Policy Brain, capire cosa faranno i politici grazie ai big data

Policy Brain, capire cosa faranno i politici grazie ai big data

L’intelligenza artificiale applicata alla politica. È il progetto di Policy Brain, startup italiana di analisi dati, guidata da un “cervellone” informatico applicato all’analisi dei big data provenienti dal mondo parlamentare. Votazioni, bozze, disegni di legge, emendamenti, profili Twitter di tutti i componenti delle Camere e del governo (compresi i sottosegretari) vengono filtrati attraverso una serie di modelli matematici, studiati in via automatizzata con parole-chiave, ricostruiti secondo pattern di reti e collegamenti, fino a dare un risultato finale: cosa votano, e cosa voteranno. Si possono capire gli orientamenti di fronte alle diverse tematiche su cui si vota, e cogliere i cambiamenti anche rispetto alla linea del partito.

Policy Brain prende in esame «tutti i documenti dell’universo politico in Italia, sia dai media sia da quanto viene prodotto dai politici stessi», spiega il Ceo della società Luca Giacomel. In più, «si aggiunge un’analisi dei profili Twitter dei parlamentari e degli influencer», cioè di personaggi in grado di orientare l’opinione dei decision-maker. Possono essere giornalisti, analisti, persone comunque di riferimento. «In questo modo siamo in grado di monitorare le informazioni, le idee che circolano. E di fare un quadro delle posizioni possibili che possono essere prese nelle votazioni».

MESSAGGIO PROMOZIONALE

È, in sostanza, un lavoro predittivo. Ma può servire anche per analizzare i flussi storici. «Dall’inizio della legislatura – cioè dai tempi del governo Letta – le posizioni sono molto cambiate. In origine le posizioni erano polarizzate, e aderivano in modo quasi perfetto alle posizioni dei diversi schieramenti politici. Con il tempo si sono verificati sfilacciamenti, adesso siamo di fronte a un “mistone”: ognuno vota come crede», ma «è normale, è la dinamica naturale del Parlamento».

«Con le nostre analisi le aziende possono muoversi d’anticipo e mettere in campo, ognuno, le proprie strategie per influenzare il voto»

Il senso di tutto questo è di fornire indicazioni per l’analisi degli orientamenti di voto per chi è interessato a livello di ricerca o, in casi più specifici, per chi si occupa di attività di lobbying. «Nel giro di poco tempo un’azienda può conoscere le intenzioni di voto su specifiche leggi o emendamenti che potrebbero andare a colpire – spesso in negativo – i propri interessi. Con le nostre analisi possono muoversi d’anticipo e mettere in campo, ognuno, le proprie strategie per influenzare il voto». Sono dati affidabili: «sulla buona scuola abbiamo previsto i voti, dei singoli parlamentari, azzeccandoli quasi al 100%».

Al momento si monitora l’attività a livello di governo centrale. «Ci stiamo preparando a considerare anche l’attività legislativa anche delle istituzioni europee». È una mossa che apre anche a nuovi mercati e aziende interessate a conoscere le previsioni di voto, «non solo italiane». E a prospettive più ampie. Al momento, su temi non centrati sulla politica nazionale, si possono avere rilievi solo da un punto di vista laterale. «Sulla politica greca, ad esempio, è notevole vedere come la parola “Grexit” sia molto presente nelle dichiarazioni parlamentari, ma poco nei social media. È un tema che rimane confinato nel momento dei lavori e di cui non si parla fuori». Segno che, forse, la questione è tenuta in considerazione ma che ha, dal punto di vista del consenso interno al Paese, poca efficacia.

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