In vacanza con la mamma o con il papà? L’associazione Smallfamilies, nata per dare voce alle famiglie monogenitoriali (che in Italia sono il 16%), torna in libreria con il libro SmALLholidays, che racconta come si trascorrono le vacanze nelle famiglie scomposte e ricomposte. Un ritratto della famiglia contemporanea intorno al “piano ferie”, tracciato tramite i racconti autori noti e meno noti, con una prefazione del filosofo Salvatore Veca. Vi proponiamo il racconto di Diego Abatantuono.
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Mi sono separato da Rita quando Marta, nostra figlia, era ancora una piccola bambina. Ricordo vacanze organizzate sul set, un po’ per le tempistiche, un po’ per i luoghi in cui si girava. Nello specifico, Mediterraneo, sull’isola greca di Kastellorizo. Ho nella memoria alcune immagini a metà tra la finzione del film e la realtà. Comparivano attori vestiti da soldati e, all’improvviso, lei, Marta, con i capelli corti, un vestito leggero, pronta per andare al mare.
Il cinema qui ha un ruolo fondamentale, per molte ragioni. Intanto la separazione e l’inizio del rapporto con Giulia, che sarebbe diventata la mia seconda moglie e la madre di Matteo e Marco, avvenne in concomitanza con un cambio fondamentale nelle mia carriera. Passavo dalla Viulenza del personaggio che mi aveva dato popolarità e fortuna, ad un genere nuovo, ad una recitazione più matura e drammatica, grazie soprattutto all’incontro con Pupi Avati, regista di Regalo di Natale, una persona che sarebbe diventata molto importante per me, come un padre artistico preziosissimo. Così, in quegli anni, poco dopo la separazione, speravo che succedesse qualcosa del genere anche alla mia ex moglie, Rita. Ero spaventato dall’idea che si fidanzasse, ad esempio, con un architetto finlandese o con un ristoratore spagnolo o con un fabbro polacco. Insomma con qualcuno che potesse produrre un trasloco, allontanandomi da mia figlia. Cercavo il più possibile di tenere assieme la mia famiglia, al completo, e i miei amici, con la speranza che tra questi saltasse fuori un uomo gradito e adatto. Marta ha avuto attorno i miei compagni-colleghi a tempo quasi pieno. Gigio Alberti, Antonio Catania, Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Cederna…Il destino fece il resto perché Rita scelse Gabriele Salvatores, mio vecchio amico e regista. Una mossa ideale. Lavoravamo insieme e così Marta, per una ragione o per l’altra, continuavo a vederla, senza produrre alcun trauma o dilemma. Potevamo stare insieme sul set perché la sua mamma aveva deciso di stare vicino a Gabriele, così come potevamo stare insieme perché avevamo deciso di lasciare Marta con me per qualche tempo.
Cercavo il più possibile di tenere assieme la mia famiglia, al completo, e i miei amici, con la speranza che tra questi saltasse fuori un uomo gradito e adatto
Sono stato fortunato. Sono state intelligenti sia Rita che Giulia, sempre capaci di accompagnare Marta in una crescita meravigliosa, che si è trasformata ulteriormente quando sono arrivati i suoi fratelli, Matteo e Marco. In aggiunta, per dire di un’armonia autentica, poco dopo la nascita dei miei due figli decidemmo di trasferirci a Lucca, la città di Rita, la città di Marta, un luogo in cui lei ha potuto davvero fare gruppo con i fratelli.
Anche per questo non ho mai avuto a che fare con la gelosia. Se un padre che si separa è geloso dei propri figli significa, secondo me, che il problema sta altrove, a monte, chissà dove. Anzi, penso che sia stato divertente e utile avere a che fare, per Marta, con due figure vicine, diverse ma compatibili. Gabriele ed io siamo molto diversi, abbiamo gusti e abitudini diverse. Io molto esuberante, lui più riservato. Io più espansivo, lui più riflessivo. Nella casa di Rita, a Lucca, c’era a quel tempo una stanza, chiamata “la stanza di Gabriele”, dentro la quale si trovava un videogame. Un monitor e due joystick molto rudimentali rispetto a quelli in uso oggi, fissati ad un tavolino di vetro con delle piccole ventose. Durante le partite, Gabriele muoveva il suo joystick con impassibile precisione mentre io, preso dalla foga del gioco, staccavo continuamente le ventose. Decidemmo, nell’ilarità generale, di fissare i due attrezzi al tavolino con del nastro adesivo da pacchi. Niente da fare. Quando una partita diventava intensa, sollevavo il joystick e l’intero tavolino. Così finimmo per fissare il tavolo al pavimento. Questo per dire quanto l’ironia e il divertimento fossero capaci di ammorbidire ogni diversità.
Se un padre che si separa è geloso dei propri figli significa, secondo me, che il problema sta altrove, a monte, chissà dove
Ho molte immagini piacevoli che riguardano quegli anni. Per esempio, negli Stati Uniti, non ricordo per quale ragione, Gabriele ed io ci trovammo a spiegare a qualcuno chi fosse Rita, presente in quel momento. Entrambi dicemmo: “È nostra moglie”, mentre questo qui, di fronte a noi, ci guardava allibito.
Ma l’aneddoto più divertente lo raccontano sempre Marta e Gabriele. Era bambina e si erano conosciuti da poco tempo, così come da poco Marta aveva conosciuto Giulia. Non credo che a quell’epoca fosse del tutto contenta, stava un po’ sulle sue. Un giorno si trovava in auto, sola con Gabriele alla guida. Gli chiese: “Tu sai chi sono i gay?”. Lui, in leggero imbarazzo cercò di fornire una spiegazione esauriente e semplice, parlando di persone che scelgono di voler bene a uomini o donne dello stesso sesso. Silenzio. Seconda domanda di Marta: “Ma tu vuoi bene alla mia mamma?”. Risposta: “Si, certo”. Al che Marta dice: “Ma allora perché papà dice che sei gay?”.
Si, molto divertente. E tipico, mio, per certi versi. Credo che, allora, stessi cercando in ogni modo di minimizzare la separazione. Ma questo racconto, condiviso sin dai primi tempi come una fotografia di famiglia, dimostra quanto il senso del bene, di ogni protagonista della nostra storia, sia stato dominante. Abbinato ad una ironia indispensabile. Marta adesso ha trent’anni, è una donna meravigliosa. Ha rapporti felici con me, suo padre, con Rita, sua madre, con Giulia, mia moglie, con i suoi fratelli. Non a caso suo marito, Matteo, a me spesso pare un altro figlio, un cardine pure lui, della nostra vita.
*tratto dal libro SmALLholidays