Una firma di tutto riposoRenzi ha cambiato idea sulla crisi italiana, ma non vi ha detto nulla

L’analisi

Per raccontare la strada sbagliata presa dal governo Renzi in tema di politica economica, e gli sforzi tardivi per raddrizzarsi, bastano due numeri che sicuramente non troverete da nessun altra parte: 51 e 111. Come dite? No, non sono le nuove stime di Pina Picierno sui fantasmagorici effetti degli #80euro di bonus IRPEF. Sto semplicemente conteggiando il numero di volte in cui compaiono parole che contengono la radice “invest*” di investimenti, investono etc. rispettivamente nel Documento di Economia e Finanza del 2014 e del 2015 (più precisamente: nella I sezione, il cosiddetto “Programma di Stabilità”).

La politica economica del governo sia totalmente incentrata sugli 80 euro come strumento per spingere verso l’alto i redditi e i consumi

L’idea è questa: il DEF 2014 sembra avere sistematicamente dato meno importanza agli investimenti nello spiegare il prolungato stato di recessione dell’economia italiana rispetto a quanto invece faccia l’ultimo DEF, che menziona questo insieme di termini più del doppio delle volte. Peccato che la politica economica del governo sia totalmente incentrata sugli 80 euro come strumento per spingere verso l’alto i redditi e i consumi di (alcuni) italiani, e molto meno sul taglio delle imposte alle imprese e dunque sulla spinta agli investimenti, come anche dimostrato dall’incresciosa decisione di rimangiarsi il (piccolo) taglio IRAP per il 2014, come raccontavo qui.

Facciamo un passo indietro: appena dopo l’insediamento del governo Renzi nel febbraio dello scorso anno è partito un dibattito intenso sull’opportunità relativa di tagliare l’IRAP oppure l’IRPEF sui redditi più bassi. Già allora sul Corriere della Sera mi ero schierato a favore dell’idea di intervenire in maniera decisa l’IRAP al fine di spingere gli investimenti, che erano (e sono) la componente più debole della domanda aggregata: in particolare, ricordavo come dal 2009 al 2013 gli investimenti privati sono scesi dal 21 al 17% del Pil italiano.

A onor del vero, con la Legge di Stabilità del 2015 il governo Renzi ha provato a cambiare rotta prevedendo tagli agli oneri contributivi su nuove assunzioni a tempo indeterminato, e riproponendo un nuovo taglio dell’IRAP a partire dal 2015, attraverso l’eliminazione del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla sua base imponibile.

Dal punto di vista economico Renzi dovrebbe farsi venire qualche dubbio corposo sulla reale utilità degli #80euro

Ahinoi non basta: quasi 10 miliardi di euro sono impiegati annualmente per finanziare il bonus degli #80euro, che è coerente con l’approccio di finanza pubblica del 2014, e non con la maggiore enfasi (giustamente) data agli investimenti nel DEF 2015. Politicamente non sarebbe la più facile delle scelte, ma dal punto di vista economico farebbe bene Renzi a farsi venire qualche dubbio corposo sulla reale utilità degli #80euro: purtroppo non lo farà.

L’amara verità del DEF 2015 è che esso si basa largamente sul miglioramento delle condizioni economiche esterne, dovuto al Quantitative Easing (QE) della Banca Centrale Europea e al basso prezzo del dollaro: il QE tiene bassi i tassi di interesse e contribuisce alla svalutazione dell’euro contro il dollaro, a vantaggio dell’export, mentre il calo drastico del prezzo del petrolio aiuta le imprese dal lato dei costi. Un approccio di politica economica sbagliato  — anche nella timidezza mostrata nel taglio della spesa pubblica corrente — può essere purtroppo mantenuto più a lungo in presenza di circostanze favorevoli che ne nascondono i difetti.

Purtroppo il DEF 2015 finge che il bel tempo macroeconomico regalato da Draghi ed emiri splenda per molti anni: una pericolosa illusione a cui il governo irresponsabilmente si aggrappa.