Al referendum greco vince Tsipras, ma a festeggiare sono Grillo e Salvini

Al referendum greco vince Tsipras, ma a festeggiare sono Grillo e Salvini

«μείνε ήρεμος». Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta sceglie il greco per sbeffeggiare Renzi. «Stai sereno» in lingua ellenica, evidente retaggio degli studi classici dell’ex ministro. Il giorno dopo il referendum vinto dal premier Alexis Tsipras, è un continuo. Su social network e agenzie stampa l’opposizione continua a chiamare in causa il presidente del Consiglio. A leggere le reazioni dei nostri politici sembra quasi che gli elettori greci abbiano sfiduciato il governo italiano. Le conseguenze politiche del voto ateniese erano fin troppo prevedibili. I partiti che hanno sostenuto la posizione di Tsipras oggi passano all’incasso. Molti sulla consultazione ellenica ci hanno messo la faccia da tempi non sospetti. Qualcuno in Grecia ci è persino andato, festeggiando il risultato dalle parti del Partenone fino a notte inoltrata. Inevitabile che adesso celebri la vittoria, finendo quasi per intestarsi il risultato del referendum.

La sfida a Bruxelles e all’austerità tedesca si trasformano in un attacco a Renzi. La sconfitta della Merkel diventa quella del premier italiano

La sfida a Bruxelles e all’austerità tedesca si trasformano in un attacco a Renzi. La sconfitta della cancelliera Merkel diventa quella del premier italiano, che nelle ultime settimane ne aveva sposato la linea. Solo strumentalizzazioni? Neanche il tempo di un selfie a piazza Syntagma, e già ieri sera il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola ammoniva su twitter: «Il no del popolo #Grecia è un colpo formidabile alla religione austerity. Perdono la Troika, la signora Merkel e Renzi». Assieme all’ex governatore pugliese si è presentata in Grecia una piccola delegazione parlamentare guidata dal deputato Arturo Scotto. A dirla tutta erano proprio loro gli ospiti più attesi dall’Italia. I rapporti con Tsipras non nascono certo oggi. Durante la lunga giornata del referendum gli esponenti di Sel sono stati accolti dal segretario di Syriza Tasos Koronakis. Con loro anche alcuni rappresentanti della sinistra nostrana. L’ex viceministro Stefano Fassina, fresco di dimissioni dal Partito democratico. Ma anche il deputato dem Alfredo D’Attorre. Su questo fronte politico è evidente che la vittoria di Tsipras può avere un effetto positivo. Accelerando il progetto che da mesi si muove, spesso con difficoltà, a sinistra di Matteo Renzi. Un contenitore che passa anche da Pippo Civati e Maurizio Landini e adesso può trovare un punto di riferimento importante – anche dal punto di vista simbolico – nella battaglia del premier greco contro l’Europa dell’austerità.

Ma non c’è solo la sinistra. Anzi, quella di Vendola non era neppure la delegazione più numerosa giunta ad Atene. Gli esponenti del Movimento Cinque Stelle arrivati in Grecia insieme a Beppe Grillo erano almeno una cinquantina, tra parlamentari ed europarlamentari. Inutile dirlo, la vittoria la sentono anche loro. «Potere al popolo, non alle banche» era il grido di battaglia del blogger genovese. Una trasferta molto seguita dai media italiani, che ha finito per oscurare quella della sinistra. Il significato politico del referendum di ieri può premiare anche i grillini: da domenica lo scontro contro l’Europa dei poteri forti non è più solo un’utopia priva di conseguenze. Da adesso nessuno potrà accusare i Cinque Stelle di combattere una battaglia senza prospettive. I diretti interessati rivendicano il successo. A prescindere dalla posizione di Tsipras – evidentemente inconciliabile con quella del M5S in Europa, alleato con il britannico Nigel Farage – la consultazione popolare di Atene viene presentata come una vittoria. Soprattutto di metodo. Finalmente sono i cittadini a scegliere il destino del loro Paese, spiegano i grillini. Esattamente quello che si vuole proporre in Italia, celebrando un referendum per l’uscita dall’euro. E poco conta se la maggior parte dei greci non ha alcuna intenzione di abbandonare la moneta unica. 

 https://www.youtube.com/embed/uY5Cj5zWRYM/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

MESSAGGIO PROMOZIONALE

La contraddizione politica più complicata riguarda il centrodestra italiano. A partire da Lega e Fratelli d’Italia, i due partiti che da giorni auspicavano la vittoria del no. E oggi ovviamente festeggiano come se avessero vinto loro. Lo scontro con i poteri forti e l’Europa delle banche è il leitmotiv che spinge Matteo Salvini a celebrare Tsipras. Nessuna conversione, ci mancherebbe. «Certo, è stato coraggioso – spiega il leader padano – Ma non è l’eroe dei due mondi. Anzi, lo trovo ipocrita. Non vuole andare fino in fondo». Ancora una volta il risultato referendario è il pretesto per attaccare il governo italiano. Non sempre chiamato in causa troppo a proposito. Il voto greco «è uno schiaffone agli europirla che ci hanno portato alla fame – celebrava ieri sera Salvini – Renzi non se ne rende conto? Ruspa anche per lui!».

Giorgia Meloni immagina un fronte anti-euro. A Salvini e Grillo lancia la proposta da portare in Europa: una risoluzione che permetta il ritorno alle monete nazionali

Inutile negare che il risultato del referendum greco può essere capitalizzato anche dal centrodestra a trazione salviniana. Il voto che fino a ieri tutti pensavano impossibile, oggi premia inevitabilmente i partiti euroscettici. A partire dalla Lega in Italia. È presto per capire cosa succederà davvero ad Atene. Intanto la vittoria elettorale infiamma gli avversari di Bruxelles. «Quando arriveremo al governo, l’Europa avrà di che incazzarsi davvero. Si aprirà subito un altro scontro alla Tsiparas» promette Salvini intervistato dal Corriere della Sera. Giorgia Meloni è d’accordo. Pur prendendo anche lei le distanze dal premier greco, la leader di Fratelli d’Italia sfrutta la consultazione di domenica per confermare le sue tesi. «Gli italiani adesso si rendano conto che dire di no è possibile. Riprendiamoci la nostra sovranità». L’ex ministra della Gioventù già immagina un fronte anti-euro. A Salvini e Grillo lancia la proposta da portare in Europa: una risoluzione che permetta il ritorno alle monete nazionali «senza dover aspettare il default di uno Stato membro».