Portineria MilanoRenzi non basta, vince l’astensione: le elezioni stanno diventando inutili

Renzi non basta, vince l'astensione: le elezioni stanno diventando inutili

«L’astensionismo è un problema secondario». Parola di Matteo Renzi dopo le elezioni regionali in Emilia Romagna nel novembre del 2014. Il presidente del consiglio festeggiava la vittoria del Partito Democratico in una regione dove non votò neppure il 40% degli aventi diritto. In Calabria andò persino peggio, con il 37,7%, mentre nel 2010 si toccò quota 68. Percentuali di partecipazione al lumicino quelle di sette mesi fa che potrebbero ripresentarsi a fine mese in occasione della tornata elettorale dove andranno al voto ben sette regioni, di cui alcune importanti come Veneto, Campania, Puglia, Toscana e Liguria. Eppure I dati in arrivo dal Trentino Alto Adige e dalla Valle D’Aosta del 10 maggio 2015, non fanno che spaventare ancora di più, con un calo di votanti di 5 punti percentuale in entrambe. E negli stessi partiti la percezione è che non andare a votare stia diventando un trend su cui bisogna al più presto fare i conti e trovare una soluzione.  

Secondo i sondaggisti «la responsabilità non è di Renzi, ma anche del centrodestra che non ha ancora individuato un leader forte». Ma di mezzo c’è anche una sfiducia sempre più massiccia nei confronti delle istituzioni – in particolare le regioni massacrate dalle inchieste della magistratura – e di una politica che cercava il riscatto dopo anni di berlusconismo anteposto alla sinistra di Pier Luigi Bersani. Giovani leader come Matteo Renzi e Matteo Salvini non bastano. I dati sull’affluenza testimoniano che le parole del presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino di un anno fa non si sono rivelate azzeccate: «Con la Renzi la gente torna a votare», disse. Invece no. La parabola discendente continua a essere sempre più un problema, soprattutto per la tenuta delle istituzioni e per la sovranità stessa della politica. Il caso Trentino Alto Adige non può passare inosservato, come hanno dichiarato gli stessi candidati. Il rieletto sindaco di Trento, Alessandro Andreatta  lo ha detto chiaro e tondo: «Il Pd è andato bene, l’astensionismo è una sconfitta della politica, dei partiti, un pò di tutti». Ma è sempre lo stesso discorso che si ripete a urne chiuse da anni.

Del resto le elezioni ormai non sembrano servire neanche più. In cinque comuni trentini non è stato raggiunto il quorum e per questo potrebbero essere commissariati. È successo a Brez non si è per un soffio (49,5% ovvero 305 elettori su 616, la scorsa volta 84,4%). Ma negli altri quattro è stato un marasma. Come a Faedo (38,7% ovvero 213 elettori su 551, la scorsa volta 58,2%), Roncegno Terme (45,6% ovvero 1437 elettori su 3148,la scorsa volta 63,4%), Samone (46% ovvero 334 elettori su 726,la scorsa volta 79,1%) a Mezzano si è recato alle urne il 50% esatto degli elettori (723 si 1446, la scorsa volta 78,2%). E poi c’è il dato politico di calo dei voti per gli stessi partiti rispetto alle precedenti elezioni europee. 

Il Partito Democratico passa al 29,6% a Trento rispetto al 49,1% di un anno fa, dal 35,7 al 16,9 a Bolzano. Certo le variabili sono molto differenti. Anche perché, come annotato dalla Stampa, c’è da annotare il largo proliferare di liste civiche che hanno drenato voti ai partiti. Il discorso non è diverso per il Movimento Cinque Stelle che vede in appena due anni dimezzare i voti raccolti, anche se Beppe Grillo canta vittoria sul suo sito. «A Bolzano sono stati eletti 4 consiglieri, passando dal 4% al 9,3%, per la prima volta 3 consiglieri a Trento, altrettanti a Drò, Riva Del Garda e Mori, dove il MoVimento raggiunge il 17,3% dei voti e si afferma come seconda forza politica» si legge in un post. Eppure a Bolzano i voti di lista raccolti alle politiche del 2013- alla Camera nello specifico – furono 11225, alle Europee del 2014 si arrivò a 7029, il 10 maggio di quest anno sono stati 3756.