Elegia per un pallone di plastica

Elegia per un pallone di plastica

Gli eroi facevano acrobazie incredibili. Palleggiavano con destrezza, stoppavano in aria, calciavano con una coordinazione stupefacente. Queste acrobazie gli eroi le facevano in cortili di forma irregolare, con un pallone rosso arancione di gomma dura. Quando gli stessi eroi si trovavano su un campo di terra battuta dalle dimensioni rettangolari, con le scarpette ai piedi e un pallone di cuoio vero da calciare, non erano più loro. Inciampavano sul pallone, più niente andava come doveva andare. La differenza era nel tipo di pallone, era un problema di leggerezza, di traiettoria. Quegli eroi erano erano campioni da Super Santos.

Di Super Santos però non ce n’era uno. Quello fabbricato dalla Mondo, quello ufficiale, si trovava nei negozi di giocattoli in città. Al mare, invece, la gente si doveva accontentare di un’imitazione. Che non si trattasse dell’originale si intuiva dalla stampa del marchio, sbiadita, sfocata, dalle cuciture imprecise, dalle imperfezioni vistose. O almeno questo era quello che si deduceva all’epoca, perché non ci sono conferme delle contraffazioni da parte di nessuno, anche perché quando l’imitazione non riguarda borsette di lusso e vestiti di marchi celebri passa sotto silenzio, e in fondo nessuno potrebbe stimare in modo preciso quanti Super Santos si vendessero all’epoca in prossimità delle spiagge italiane. Chiunque ci provasse, probabilmente sbaglierebbe per difetto.

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