Oxi o Nai? Votano i greci, ma è il primo referendum europeo

Meno cinque

L’accorato annuncio che nella notte tra venerdì e sabato Alexis Tsipras ha rivolto ai cittadini greci con il quale li ha invitati a recarsi alle urne domenica 5 luglio per esprimersi sull’accordo in discussione a Bruxelles, ha superato i confini nazionali ed è arrivato negli altri 27 Paesi membri. Con la partenza, in anticipo di Yanis Varoufakis dai lavori dell’Eurogruppo in programma sabato scorso nella capitale belga, era ormai chiaro il montare in Europa di due “comitati” referendari transnazionali. Quello dell’Oxi (No) e quello del Nai (Si). Al di là della confusione che a prima lettura i due schieramenti possono creare a un lettore italiano, le pagine dei nostri giornali, tanto quelle cartacee quanto quelle on line sono state inondate da endorsement per l’uno e l’altro gruppo.  Due “Comitati” al loro interno molto eterogenei, che rischiano di subire modifiche sostanziali nelle prossime ore a seconda di come evolverà la situazione.  

A capo dell’Oxi, fino a oggi, il carismatico Alexis Tsipras, che in questi giorni è in più occasioni ricorso alla cara vecchia televisione per spiegare ai cittadini il perché di una scelta che ha di fatto dato alla Grecia un assaggio del default, ancora prima della sua ufficializzazione. Nelle parole del Premier greco l’Oxi è si un rifiuto, ma soltanto all’Europa dell’austerità e del diktat della troika. Nessun rifiuto dell’euro, né volontà di uscire dall’Eurozona, dunque. Anche se su questo punto il governo greco è apparso molto meno certo e più confuso che sull’avversione nei confronti della tecnocrazia in vigore a Bruxelles. Il popolo greco dell’Oxi che lunedì sera ha riempito Piazza Syntagma, ha potuto contare sul supporto di uno degli economisti premio Nobel Paul Krugman, che dalle pagine del New York Times ha espresso tutta la solidarietà nei confronti del popolo greco impegnato in queste ore nella difesa del proprio futuro. Più o meno lo stesso tono che in salsa nostrana hanno utilizzato Barbara Spinelli su “La Repubblica” e Cristian Raimo su “Internazionale” parlando si di Grecia, ma rivolgendosi ai cittadini italiani.  

Se in Grecia si raduna sotto le bandiere dell’opposizione, tra cui spiccano alcuni degli autori dell’attuale disastro economico ellenico, il fronte del “Nai” in Europa trova i volti di Jean Claude Juncker e Angela Merkel. Non proprio due beniamini del cittadino medio europeo

Il fronte del “Nai” presenta, invece, un deficit di simpatia già in partenza. Se in Grecia si raduna sotto le bandiere dell’opposizione, tra cui spiccano alcuni degli autori dell’attuale disastro economico ellenico, in Europa trova i volti di Jean Claude Juncker e Angela Merkel. Non proprio due beniamini del cittadino medio europeo. Contro di loro il fuoco di fila degli stessi intellettuali, scrittori e giornalisti che hanno appoggiato l’Oxi. Juncker, che capito il livello della sfida, aveva provato a tenere un profilo distaccato sulla questione, limitandosi a cose fatte a pubblicare i documenti sui quali saranno chiamati a esprimersi domenica i cittadini greci è dovuto quasi subito scendere in campo. Radunati i giornalisti della sala stampa del Berlaymont a Bruxelles lunedì, il Presidente della Commissione europea ha di fatto messo letteralmente la faccia sul comitato del “Si” e chiesto ai corrispondenti dei 28 paesi membri di diffondere le sue ragioni. Lo stesso accadeva mentre Angela Merkel da Berlino e Francois Hollande da Parigi intervenivano a favore dell’unità e compattezza dell’Eurozona. 

Il referendum di domenica è il primo grande segnale dell’esistenza di un interesse forte e condiviso sul destino della casa comune

Dal Guardian a Le Soir, tutti i quotidiani europei ospitano in queste ore i dibattiti tra le due fazioni. Perché anche se gli altri 320 milioni di cittadini europei non parteciperanno al referendum di domenica è chiaro che il suo risultato avrà un impatto decisivo sulle sorti dell’Europa così come la conosciamo oggi. Dalle accese discussioni on line, alle manifestazioni spontanee a favore di uno o dell’altro lato organizzate un po’ ovunque da Roma a Parigi a Bruxelles è chiaro che il referendum di domenica è il primo grande segnale dell’esistenza di un interesse forte e condiviso sul destino della casa comune. Lo ha capito bene David Cameron, che in queste ore attende di capire quali sviluppi prenderà la situazione greca per andare all’attacco di Bruxelles con la richiesta di nuove riforme all’attuale struttura comunitaria. 

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Tsipras, che in questo ha preceduto Cameron, sembra aver capito che solo un referendum avrebbe potuto determinare quella svolta necessaria in questi mesi di negoziati senza fine. Il controllo dei capitali che è stato avviato lunedì mattina, le code dei greci ai bancomat semi vuoti, così come le misure di urgenza prese dall’esecutivo di Atene hanno corredato di effetti reali quelli che fino alla scorsa settimana erano soltanto scenari possibili. La telefonata notturna tra lunedì e martedì con Juncker e l’invio di una nuova proposta contenente la richiesta del prolungamento del piano di aiuti per altri due anni sotto il controllo del Meccanismo di Stabilità europeo offre conferme a un utilizzo tattico del referendum.

La telefonata notturna tra lunedì e martedì con Juncker e l’invio di una nuova proposta contenente la richiesta del prolungamento del piano di aiuti per altri due anni sotto il controllo del Meccanismo di Stabilità europeo offre conferme a un utilizzo tattico del referendum

Lo ha capito  Angela Merkel che si è affrettata a posticipare qualunque decisione definitiva a lunedì prossimo, quando a urne chiuse la Grecia conterà i voti a supporto e contro Tsipras, perché è a questo che il referendum greco somiglia sempre di più in patria, mentre in Europa incarna ideali diversi, di protesta o tutela dell’Unione europea. “Oxi” e “Nai”, che oggi appaiono come due schieramenti diametralmente opposti, rischiano nelle prossime ore di perdere molte dei loro tratti specifici. Questo potrebbe creare qualche confusione ai cittadini greci, e anche a quelli degli altri Paesi della zona euro (e non soltanto). Potrebbe anche accadere, che i due comitati si scambino di posto, con il “Nai” a sostenere l’accordo di Tsipras e l”Oxi” contro nuovi piani di aiuti internazionali. Così come potrebbe accadere, in caso di accordo al nuovo Eurogruppo in programma oggi, che il Governo di Atene annunci il ritiro del referendum. In ognuno di questi scenari resta sullo sfondo un’unica verità: la mobilitazione transnazionale per la consultazione greca, il primo vero referendum europeo. 

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