La tentazione delle pensioni anticipate

La tentazione delle pensioni anticipate

Il capitolo pensioni è sul tavolo del governo. E il pensionamento anticipato è una delle ipotesi di modifica delle legge Fornero che più solletica i palati di Palazzo Chigi (e non solo). «Se però lo diciamo adesso sembra che sia un’operazione di campagna elettorale», ha detto Matteo Renzi nella direzione Pd del 21 maggio. E in effetti il dubbio c’è, dopo che la sentenza della Consulta sul mancato adeguamento pensionistico ha gettato un’ombra sul governo e sulla tenuta dei conti pubblici. Di certo, bisognerà aspettare la legge di stabilità per definire i punti principali, quindi c‘è ancora da aspettare. E, soprattutto, da valutare se i conti pubblici possano reggere davvero l’ipotesi del prepensionamento. Nella riforma Dini del 1995 era prevista la possibilità della pensione anticipata, ma – visti i costi – le riforme successive hanno via via ridotto la flessibilità in uscita.

Quale riduzione? L’idea oggi è di nuovo quella di dare la possibilità di un’uscita flessibile dal mercato del lavoro in cambio di una riduzione dell’assegno. «Se una donna a 61, 62 o 63 anni», ha detto Renzi, «vuole andare in pensione due o tre anni prima, rinunciando a 20-30-40 euro, per godersi il nipote anziché dover pagare 600 euro la baby sitter, bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino. Le normative del passato sono intervenute in modo troppo rigido». Il Sole 24 ore del 20 maggio, però, ha pubblicato una simulazione di quanto sarebbe il taglio della pensione nel caso in cui si dovesse uscire dal mercato del lavoro prima. Il risultato smentisce l’esempio di Renzi: l’anticipazione di quattro anni, andando in pensione a 62 anni anziché a 66, comporterebbe una perdita del 20-30% dell’importo della pensione, ben superiore ai 20-30 euro prospettati dal premier. 

Le idee in campo Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, l’ipotesi più accreditata potrebbe essere quella di calcolare tutta la pensione con il metodo contributivo, in modo da permettere l’uscita anticipata. Il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, ha presentato un disegno di legge delega sulla flessibilità pensionistica, molto simile a quello presentato alla Camera da Cesare Damiano. Il disegno di legge prevede la possibilità di pensionamento anticipato a 62 anni d’età e con 35 anni di contributi, a fronte di una riduzione annua del 2% fino a un massimo dell’8 per cento, come riporta il Corriere. I disegni di legge presentati da gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione sul tema sono circa una dozzina con proposte diverse, dalla pensione anticipata con 41 anni di contributi alla cosiddetta Quota 100, secondo la quale per accedere al pensionamento il lavoratore deve raggiungere il valore 100 sommando età anagrafica e anni di contributi. Il 3 giugno prossimo il ministro Poletti è atteso in commissione Lavoro della Camera per discutere delle ipotesi sul tavolo. Saranno poi sentiti anche il presidente dell’Inps Tito Boeri e il sindacati.

Cosa si fa nel resto del mondo In Europa non sono pochi i Paesi che permettono il prepensionamento. L’Austria è uno di questi, anche se negli ultimi anni i requisiti per accedervi sono stati inaspriti, e per ogni anno anticipato rispetto all’età pensionistica c’è una riduzione di quasi il 5% fino al 15 per cento. Stessa cosa ha fatto il Belgio, prevedendo un innalzamento dei requisiti per il prepensionamento a partire dal 2016. In Polonia è possibile andare in pensione prima, ma con un assegno dimezzato. In Grecia, dove pure l’età pensionabile è stata innalzata a 67 per gli uomini e a 65 per le donne, è prevista la possibilità di un’uscita anticipata con una riduzione di un 200esimo per ogni mese di anticipo.

In Francia il periodo di contribuzione minimo per andare in pensione è stato innalzato da 40 a 43 anni entro il 2035. Chi avrà raggiunto il requisito potrà anche andare in pensione a 60 anni, con una riduzione dell’assegno calcolata in maniera proporzionale all’età e ai contributi versati. La possibilità esiste anche in Olanda, che pure ha previsto un innalzamento della soglia dell’età pensionabile. In Portogallo invece il prepensionamento è stato sospeso nel 2012. Il peso per le casse pubbliche risultava eccessivo. E l’età pensionabile è stata innalzata fino a 67 anni nel 2029. La possibilità esiste invece in Spagna, a patto che ci sia un periodo di contribuzione minima di 33 anni. In Germania, dove l’età per andare in pensione salirà da 65 anni fino a 67 entro il 2029, l’uscita anticipata è possibile con una riduzione pari al 3,6 per cento del trattamento per ogni anno di ritiro prima dell’età stabilita. In Inghilterra, così come in Svezia, non è prevista invece alcuna possibilità di pensione anticipata. Dall’altra parte dell’Oceano, negli Stati Uniti, idem.

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