La stagione della caccia al coniglio

La stagione della caccia al coniglio

Il 27 luglio di settantacinque anni fa, si è aperta una stagione di caccia al coniglio che a oggi non risulta ancora chiusa. Il coniglio, a dire la verità, è uno solo. Sempre lo stesso, grigio e bianco, con una forte attitudine provocatoria che spesso e volentieri lo fa passare dalla parte del torto. I cacciatori sono stati vari, ma il primo è il più accanito: Elmer Fudd. Taddeo, per gli italiani.

Per il primo minuto in scena, Bugs Bunny non è che una mano che spunta da un buco nel terreno, «La tana di un coniglio» — come ci informa Elmer in confidenza. La mano gira attorno a una carota e una volta che il coniglio se ne sarà impossessato, quella carota si trasformerà nell’oggetto fondamentale per restituire una delle battute più iconiche della storia del cinema a cartoni animati. Il corto si chiama A Wild Hare — tradotto in italiano con Caccia al coniglio — ed è diretto da Tex Avery, padre ufficiale di Bugs e inventore dello stile strampalato che sarebbe diventato il marchio di fabbrica dei Looney Tunes. La battuta, naturalmente, è «What’s up, Doc?» — «Che succede, amico?».

La battuta, naturalmente, è «What’s up, Doc?»

Quello di A Wild Hare non è il primo coniglio sviluppato dai cartoonist della Warner Bros., esistono almeno tre prototipi che hanno contribuito allo sviluppo di Bugs: il primo è comparso nell’aprile del 1938, completamente bianco e determinato a fare impazzire il suo cacciatore, per l’occasione interpretato da Porky Pig. Il regista di questo primo corto era Ben Hardaway, detto Bugs, e aveva già investito il suo coniglio di tutta la franca spavalderia che poi Avery avrebbe trasferito al personaggio definitivo, mettendogli in bocca le parole di Groucho Marx — alla cui comicità sorniona i Looney Tunes devono tantissimo —: «Naturalmente, questo significa guerra!», appena prima di partire all’ennesimo assalto del malaugurato maiale. Nel 1939, Chuck Jones ha deciso di usare il coniglio di Hardaway — “Bugs’ Bunny” come veniva chiamato nel copione e come sarebbe stato di lì in poi — per un secondo cortometraggio, intitolato Prest-O Change-O, in cui una versione decisamente più controllata del nostro veniva opposta a due grossi cani feroci. Bugs è diventato grigio lo stesso anno, in Hare-um Scare-um, diretto da Dalton e Hardaway, in cui, oltre a recuperare il pieno possesso delle sue facoltà buffonesche, si dà al canto per la prima di centinaia di volte a venire. Il resto è Caccia al coniglio, il resto, come si dice, è storia.

La versione di Bugs secondo Avery, oltre che ufficializzarsi con quella che sarebbe diventata la sua punch-line, definisce un carattere difficilmente replicabile. Bugs non è soltanto un personaggio comico, ma è un buffone, un provocatore e un amante dei guai. Il suo atteggiamento ha molto più in comune con la comicità slapsitck dei già citati fratelli Marx e dei Three Stoogies, che con la tradizione per i corti animati inaugurata da Walt Disney nel 1929. Il coniglio che si oppone per la prima volta a Elmer, affronta la canna del fucile con una naturalezza tale da lasciare nello spettatore il dubbio che si tratti in realtà di una forma di autolesionismo, più che di autodifesa. Prova un gusto innaturale nel trovarsi dalla parte della vittima, che travalica il terrore per il cacciatore e lo restituisce sotto forma di spavalderia. Tanto che, verso la fine del corto, quando Elmer si trova a piangere disperato convinto di avere appena ucciso Bugs, ci sentiamo in pena per lui, più che preoccupati per il destino del roditore. Bugs per tre volte bacia in bocca il suo potenziale assassino e questo è infinitamente più spavaldo che coraggioso. Diciamocelo: Bugs avrebbe potuto concludere prematuramente la sua carriera, se solo si fosse trovato di fronte un cacciatore più determinato.

Bugs avrebbe potuto concludere prematuramente la sua carriera, se solo si fosse trovato di fronte un cacciatore più determinato

In molti hanno imbracciato il fucile contro il coniglio, nel corso dei suoi settantacinque anni di attività. Nessuno ha mai avuto la meglio. Per la sua tana sono passati Yosemite Sam — in Knighty Knight Bugs, del 1958, vincitore del premio Oscar come miglior corto animato — Marvin il marziano, il diavolo della Tasmania, Duffy Duck e Will-e Coyote, Bugs se l’è sempre cavata con una risata. Quello che aveva in mente Avery quando ha liberato il coniglio, era un modello che piano piano si è smussato, adattandosi ai tempi: una specie di bulletto da strada con un forte accento pescato tra Brooklyn e il Bronx che ne sottolineasse la discendenza da rascal della giungla urbana, il nemico dei nemici ma del quale difficilmente ci si può fidare. La natura di Bugs era quella del voltafaccia, impostore e ironico che gli conferiva il profilo dell’intrattenitore perfetto, perché imprevedibile. In molti, nel corso degli anni a venire, hanno sottoposto alibi al coniglio, sostanzialmente fornendo i suoi antagonisti di un caratteraccio o di intenzioni minacciose, ma senza mai arrivare alla spaccatura netta tra bene e male che, per esempio, caratterizza i personaggi Disney. Le posizioni dei Looney Tunes sono sempre prese per gioco, le rivalità sono qualcosa di effimero e passeggero. Dopotutto, sono cartoni animati.

Dal 1940 a oggi Bugs Bunny è stato molte cose: un testimonial televisivo, la guida di una squadra di cialtroni disegnati, la nemesi perfetta e il perfetto eroe, un cantante d’opera — tra le imprese più spettacolari figura quella di What’s Opera, Doc?, diretto da Chuck Jones nel 1957, in cui Bugs e Elmer reinterpretano Wagner con risultati al contempo disastrosi e roboanti, primo cortometraggio animato a essere incluso nella collezione della Biblioteca del Congresso di Washington e capostipite di una tradizione lirica importantissima —, un presentatore televisivo e il volto su un francobollo. Ma più di tutti è stato un coniglio: sgusciante, sfuggente, in isterico moto perpetuo. «Cosa intendi per “coniglio”?», chiede Bugs a Elmer durante la loro prima apparizione. «Quell’animale con le orecchie lunghe». «Come queste?». «E con una coda a batuffolo». «Così?». «Che saltella continuamente». «Come? In questo modo?». E da allora Bugs Bunny non ha mai smesso di saltellare intorno, non si è mai fermato, nemmeno di fronte al più crudele dei predatori.

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