«Tsipras ha fatto poco per rimuovere privilegi e rendite dei greci»

L’intervista

Forte del no ottenuto al referendum, Atene punta a ottenere un negoziato positivo per il governo e i cittadini. Anche nel caso di un’ipotesi positiva, però, l’economia greca resta indietro rispetto ai parametri europei, costretta in un mix di immobilismo, clientelismo e burocrazia. Come spiega Cinzia Alcidi del think tank Ceps «tutti parlano dei tagli alle pensioni perché è più facile, ma i problemi dell’economia greca restano altri. E Tsipras finora ha fatto ben poco per rimuovere rendite e privilegi di cui in pochi beneficiano e che la maggior parte paga». 

Cosa comportano le dimissioni di Yanis Varoufakis? L’Eurogruppo di domani porterà davvero a una conclusione dei negoziati? 

Credo sia una mossa intelligente nel contesto corrente. Varoufakis é sempre stato associato alla fazione di governo più ostile alle negoziazioni, quindi formalmente la sua dipartita può aiutare la posizione Grecia nel prossimo incontro. Rimane il fatto, però, che c’é un problema di fondamentale fiducia tra l’esecutivo Tsipras e il resto dell’Eurozona. In particolare, con alcuni Paesi. Tsipras presenterà una nuova proposta al tavolo delle trattative che probabilmente includerà la richiesta di fondi (e non saranno spiccioli), la fine dell’austerità e nuove riforme. Il punto centrale è: quanto sarà credibile mentre parla di riforme.    

Quando la Germania insiste sulla necessità di riforme strutturali in Grecia, cosa intende veramente? E perché Atene continua a opporsi? 

Innazitutto va fatta una premessa. Il concetto di riforme ha una forte connotazione ideologica. Quelle strutturali sono, e nel contesto greco in particolare, collocate in un approccio tipicamente neoliberista che ha generato più fallimenti che successi in Grecia. Detto questo, l’idea di fondo è quella di rimuove rendite e privilegi di cui pochi beneficiamo e che la maggior parte paga. Di questo la Grecia ha un disperato bisogno. Che piaccia o no, va oltre l’ideologia. Il sistema greco oggi è ancora fortemente burocratico e eccessivamente regolamentato, oltre che dominato dalla corruzione. Serve a proteggere privilegi e rendite. 

Qualche esempio?

Fino al 2012 in Grecia non si potevano dare in locazione case/stanze private a turisti per meno di tre mesi! Questo significa che, con grande vantaggio per gli albergatori, non c’era concorrenza privata o se c’era era completamente illegale. Nel 2012 la regolamentazione è cambiata, come conseguenza delle riforme imposte dalla Troika e i tre mesi sono stati rimossi. Questo, però, attraverso una complessa regolamentazione e un costo che oggi può raggiungere i 4mila euro necessari per ottenere il permesso di locazione. Un altro esempio sono le ingombranti procedure, oltre che le mazzette da pagare nelle varie fasi, per diventare impresa esportatrice. Tsipras non ha fatto molto per cambiare. La mancanza di legami con il vecchio sistema lo metteva in una posizione privilegiata, ma non l’ha sfruttata. Purtroppo di questo si parla poco, ma è l’aspetto cruciale per far ripartire l’economia. Ovviamente le riforme delle pensioni e i tagli fanno più notizia e dovrebbero avere più effetti di breve termine, se politicamente fattibili. Ma, nel lungo periodo, è il modo in cui funziona l’economia che farà la differenza.

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Nell’ultima proposta presentata da Atene figura la richiesta di una ristrutturazione del debito. Ipotesi che FMI e Commissione europea non contestano. Perchè l’Eurogruppo resiste?
Sarà una questione cruciale per Tsipras nella trattativa, potenzialmente la più delicata su cui raggiungere l’accordo. Il debito greco è già stato ristrutturato nel 2012. I paesi europei, direttamente o indirettamente attraverso il fondo salvastati, sono i principali creditori della Grecia. E gli interessi su questa parte sono stati annullati fino al 2020. I pagamenti che Atene deve effettuare fino ad allora sono tutti per il FMI e la BCE. Sarà estremamente difficile far passare in diversi parlamenti ulteriori concessioni, che sia un  allungamento delle scadenze diciamo di altri vent’anni o la cancellazione del debito. Probabilmente molti considerano questi soldi già persi, ma ammetterlo apertamente è politicamente difficile. Per l’Italia si tratta di circa 37 miliardi di euro, se consideriamo solo l’EFSF e i prestiti bilaterali. 

In caso di nessun accordo, la Bce smette di tenere in vita le banche greche e il 20 luglio con il default definitivo Atene inizia a stampare una nuova moneta. Quale sono le vere ripercussioni per l’Eurozona e per la Grecia?

Difficile dirlo con precisione, ma sicuramente gravi per entrambe le parti. L’econonomia greca collasserebbe completamente. Come ho scritto con Daniel Gros non credo che la svalutazione farà il miracolo, quindi la Grecia si ritroverà peggio di adesso e per un periodo lungo. Data la combinazione di incertezza politica, controlli di capitali e banche vicino all’insolvenza secondo me non si arriva al 20 luglio. La soluzione dev’essere trovata prima.

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