Portineria Milano«Salvini prende più voti di Bossi e non è lo zerbino di Berlusconi»

«Salvini prende più voti di Bossi e non è lo zerbino di Berlusconi»

«Prima di fare qualsiasi ragionamento dobbiamo partire da un presupposto fondamentale: i trent’anni della Lega Nord a trazione Bossi e Maroni sono stati fallimentari». Paolo Feltrin, professore di Scienze Politiche all’Università di Trieste, tra i massimi esperti della questione settentrionale e studioso del Carroccio, analizza con Linkiesta il nuovo corso sudista di Matteo Salvini. Domenica 21 giugno il segretario ha lanciato a Pontida un nuovo movimento nazionale, «Noi con Salvini» portando sul palco persino esponenti della cosiddetta Lega del Sud, Lega Italiana o Lega Nazionale. «Il trentennio bossiano ha portato poco, i grandi slogan sull’indipendentismo, sulla secessione, sulla Padania non hanno portato svolte epocale nel Paese. Salvini ha capito che non può più puntare su un partito minoritario, ma deve allargarsi, espandersi per diventare un partito egemone». 

Ma in questo modo non rischia di mettere a repentaglio il voto del Nord, lo zoccolo duro che ha portato la Lega a governare in Lombardia e Veneto?
La Lega arriva da anni difficili. È stata omologata alla casta dopo gli scandali dei diamanti e di Belsito. Mettere fuori dal programma i vecchi slogan, trovarne degli altri è stato un successo. Capire che temi come immigrazione e disoccupazione potevano sfondare anche nel centrosud è stata una mossa vincente. Salvini ha già fatto meglio di Bossi in trent’anni di Lega, è arrivato al 20 % in Liguria, così come in Toscana e in Umbria. Percentuali che la Lega di una volta non poteva nemmeno sognarsi. Mi sembra un affare, no?

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Certo, però Bossi è stato molto critico sulla svolta sudista di Salvini 
Salvini è un parricida, deve uccidere il padre, sennò la Lega rimarrà confinata per sempre sempre nello stesso territorio. Non solo. Per anni il Carroccio è stato lo zerbino di Berlusconi, ora può parlare da partito egemonico nei confronti di Forza Italia. Può sedersi al tavolo e nel consiglio regionale del Veneto ci sono 29 consiglieri della Lega, solo tre del partito di Berlusconi. Controlla due regioni fondamentali. Salvini parla da leader di lotta e di governo. E se vuole governare non può più ridursi solo alla Padania. 

Ma nel centrosud va forte soprattutto il Movimento Cinque Stelle
La Lega e il partito di Beppe Grilo sono molto simili. Non a caso sull’immigrazione spesso parlano la stessa lingua. I grillini sono un partito del Nord, ma sui territori settentrionali la Lega è ancora forte e non sta perdendo consensi.

Vanno bene soprattutto le liste civiche, come quella di Luca Zaia, che appare più moderato di Salvini
Ma resta pur sempre un leader della Lega, da Pontida ha parlato da leader della Lega. Salvini invece ha fatto un miracolo. Nel 2013 ci domandavano se sarebbero riusciti a sopravvivere: sono passati dal 1 al 20 per cento. Secondo me il tallone d’Achille del leader del Carroccio è un altro.

Quale?
Gli manca uno come Giulio Tremonti, un esponente che lo affianchi, che rassicuri quell’elettorato vicino al mondo della borghesia, della finanza, dell’economia. Un uomo di sistema, un intellettuale di spessore. Bossi aveva intuito che non bastavano lui e il popolo per governare. Del resto arrivare a Roma e amministrare uno Stato centrale è diverso che governare un comune o una provincia. 

Sembra che stia parlando di Renzi…
Il presidente del Consiglio si è accorto che non bastava inserire uomini del comune di Firenze a palazzo Chigi per governare. E dopo le ultime elezioni ha iniziato a notare uno scollamento tra lui e il Paese. Per amministrare uno stato centrale serve una visione ampia, bisogna conoscere la burocrazia. Il migliore acquisto fatto da Renzi negli ultimi mesi è stato senza dubbio Franco Bassanini.

Lo spartiacque del futuro è Milano.
Le elezioni di Milano nel 2016 sono un punto d’arrivo, non di partenza. È evidente che ormai Salvini non ha più interessi su Milano, perché punta a un ruolo nazionale e perché Milano è una città ormai dal respiro europeo e internazionale. Forse ancora più difficile.

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