Galantino insegna, la Chiesa di Francesco non va a braccetto con i politici

La polemica

Mission accomplished: il Segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, è riuscito a scontentare tutti, governo e opposizioni. Ha ricevuto la consueta dose di contumelie dai vertici della Lega Nord ma ha anche provocato il malumore e il fastidio dell’esecutivo. Era questa del resto la sua non facile missione: provare a ridisegnare il ruolo della Chiesa e dei cattolici in Italia chiudendo la lunga stagione del collateralismo governativo, in particolare con la galassia berlusconiana, aprendo un cammino nuovo che coniugasse i temi centrali di quest’epoca – l’immigrazione, la crisi economica mondiale, la diffusione della corruzione e della criminalità organizzata – con le radici del cattolicesimo sociale e politico della prima Repubblica. Galantino non è andato a pronunciare la sua lectio degasperiana a Pieve Tesino, era la spiegazione ufficiale resa nota dalla Cei, per non suscitare eccessive polemiche dopo gli scontri al calor bianco delle settimane scorse con gli esponenti leghisti. E ci sarebbe da sorridere visti i risultati. D’altro canto l’intervento del Segretario dei vescovi italiani è stato ugualmente diffuso e letto, sia pure da altri, al convegno sullo statista democristiano.

Galantino è riuscito a scontentare tutti: ha ricevuto la consueta dose di contumelie dai vertici della Lega Nord ma ha anche provocato il malumore e il fastidio dell’esecutivo

Il richiamo a De Gasperi da parte di Galantino è stato fortissimo ed è diventato monito sia per la classe politica cui il Segretario della Cei ha riservato un giudizio impietoso – “piccolo harem di cooptati” – sia per un mondo cattolico ancora troppo fermo: da una parte sempre in attesa della parola delle gerarchie, incapace dunque di autonomia e di coraggio, dall’altra disorientato dalla svolta bergogliana in atto quando non apertamente in disaccordo con il magistero del papa. E poi, certo, quella citazione di Prodi – chiamato in causa quale ex oratore alla lectio degasperiana – che preferiva la forza delle idee al “singolo individuo” non è piaciuta al governo, qualcuno vi ha letto infatti un possibile riferimento al renzismo; di certo la visione dell’uomo solo al comando è stata respinta decisamente da Galantino.

Nella relazione viene descritta infatti un’idea di politica lontana dagli attuali schemi: il riformismo (il cui rischio è “il movimento per il movimento”) è finito, ha osservato a sorpresa il vescovo, questo è il tempo della ricostruzione, per tale ragione le attuali classi dirigenti dovrebbero guardare al primo decennio del dopoguerra, quello segnato dalla leadership degasperiana che è stata in grado di superare i “conservatorismi” politici ed ecclesiastici della sua epoca. «De Gasperi – ha detto Galantino – non è stato del tutto compreso dalla Chiesa e che ha patito più di quanto avrebbe dovuto. Nessuno è profeta in patria, e a De Gasperi, che tra i politici cattolici dell’Occidente è stato forse il più capace, ma che ha dovuto subire il condizionamento pesante da parte dei conservatorismi politici ed ecclesiastici, è toccato il destino di aver ragione anche davanti al sospetto e, per certi versi, alla resistenza di Papa Pio XII e di molti suoi consiglieri. Aveva ragione De Gasperi».

Quella citazione di Prodi che preferiva la forza delle idee al “singolo individuo” non è piaciuta al governo, qualcuno vi ha letto infatti un possibile riferimento al renzismo

Lo statista democristiano è stato indicato come modello sia per la capacità di scegliere, in qualità di politico e uomo di Stato, fra obbedienza al Papa o alla Repubblica, optando per quest’ultima, sia per la capacità di costruire – insieme ad altri leader del suo tempo – una architettura istituzionale il cui centro di gravità risiedeva nel Parlamento, luogo privilegiato del dibattito politico dove è possibile dare vita a scelte e mediazioni condivise; e forse anche qui sono fischiate le orecchie al governo. «Per otto anni – ha scritto Galantino parlando di De Gasperi – tutte le scelte fondamentali della sua politica interna e internazionale sono state elaborate dai partiti all’interno del Parlamento, nel rispetto più assoluto delle regole e con un faticoso quanto meticoloso lavoro politico svolto in profondità». «Ciò ha comportato – ha aggiunto – non poche difficoltà nel gestire sia le coalizioni di governo sia le diverse e vitali correnti di partito, ma mai De Gasperi ha ceduto alla tentazione di coartare il Parlamento, che era la sede in cui egli pretendeva il rispetto e in cui poteva riconoscere alle opposizioni il ruolo che meritavano».

Il segretario della Cei agisce in sintonia con il Papa, il quale vuole che i vescovi parlino liberamente da pastori, correndo i loro rischi, compiendo errori o passi avanti, ma senza paura

L’affondo più duro è stato riservato naturalmente ai “populismo”, leggi in primis Lega nord: «Un popolo non è soltanto un gregge, da guidare e da tosare – ha messo nero su bianco Galantino – il popolo è il soggetto più nobile della democrazia e va servito con intelligenza e impegno, perché ha bisogno di riconoscersi in una guida. Da solo sbanda e i populismi sono un crimine di lesa maestà di pochi capi spregiudicati nei confronti di un popolo che freme e che chiede di essere portato a comprendere meglio la complessità dei passaggi della storia». Le repliche leghiste e di tutto il centrodestra sono state al solito durissime. Ma il Segretario della Cei agisce in sintonia con il Papa, il quale vuole che i vescovi parlino liberamente da pastori, correndo i loro rischi, compiendo errori o passi avanti, ma senza paura e interpretando il Vangelo nel loro tempo.

«La Chiesa – secondo Galantino – non ha bisogno di grandi organizzazioni materiali perché ha a disposizione la parola di Dio e l’intera fraternità umana; non ha bisogno di diplomazie esclusive, ma di uno spirito evangelico, come papa Francesco non si stanca di ricordarci». Per questo né la politica né i credenti laici devono guardare più al Vaticano come a un centro di potere, piuttosto la Santa Sede è un luogo di accoglienza per tutti gli uomini e le donne, mentre politica deve tornare ad essere la forma più alta di carità: «La politica come ordine supremo della carità: questa io credo dovrebbe essere la grande avventura per chi ne sente la missione». Il progetto nelle sue grandi linee è tracciato e ora, anche nel mondo cattolico, si aprirà una discussione vera.

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