Salvini non può parlare: «È violento, giusto contestarlo in tutti i modi»

Salvini non può parlare: «È violento, giusto contestarlo in tutti i modi»

Matteo Salvini non ha diritto di parola. Le contestazioni durante i comizi del leader leghista sono giustificate dalla sua violenza verbale, dalla campagna d’odio alimentata contro migranti e centri sociali. «Se Salvini si presenta davanti a un campo rom chiedendo l’intervento delle ruspe, chi si sente alternativo al suo progetto politico e culturale deve provare in tutti i modi a contestarlo». Amedeo Ciaccheri è il portavoce del centro sociale La Strada, una delle realtà più radicate a Roma. In oltre venti anni di attività la struttura è diventata uno dei punti di riferimento nel popolare quartiere della Garbatella. A febbraio, in concomitanza con il comizio di Salvini a piazza del Popolo, sono stati proprio i ragazzi del Csoa La Strada, in coordinamento con gli altri centri sociali della città, a organizzare un lungo corteo contro l’iniziativa leghista. E sempre loro, pochi giorni fa, hanno dato vita a una manifestazione per scongiurare l’arrivo del leader padano nel quartiere. E la libertà di espressione, principio cardine della democrazia? Ciaccheri se la prende con le provocazioni di Salvini, le sue campagne politiche «anche violente, destinate solo a far crescere il proprio consenso elettorale». Progetti che però hanno un discreto seguito nella Capitale. Un anno fa il leghista Mario Borghezio ha conquistato i voti per il Parlamento Europeo proprio nelle periferie romane. «Sono campagne elettorali costruite sulle contraddizioni mai risolte di questa città – continua il portavoce del centro sociale La Strada – Non hanno soluzioni, raccolgono consenso solo individuando i colpevoli da eliminare: rom e migranti».

Salvini gira per l’Italia in vista delle Regionali e ovunque viene duramente contestato. Ma non ha anche lui il diritto di manifestare liberamente le sue idee?
Salvini gira l’Italia per raccogliere consenso attorno alla sua proposta politica razzista. Sta facendo i conti con la realtà: in tutte le città del Sud, ma anche nel suo Nord, lui per primo ha contribuito a creare un’atmosfera di rifiuto rispetto a quello che rappresenta. 

Anche lei giustifica le azioni di chi non permette a Salvini di parlare in piazza?
Queste azioni si giustificano da sole, non le devo giustificare io. È una risposta non organizzata né coordinata – in alcune città non ci sono neppure referenti riconoscibili dei centri sociali – partita quando Salvini si è presentato fuori dai campi rom chiedendo l’intervento delle ruspe. Il suo non mi sembra un messaggio di pace, semmai di conflittualità.

Almeno prenderà le distanze dalle azioni violente che sono accadute in questi giorni.
Io non sono direttamente coinvolto, quindi non posso prendere le distanze. Come potrei prendere le distanze da una vicenda a cui non ho assistito? Però credo che se Salvini si presenta in piazza chiedendo l’intervento delle ruspe o lanciando messaggi d’odio, chi si sente alternativo al suo progetto politico e culturale deve provare in tutti i modi a contestarlo. 

Non rischiate di fare il gioco del leader leghista? Più diventa una vittima, più voti raccoglie alle elezioni. 
Penso che l’esposizione mediatica di Salvini sia indipendente dalle contestazioni. Ultimamente ha conquistato la scena pubblica, è sempre ospite in tutti i salotti televisivi: ecco il vero motore del suo consenso. 

Eppure Salvini dice che i contestatori agevolano il premier, perché se la prendono con il suo unico oppositore. Vi ha definito “protettori armati del renzismo”.
Se vogliamo trovare un beneficiario dell’azione di Salvini quello è proprio Renzi. Ormai sono funzionali l’uno all’altro. Probabilmente il leader leghista non si è accorto che in molte delle contestazioni che lo hanno accolto c’erano striscioni con scritto “né con Renzi né con Salvini”. 

Intanto il leader della Lega ha iniziato a chiedere con insistenza la chiusura dei centri sociali.
Salvini è l’ennesimo. Era un tema tipico degli anni Novanta. Evidentemente si è accorto che in questi vent’anni abbiamo costruito vere e proprie reti sociali attive. A lui interessa la chiusura di spazi che ormai rappresentano forme di welfare alternativo, realtà autogestite che operano attorno a temi come l’immigrazione e la scuola. Ecco perché Salvini fa passare il messaggio che siamo tutti cattivi. Peccato che è proprio il narratore di questa storia ad essere tornato a imbracciare forme di contrapposizione, anche violente, pur di far crescere il proprio consenso elettorale.

Forme di welfare alternativo? Concretamente cosa fate al centro sociale La Strada?
Anzitutto il nostro è uno spazio di cultura alternativa e accessibile. Dove si può vedere un concerto o una rappresentazione teatrale sottoscrivendo una cifra simbolica. Il nostro centro sociale organizza in maniera autogestita una scuola di italiano per migranti e un centro popolare che offre assistenza agli studi per combattere la dispersione scolastica. Offriamo un luogo dove le associazioni che operano sul territorio possano incontrarsi per costruire socialità. Senza dimenticare l’esperienza di un’osteria sociale e una ciclofficina. 

Lo scorso febbraio Salvini ha organizzato una manifestazione a Roma, a piazza del Popolo. In quell’occasione avete organizzato un corteo per cercare di fermare la sua iniziativa. 
Quello che è successo quel giorno è simbolico. Da una parte si sono presentate le varie realtà che hanno aderito al suo progetto politico. Anche se erano molti meno di quelli che Salvini si aspettava. Quasi tutti sono arrivati con pullman dal Nord Italia, gli unici soggetti romani presenti erano quelli di CasaPound che ormai sono diventati i partner ufficiali della Lega. Dall’altra parte c’era una manifestazione nata dal coordinamento dei centri sociali, che ha visto almeno 30mila persone sfilare in maniera pacifica. Un corteo, vorrei ricordare, che non ha visto alcun momento di tensione. 

Ammetterà che c’è anche una parte della città che simpatizza per il progetto di Salvini. Mario Borghezio ha girato per mesi le periferie di Roma, e proprio qui ha conquistato i voti per essere eletto al Parlamento Europeo.
Certamente, Borghezio ha trovato quel consenso costruendo una campagna elettorale sulle contraddizioni mai risolte di questa città. Mai risolte dalle giunte di centrosinistra, ma neanche da quelle di centrodestra. Una campagna in cui non è riuscito neppure a presentare una proposta politica per Roma. Ha semplicemente raccolto consenso dove ci sono problemi. L’unica soluzione che ha proposto è stata l’individuazione dei nemici, dei colpevoli da allontanare: i rom e i migranti.

Pochi giorni fa Salvini è tornato a Roma. Voleva venire a Garbatella, ma le forze dell’ordine lo hanno sconsigliato. Voi avevate persino preparato un apposito “comitato d’accoglienza”.
Noi abbiamo organizzato una manifestazione che ha visto scendere in strada il nostro centro sociale, ma anche le associazioni del territorio, i comitati di quartiere, un sacco di bambini. Abbiamo dato appuntamento a Salvini portando in piazza le nostre attività quotidiane. 

Insisto, non crede che bloccare l’ingresso di Salvini nel quartiere rappresenti una forma di protesta ben poco democratica? 
Le faccio io una domanda. È poco democratico che una comunità decida di rappresentare se stessa in una piazza con tutte le sue multiculturalità? O forse è poco democratico un provocatore che viene per raccogliere consenso elettorale, e se ne va dopo due ore di comizio insultando chi vive il territorio?