Referendum e amministrative, a primavera Renzi rischia di essere rottamato

Lo scenario

Milano, Torino, Bologna, Napoli. Quasi sicuramente, Roma. Il futuro del governo Renzi potrebbe essere deciso in alcune delle principali città italiane. Per un premier che ha costruito la sua carriera politica da sindaco di Firenze è quasi un segno del destino. Manca un anno. Gli italiani torneranno alle urne nel giugno 2016. In ballo ci sono le amministrazioni dei capoluoghi al voto, ma con ogni probabilità anche il futuro assetto istituzionale del Paese. Ecco la novità. Come rivelano diverse indiscrezioni, Renzi sembra intenzionato a far coincidere le elezioni con il referendum popolare sulla riforma costituzionale. L’attesa modifica della Carta che abolirà il Senato elettivo. 

Il voto non sarà privo di conseguenze. La recente sconfitta del centrosinistra alle comunali di Venezia brucia, ma è niente rispetto all’ipotesi di un crollo alle elezioni del prossimo anno. Questa volta le ripercussioni potrebbero arrivare fino a Palazzo Chigi. Anche per questo il presidente del Consiglio vuole gestire la sfida in prima persona. La decisione di legare il voto amministrativo al referendum sulla riforma costituzionale – ammesso che il governo riesca a portarla a casa in tempo – dice molto sulla volontà di personalizzare la tornata elettorale. Nelle intenzioni dei proponenti, il referendum dovrà assumere il profilo di una consultazione popolare sull’operato dell’esecutivo. 

I nuovi sindaci dovranno essere direttamente riconducibili al premier. Come annunciato da Renzi, le primarie non sono obbligatorie. Saranno celebrate dove possibile

Al netto della riforma, resta da gestire la complicata partita delle candidature. Le difficoltà incontrate dal Pd alle ultime amministrative lo dimostrano. I dubbi riguardano personaggi forti sul territorio – più o meno impresentabili – ma distanti anni luce dal partito. I nuovi sindaci dovranno essere direttamente riconducibili al premier. Come recentemente annunciato da Renzi, le primarie non sono obbligatorie. Saranno celebrate dove possibile. Nel caso di un voto a Roma, per esempio, probabilmente se ne farà a meno. È ancora mistero sull’identità dei candidati. Molto dipenderà anche dalle alleanze tra i partiti: un particolare non secondario che avrà evidenti conseguenze sul piano politico nazionale.

L’unica certezza potrebbe essere a Torino, dove in assenza di sorprese sarà ricandidato il sindaco uscente, Piero Fassino. Presidente Anci e affine al premier da tempi non sospetti. A Milano e Napoli la partita è ancora aperta. Nel capoluogo lombardo circolano diverse ipotesi. Si fanno i nomi di Pierfrancesco Majorino, assessore della giunta Pisapia, e Maurizio Martina, attuale ministro dell’Agricoltura ed esponente dell’ala più dialogante della minoranza democrat. Qualcuno punta sui deputati Lia Quartapelle ed Emanuele Fiano. In realtà l’incognita resta un candidato indipendente. Una parte dell’elettorato di centrosinistra – la stessa che ha votato l’attuale primo cittadino – accoglierebbe con favore un nuovo sindaco estraneo ai partiti. Magari Giuseppe Sala, commissario unico di Expo. 

Per Napoli c’è chi scommette sulla candidatura di Gennaro Migliore. Ma la questione più complessa riguarda Roma, dove il Movimento 5 Stelle sogna di conquistare il Campidoglio

A Napoli altra matassa da sbrogliare. Visti i precedenti, all’ombra del Vesuvio non è neppure certo che si decida di celebrare le primarie. Alla Camera c’è chi scommette sulla candidatura di Gennaro Migliore, già capogruppo di sinistra Ecologia e Libertà poi passato con il Partito democratico. Del resto Migliore si era già messo a disposizione alle ultime primarie per le Regionali, salvo fare un passo indietro poco prima del voto. Ovviamente la questione più complessa riguarda Roma. Se davvero il sindaco Marino fosse costretto a un passo indietro – ipotesi sempre più possibile – è questa la sfida più impegnativa per il Partito democratico. È una partita importante dal punto di vista simbolico, perché il voto deciderà il governo della Capitale d’Italia. Ma anche per le conseguenze politiche. Dopo lo scandalo di Mafia Capitale, il Movimento Cinque Stelle sogna di conquistare il Campidoglio. Per il centrodestra e il centrosinistra sarebbe un terremoto. 

Ma in caso di voto anticipato, chi potrebbe correre come candidato del centrosinistra? I renziani più accreditati sono almeno due. Resta ancora da verificare la disponibilità di ciascuno, ma i rumors di Palazzo indicano con insistenza Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera già capo di Gabinetto del sindaco Francesco Rutelli. I dubbi sono molti. Legati ai suoi rapporti burrascosi con la minoranza del partito, soprattutto. Ma anche alla sua reale volontà di mettersi in gioco. Ecco allora che in orbita renziana spunta il profilo di Paolo Gentiloni. Ministro degli Esteri, aveva già corso alle ultime primarie per il sindaco della Capitale. Sconfitto proprio da Ignazio Marino.