Una firma di tutto riposoI greci corrono agli sportelli e i No Euro fanno finta di nulla

la polemica

Diamo a Borghi e Bagnai quel che è di Borghi e Bagnai: il merito di avere sostenuto e pubblicizzato l’idea di #Eurexit, cioè l’idea secondo cui un paese appartenente all’Eurozona come l’Italia otterrebbe vantaggi superiori ai costi uscendo dall’euro: lo hanno fatto con strumenti comunicativi vecchi e nuovi. Blog, social network e in particolare Twitter come grancassa utile per attirare l’attenzione di politici e giornalisti, sito storify per riassumere e immortalare una certa discussione su Twitter, aggiungendo commenti, tipicamente di parte.

Non è la stessa cosa decidere se salire o meno su un aereo rispetto alla scelta di scendere da un aereo che ormai è in volo

Intendiamoci: qualsiasi scelta razionale deve essere basata sul raffronto tra benefici e costi, e ciò vale anche per eurexit. La questione cruciale su cui si cerca di glissare è che non stiamo parlando di una scelta ex ante, cioè a proposito della scelta se aderire o meno a un’unione monetaria, ma di una scelta ex post, cioè della scelta se uscire dall’Eurozona essendone parte. Volete una metafora bella grossa? Non è la stessa cosa decidere se salire o meno su un aereo per cui si è comprato un biglietto rispetto alla scelta di scendere da un aereo su cui si è già saliti e che ormai è in volo.

Vi è un certo numero di costi che non sono presenti nella scelta ex ante sull’euro, mentre essi sono tipici della scelta ex post di uscire dall’euro: si tratta in particolare dei costi relativi alla stabilità finanziaria delle banche e dei soggetti finanziari. Nel momento in cui cresce la probabilità percepita che un certo paese decida o sia costretto a uscire dalla valuta unica, e si teme che la nuova eventuale valuta che rimpiazzi l’euro sia svalutata rispetto all’euro stesso, la scelta razionale dei cittadini consiste nel trasferire i propri fondi in conti correnti esteri, e/o nel ritirare denaro contante dai bancomat e dagli sportelli bancari. La ragione è presto detta: ciascuno preferisce detenere 100 euro che non hanno perso valore rispetto a 100 dracme (supponendo un cambio iniziale uno a uno) che valgono a motivo della svalutazione 70 euro. Perché mai sopportare una perdita pari al 30% del capitale iniziale? Se le banche in questione esauriscono le riserve disponibili e eventuali fondi emergenziali provenienti dalla banca centrale il rischio concreto è che esse falliscano, innescando effetti a catena sulle altre banche e sulle imprese.

Chi scrive ha sempre sottolineato l’importanza di questo meccanismo di “corsa agli sportelli” nel giudicare la bontà complessiva dell’idea di uscire dall’euro. I due profeti noeuro Borghi e Bagnai hanno per lungo tempo minimizzato il tema. Ecco ad esempio alcuni commenti fatti da Borghi in una discussione con chi scrive nella trasmissione La Gabbia:

«Comunque vogliamo anche dire che il timore massimo – no? – che viene evocato in questi casi –al di là dell’assurdità- è la corsa agli sportelli».

«Voglio vedere gli italiani che vanno in posta a fare la corsa agli sportelli – no? – che non c’è mai stata neanche in Grecia quando hanno fallito un’elezione e si doveva passare a un’altra elezione dove avrebbe potuto vincere Alba Dorata. Corsa agli sportelli mai stata!»

«La corsa agli sportelli esiste nella fantasia dei terroristi».

Pur dotato di una ben maggiore perizia tecnica, anche Bagnai ha pesantemente sottovalutato il tema della corsa agli sportelli, riferendosi in particolare ad alcuni tweet sul tema da parte di chi scrive e di Thomas Manfredi.

«Oggi tornano su un grande classico del nulla, il bank run».

«I costi ci saranno, ma esagerarli, amplificarli artatamente per provocare allarme sociale e influenzare i mercati è un reato».

«Quello che ricade nelle mie competenze, viceversa, è mettere in risalto la nientità assoluta dell’argomento di Ric circa il bank run o la fuga dei capitali».

«Un bank run o una fuga di capitali nelle modalità ottocentesche prospettate da Ric e Gian (che forse pensano a quei simpatici filmetti sul Far West dove tutti i cowboy corrono alla banca del villaggetto) è tecnicamente impossibile».

Le cronache dalla Grecia raccontano una storia molto diversa rispetto alle pie illusioni di Borghi e Bagnai: la corsa agli sportelli è un costo cruciale da mettere in conto qualora si voglia che l’Italia esca dall’euro

Il repentino calo dei depositi bancari in Grecia, diventato ancora più rapido dopo la decisione di Tsipras di indire un referendum sulla proposta di accordo presentata dai creditori, la successiva chiusura delle banche stesse e l’imposizione di un limite massimo di 60 euro giornalieri raccontano una storia molto diversa rispetto alle pie illusioni di Borghi e Bagnai: la corsa agli sportelli, il cosiddetto bank run è un costo cruciale da mettere in conto qualora si voglia che l’Italia esca dall’euro.

MESSAGGIO PROMOZIONALE

Intendiamoci: la corsa agli sportelli sarebbe largamente peggiore se si decidesse di seguire la strada di un referendum anche solo consultivo come suggerito dal Movimento 5 Stelle invece di uscire dall’euro tramite un decreto votato di venerdì a mercati chiusi e possibilmente inaspettato. Ma nulla esclude anche in questo secondo caso il rischio di fughe di notizie che inneschino la corsa agli sportelli.

Avete forse letto o sentito Borghi o Bagnai ammettere l’errore precedente? Borghi sostiene di non avere mai preso sottogamba i costi dell’uscita dall’euro (qui sembra pensarla in maniera molto più leggera), mentre Bagnai rimarca di avere sottolineato prima del Nobel Paul Krugman che – nel momento in cui si innesca la corsa agli sportelli seguita dalla chiusura degli stessi – il principale costo di eurexit sia già stato affrontato, per cui il bilancio di costi e benefici inevitabilmente migliora (ok, ma quando riapriranno le banche greche ancora non si sa…). Si possono certamente capire le difficoltà psicologiche connesse alla questione, ma resta un corposo dubbio esistenziale: cari Borghi e Bagnai, non sarebbe più semplice ammettere di esservi sbagliati?