Una firma di tutto riposoLa nonnina di Renzi che va in pensione prima? In realtà è il lupo Damiano

La favola di Cappuccetto Rosso

È stato più forte di me. Quando – durante la conferenza stampa sul cosiddetto “Bonus Poletti”- il Presidente del Consiglio Renzi ha tirato fuori la storia della nonna di “61, 62, 63 anni” a cui bisognerebbe permettere di andare in pensione “due o tre anni prima” per badare al nipote, mi è venuta una strana allucinazione (cit.): dentro i vestiti della giovane nonnina renziana si nascondeva il Lupo Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ex sindacalista della CGIL, pronto a papparsi in un sol boccone la giovane Riforma Fornero delle pensioni. 

In che modo? Naturalmente non siamo nel mondo cruento di Cappuccetto Rosso (NdA: in questa storia nessun colore è stato torturato per diventare rosso), quanto piuttosto nel mondo costoso di un sistema pensionistico a ripartizione, cioè “senza tesoretto”. Come raccontavo più precisamente qui, in un sistema pensionistico “senza tesoretto” le pensioni attuali sono pagate dai contributi previdenziali pagati dai lavoratori di oggi e – se questi contributi non bastano – il “buco” viene riempito dalle imposte: non esiste nessun tipo di tesoretto conservato chissà dove, in quanto i contributi passati sono stati già utilizzati per pagare le pensioni passate. In questo mondo, se la popolazione invecchia e non si vogliono abbassare le pensioni o alzare troppo le tasse e i contributi, l’unica soluzione per tenere in piedi il sistema consiste nell’alzare l’età pensionabile.

Purtroppo la realtà economica delle cose non trova molto spazio dentro lo spensierato storytelling renziano, dove i conti tornano sempre e le storie sono a lieto fine, perché non ci si pone mai il problema di chi li paga, questi conti: la giovane nonna di circa 60 anni va in pensione due o tre anni prima accettando di ricevere una pensione mensile di “20-30-40 euro” più bassa, e tutti vissero felici e contenti. 

In questo mondo, se la popolazione invecchia e non si vogliono abbassare le pensioni o alzare troppo le tasse e i contributi, l’unica soluzione per tenere in piedi il sistema consiste nell’alzare l’età pensionabile.

Intendiamoci: in un mondo ideale dove i politici non intervengono con le loro furbizie si può architettare uno schema equo, in cui il numero maggiore di anni durante i quali la persona riceve la pensione viene esattamente compensato da una pensione più bassa durante tutti questi anni. Tuttavia, questo calcolo “equo” può essere fatto con troppo ottimismo, e c’è sempre spazio per politici che –di fronte a pensioni anticipate troppo basse a motivo di questo calcolo- si straccerebbero le vesti per aumentarle, così da rendere lo schema iniquo e finanziariamente insostenibile. 

E non dimentichiamoci il tema della liquidità, che è cruciale per un paese come il nostro, gravato da un debito pubblico mastodontico: nel breve-medio termine i prepensionamenti contribuiscono sempre ad aumentare il deficit, perché chi beneficia del prepensionamento non paga più i contributi (minori entrate) e riceve un pagamento anzitempo (maggiori spese). 

Ma restiamo nel mondo delle fiabe: come insegna lo schema di Propp, una fiaba ben fatta deve sempre contenere una rottura dell’equilibrio iniziale, seguita dalle peripezie dell’eroe per ristabilire l’equilibrio. Detto in altri termini, una favola ben fatta deve contenere tensione e realismo, ingredienti che ahinoi nella favola della nonnina renziana mancano, rendendola un po’ insipida, vacua.

Entriamo dunque a piè pari nello storytelling renziano, facciamogli pelo e contropelo, inseriamo la giusta tensione: dietro la nonnina che vuole passare più tempo con il nipote andando in pensione anzitempo c’è il Lupo Damiano che non riesce proprio a digerire la riforma Fornero delle pensioni, e soprattutto l’aumento dell’età pensionabile, che di questa riforma è il cardine. L’idea –errata- del Lupo Damiano è che il numero di posti di lavoro sia fisso (come direbbero gli economisti: la domanda di lavoro è data) e dunque l’unico modo per dare un lavoro ai giovani stia nel prepensionare i lavori anziani. Il costo per il bilancio pubblico di questa scelta (cioè per i pagatori di tasse) è un problema secondario per il Lupo Damiano. Come è un problema secondario il rischio/certezza che le tasse e i contributi non scendano mai in maniera permanente, appunto perché bisogna finanziare i prepensionamenti: al Lupo Damiano sembra impossibile che agli imprenditori possa venire più voglia di investire e creare occupazione soltanto se vedono davanti a se stessi un quadro futuro di imposte che scendono in maniera prevedibile.

Entriamo dunque a piè pari nello storytelling renziano, facciamogli pelo e contropelo, inseriamo la giusta tensione

Ecco dunque il vaccino contro le favole renziane: le “poche” volte che vedrete Renzi in televisione raccontare la sua fiaba della nonna da mandare in pensione, chiudete gli occhi e immaginatevi la realtà che sta dietro la finzione: attenti al Lupo dei Prepensionamenti che si nasconde dentro i vestiti della nonna, sogghignando. 

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