettorale arriva in Aula. Difficile avanzare ipotesi. Nelle due settimane che mancano all’appuntamento saranno inevitabilmente organizzati nuovi vertici e riunioni. Se sarà stata scongiurata l’ipotesi del voto di fiducia, è probabile che la minoranza torni a marciare divisa. Alcuni deputati potrebbero seguire la linea del partito, votando il provvedimento nonostante i dubbi personali. Altri potrebbero astenersi. Ma c’è anche chi è già deciso a votare contro l’Italicum. Ipotizzare oggi uno scenario è quasi impossibile, anche se tra i renziani non si temono più di una trentina di defezioni. Eppure non sono ancora escluse battute d’arresto. A Montecitorio il fronte che si oppone alla legge elettorale si è allargato. Non solo Sinistra Ecologia e Libertà e Cinque Stelle. Archiviato il Patto del Nazareno, anche Forza Italia promette battaglia. Saranno almeno tre gli emendamenti più a rischio, quelli che il capogruppo berlusconiano Renato Brunetta considera “fondamentali”. L’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista. La possibilità di apparentamento tra primo e secondo turno. E lo spostamento dell’entrata in vigore dell’Italicum solo dopo l’approvazione della riforma costituzionale che ridisegna il Senato. Particolare non irrilevante: Forza Italia ha già assicurato che chiederà il voto segreto su tutte e tre le proposte di modifica.

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