Turchia, i curdi spezzano il sogno del sultano Erdogan

La svolta turca

È un risveglio tanto storico, quanto incerto per la Turchia.  Per la prima volta dopo oltre un decennio l’Akp, il partito del leader massimo di Ankara, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan non ha la maggioranza assoluta, proprio nell’elezione in cui gli serviva di più, e rischia di vedersi scivolare tra le mani il sogno di cambiare la costituzione e trasformare la Turchia in una Repubblica Presidenziale. Di fatto, se questo era un referendum su di lui e sulla sua idea di riforma dell’assetto istittuzionale, quella di Erdogan è una sconfitta bruciante, nonostante il suo partito, l’Akp, il partito islamico moderato della Giustizia e dello Sviluppo le elezioni le ha di fatto vinte ottenendo poco più del 40% dei voti e 258 seggi. Per ottenere la maggioranza però ne servivano  276: rispetto alle elezioni del 2011 un calo del 10%.

Il vincitore morale di queste elezioni è sicuramente Selahattin Demirtas, giovane avvocato quarantenne leader del Partito Curdo Hdp – la Podemos turca, viene chiamata – che è riuscito a scippare il sogno del sultano e portare il suo partito per la prima volta in parlamento, superando la soglia del 10% con 79 deputati. Un sogno che si avvera, un partito regionale che si trasforma in nazionale e si ripropone, oltre che di rivendicare la propria appartenenza curda, anche di difendere tutte le minoranze. 

La giovane piazza gremita di Istanbul lo acclama gridando “vittoria, vittoria” fino a notte fonda.  Lui si affaccia al balcone e saluta con grande commozione e pacatezza. «In questi mesi abbiamo subito tutti gli attacchi possibili ma non ci siamo mai arresi perché abbiamo ascoltato il nostro popolo» ha dichiarato in conferenza stampa. La festa continua e diventa ancora più vivace  nel quartiere di Beyoglu, in cui vivono parecchi curdi. Uomini e donne in piazza cantano ed in macchina suonano i clacson. Nell’aria di respira lo stesso entusiasmo di una finale dei mondiali vinta ai rigori.

Può succedere di tutto da oggi in Turchia. Quel che è certo però è che Il Presidente uscente non ha i seggi necessari per formare un governo monocolore e si respira già l’aria di elezioni anticipate

Può succedere di tutto da oggi in Turchia. Quel che è certo però è che Il Presidente uscente non ha i seggi necessari per formare un governo monocolore e si respira già l’aria di elezioni anticipate. Una delle opzioni percorribili potrebbe essere l’alleanza con i nazionalisti dell’Mhp di Devlet Bahceli che si è aggiudicato il 16,6% (81 seggi).  Ma Erdogan potrebbe non giudicare ottimale questo tipo di alleanza. A rischio infatti potrebbe esserci sia la sua riforma costituzionale sia la sua deriva islamista e autoritaria che ha visto nel controllo della magistratura la sua massima espressione. Inoltre, non è per nulla scontato che i nazionalisti accettino di cambiare la costituzione se in quest’ultima vi saranno delle concessioni ai curdi, il cui partito Dtp era stato messo fuorilegge dalla Corte Costituzionale nel 2009. I nazionalisti plaudirono quella decisione, Erdogan invece vi si scagliò contro. 

Anche nella sede blindata del giornale di opposizione Cumhuryet a Istanbul si possono seguire i commenti del risultato delle elezioni. E a commentarli è proprio Can Dunbar, il direttore, per il quale,  qualche settimana fa, è stato chiesta una condanna all’ergastolo. Il motivo? La pubblicazione di alcune foto che dimostravano il passaggio di armi dalla Turchia alla Siria: «Per la Turchia è una giornata importante, il governo si è ubriacato di potere e l’opposizione deve fermalo» – spiega – «Quello che è ho fatto? È solo il mio dovere. Abbiamo pubblicato non solo il trasferimento illegale di armi, ma anche di combattenti dalla Turchia alla Siria. Le persone avevano diritto di sapere la verità: abbiamo questa responsabilità e dobbiamo avere coraggio».

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