Tra Italia e CorsicaIl confronto impietoso tra l’Italia di De Gasperi e quella di oggi

Il confronto impietoso tra l’Italia di De Gasperi e quella di oggi

Il 19 agosto 1954 moriva il nostro padre della Patria, o almeno colui che dovrebbe essere riconosciuto tale: Alcide De Gasperi.

De Gasperi è stato molto più di come, pur con intento elogiativo, normalmente viene definito: protagonista della ricostruzione nazionale, tessitore della pace e della libertà di cui ancora oggi godiamo. A distanza di tanti anni, il suo esempio potrebbe essere preso a modello da Matteo Renzi e dal suo governo. 

Moltissimi elementi d‎ifferenziano Renzi da De Gasperi, ma uno li accomuna: nei confronti di entrambi l’Italia ha riversato speranze. Certo, anche le due Italie sono diverse tra loro. La prima postbellica, prostrata, affamata, impaurita, divisa da anni di conflitto, dolore, vendette, ma almeno progressivamente fiduciosa nel futuro. La seconda impoverita, confusa, allarmata‎, spaesata in un mondo in continuo movimento, nel quale cinesi e indiani diventano ricchi. 

‎De Gasperi può dunque divenire punto di riferimento per l’attuale capo del governo italiano. Dove va l’Italia? Oggi un po’ con gli Usa, un po’ con la Francia, un po’ con la Germania.‎ Qual è realmente la posizione del nostro Paese rispetto alla proposta avanzata da Hollande per più politica in Europa, meno Germania e meno burocrazia? Non è chiaro. De Gasperi individuò nella fondazione dell’Europa unita con Francia, Germania e Benelux la risposta migliore alle esigenze europee e italiane. Divenimmo così da subito protagonisti del disegno comunitario.

L’Italia, rispetto al rischio d’invasione migratoria, invoca soluzioni per la Libia ma non s’incarica di individuare una soluzione e portarla sui tavoli europei. De Gasperi assicurò all’Italia l’ombrello – pacifico ma forte – della Nato per metterci al riparo dal rischio di un’invasione da parte delle forze del patto di Varsavia, risparmiando anche all’Italia, per anni, cifre folli di spesa militare. 

Il rapporto con gli alleati e gli avversari. De Gasperi, anche alla vigilia della vittoria del 1948, quando la Dc conquistò la maggioranza dei seggi in entrambi i rami del Parlamento, comprese l’utilità di allargare l’area di governo ai partiti laici minori. Il leader del Pd fa fatica a tenere insieme il suo partito‎ e, anzi, pare non volersi proprio far carico di quest’onere. Ma a lungo andare, come dice la lezione degasperiana, tenere un fronte ampio serve. Nel rapporto con gli oppositori, lo statista Dc improntò una dialettica dura ma leale, coerente e mai prona. L’atteggiamento di Renzi con Forza Italia nei mesi è parso sempre meno credibile al punto di ricompattarla al netto della scissione operata da Denis Verdini.

Soprattutto l’Italia, politique politicienne a parte, ‎è un Paese che non vede una strategia nazionale. L’uomo dei conti di De Gasperi in principio fu lo statista liberale Einaudi che impostò una politica fiscale ed economica che rese possibile il miracolo economico di dieci anni dopo ma la ripartenza fin dall’immediato. Lo shock fiscale è promesso da Renzi a fine luglio ma, anch’esso, appare poco credibile, ancorato purtroppo neppure a una slide. I dati economici dell’Italia del Cinquanta sono già da tigre, quelli della nostra Italia sono ridimensionati dagli osservatori e organismi internazionali e resi possibili dal bassissimo costo del petrolio e dal traino delle economie straniere.

La sicurezza e l’ordine pubblico erano assicurati da Scelba, il superbo ministro dell’Interno che con mano ferma garantì a tutti, al netto di una serie di episodi contenuti considerati i tempi non facili dell’epoca, ‎la garanzia del rispetto della legge da parte di tutti e la repressione di ogni forma di violenza e arbitrio. Con tutte le difficoltà del caso, la diversa concezione e misura dell’uso della forza, il balletto sugli scogli di Ventimiglia da parte dei clandestini non sono un paragone lusinghiero.

Il nostro padre della Patria fondò la politica estera nazionale su tre pilastri: Europa, Nato, Onu. Bisognerebbe capire – ne sono prova tante vicende internazionali – cosa è rimasto di un patrimonio di credibilità cos‎truito nel tempo e qual è la strategia italiana visto che in Europa appare opaco il ruolo di Federica Mogherini, che il governo Renzi fece abortire la candidatura di Franco Frattini alla segreteria generale della Nato e che anche all’Onu manchiamo di presentarci con la giusta determinazione.

Laico fu il rapporto del cattolicissimo De Gasperi con la Chiesa, eppure non aveva un interlocutore morbido come Bergoglio ma una personalità del calibro di Pio XII. Se il leader democristiano sopportò la pressione del Papa, Renzi potrebbe risultare più capace di tenere botta rispetto all’assalto di lobby che mirano a scardinare l’impianto tradizionale della società italiana.

Su una cosa però De Gasperi era avvantaggiato rispetto a Renzi. Il corpo sociale e istituzionale italiano degli anni Cinquanta era ordinato, rispettoso per ciascun settore del proprio ruolo, leale e pronto a fare la propria parte nell’interesse nazionale. Non sembra, purtroppo, che Renzi possa contare sul medesimo sentimento. Ed è molto triste per un capo di governo sapere non solo di non poter contare su una parte del Paese, ma anche che molti remano contro. L’esatto contrario della lezione di Alcide.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta