Confesso: sono uno dei firmatari proponenti i quattro referendum di Milanosimuove. Sono fermamente convinto della bontà del primo quesito (sui Nuovi Alloggi Sociali), più tiepido sugli altri, e sono perplesso su quello relativo alla riapertura dei Navigli, ma essendo convinto della validità del principio referendario, voltairianamente mi batto perché si possa esprimere anche chi la pensa diversamente da me. Rimane da affrontare il tema di garantire una corretta e adeguata informazione affinché la scelta sia consapevole, ma non è su questo che vorrei proporre una riflessione, quanto piuttosto sulla riapertura dei Navigli.
Le considerazioni che Giorgio Goggi ha espresso il 24 giugno scorso sono interessanti e in buona misura condivisibili, ma credo che Goggi non affronti un aspetto più generale: come interagirebbe tale diverso assetto della struttura delle vie di comunicazione con la trasformazione in atto della città?
La riapertura dei Navigli creerà una quasi-isola nel centro di Milano. Le esigenze artistiche e ambientali bastano a giustifcare questo enorme investimento?
La riapertura dei Navigli andrebbe materialmente a ritagliare una quasi-isola del centro storico circondandola dall’acqua: se la rete dei Navigli aveva diversi significati e funzioni all’epoca della sua realizzazione, oggi dovrebbe rispondere a mutate esigenze estetiche, ambientali, artistiche (e probabilmente me ne sfuggono altre): sono tutte singolarmente condivisibili, ma sono sufficienti a giustificare tale investimento/cambiamento? Gli studi svolti hanno certamente affrontato questo aspetto, ma temo che le variabili sottostanti siano troppo volatili, in quanto è la città stessa come quadro di riferimento che sarà oggetto di forte trasformazione.
Nei prossimi anni, o meglio decenni, la quasi-isola del Centro Storico cosa diventerà? È evidente il fenomeno dello spostamento di molte funzioni terziarie (bancarie in primo luogo, Unicredit credo sia un apripista, non un caso isolato) verso nuove ubicazioni in nuove centralità esterne, dovuta a nuove condizioni ed esigenze che la congestione (e il valore) del centro non offrono più. La domanda che mi pongo è: cosa sarà, chi e come utilizzerà il centro storico di Milano liberato da grandi superfici di uffici di altostanding?