Al di là dei consigli di Dominique Strauss-Kahn su come si deve trattare la questione greca (“imparare dagli errori, bloccare i prestiti e non esigere i debiti almeno per due anni” – la cosa più importante, visto il personaggio, è proprio “imparare dagli errori”), e lasciando stare le corse agli sportelli dei correntisti, va ricordato che, come si suggerisce da più parti, quella di non ripagare i debiti e andare in default sarebbe, per i Greci, una vecchia abitudine. Almeno, databile al IV secolo a. C.
Bisogna tornare al periodo della Lega Delio-Attica, cioè una confederazione di città-stato greche, con a capo Atene, in funzione anti-persiana. Serviva a creare uno strumento per finanziare le guerre e creare un’associazione di mutua difesa delle città che ne facevano parte. I congressi annuali delle varie città si tenevano a Delo, isola delle Cicladi. Lì, fino al 454 a. C., veniva custodito anche il tesoro della Lega (poi Pericle lo portò ad Atene, dove “era più al sicuro”, e ne sancì la indiscutibile leadership).
La questione, nonostante le numerose testimonianze archeologiche, non è molto chiara. Come si ricorda qui, con la lega Delio Attica, il tempio di Apollo a Delo (come molti altri templi, ad esempio quello celebre di Delfi) si specializza in un’attività di gestione finanziaria. In sostanza, diventa una sorta di banca. Si specializza nel rapporto debitore-creditore con entità sovrane, le città stato, e fornisce prestiti e finanziamenti (in genere per far fronte alle carestie, ma più spesso per far fronte alle spese militari). Dal canto suo riceveva un tributo annuo da parte di tutte le città che facevano parte della Lega.
Ebbene, molti anni dopo la sua fondazione (le guerre persiane erano finite con la vittoria dei Greci, la guerra del Peloponneso era conclusa, con la vittoria di Sparta su Atene), arrivò il primo default. Fu in un periodo compreso tra il 377 e il 373 a.C, (quattro anni, più o meno come oggi). Tredici città, che avevano preso a prestito ingenti somme dal tempio, dichiararono che non le avrebbero restituite. Due di queste, in modo totale: nemmeno una dracma. Le altre, in modo parziale, ma comunque significativo. Le finanze del tempio ne risentirono, ci fu poco spazio per le trattative, e i soldi vennero meno.
Però, come avrebbe detto il Dominique Strauss-Kahn dell’epoca, gli amministratori ebbero modo di “imparare dai propri errori”. E per il secolo successivo smisero di trattare prestiti con organismi governativi e scelsero, sempre di più, di concedere crediti ai privati.