Portineria MilanoDieci anni in commissione rifiuti, arrestato per una discarica illegale

L'inchiesta

Vercelli-Messina solo andata. Piemontesi in trasferta nelle cave dei rifiuti siciliani. Nell’inchiesta su Tirreno Ambiente della procura di Barcellona Pozzo di Gotto tra amministratori, manager e prelati si risale lo stivale e si arriva sempre in terra sabauda. Da Vercelli arrivano gli indagati Giuseppino Innocenti, amministratore della Tirrenoambiente, l’ex senatore nonché componente della commissione parlamentare d’inchiesta per il ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura Lorenzo Piccioni. Anche l’ex amministratore delegato di Tirrenoambiente e coinvolto nell’inchiesta, Giuseppe Antonioli è un piemontese. La procura di Barcellona Pozzo di Gotto li accusa di di corruzione e peculato nell’inchiesta denominata “Riciclo”. E quante volte deve aver percorso quella tratta Piccioni, nato a Soresina in provincia di Cremona, ex senatore del Popolo della Libertà, arrestato l’8 settembre nell’operazione «Riciclo» della procura di Barcellona Pozzo di Gotto.

Ai domiciliari, Piccioni è accusato di peculato e corruzione nello scandalo della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea gestita dalla Tirreno Ambiente. Ma è lui, in particolare, il punto di collegamento di ben due procure, perché sull’azienda dove vanta una partecipazione la lombarda A2A ha aperto un’inchiesta anche la procura di Vercelli che contesta all’ex politico berlusconiano l’abuso di ufficio. È una storia dove si incrociano personaggi della ‘ndrangheta e della mafia, tra reati per smaltimento illecito di rifiuti, corruzione e danni erariali ai comuni del messinese. Del resto Piccioni, secondo chi lo conosce bene in Piemonte, «è sempre stato una personalità border line, a metà tra la politica e gli affari nel settore rifiuti».

Imprenditore dal 1983 con la Limoter, che si occupa di movimento terra e difesa idraulica, azienda membro della Confindustria di Vercelli, per anni Piccioni ha smaniato dalla voglia di entrare in politica. Al primo giro, nel 1994, non ci riesce. Lo candidano nel collegio di Mirafiori con Forza Italia. È un flop. La seconda volta, nel 1996, va meglio, perché tre anni dopo prende il posto al senato di Jas Gawronsky che si dimette. Da lì inizia la carriera folgorante da senatore. Che viene coronata nel 2002 quando entra per la prima volta nella «Commissione Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse». Ci rimarrà fino al 2013, per più di dieci anni.

Sotto di lui in commissione passa di tutto, anche qualche “file” della Tirreno Ambiente. Ma c’è uno scandalo che lo riguarda, datato 8 febbraio 2012, che getta un’ombra su un senatore sempre lontano dai riflettori se non per aver caldeggiato la figlia Carolina come assessore nel comune di Vercelli. Viene accusato di aver passato alla società Impregilo, che ha l’appalto per la costruzione del Ponte di Messina e dove ai tempi c’era come presidente Massimo Ponzellini, un documento riservato che doveva rimanere all’interno della Commissione. Era frutto del lavoro di un magistrato, consulente della commissione «L’errore c’è stato, è stato un errore di ignoranza» si difese a palazzo Madama.

Lorenzo Piccioni e Silvio Berlusconi

Già Il 10 giugno 2010 in commissione si siede il procuratore distrettuale antimafia di Messina Guido Lo Forte, e riferisce sull’inchiesta giudiziaria denominata Vivaio. In particolare, sulla «diretta gestione da parte della mafia di un’attività di smaltimento di rifiuti nella discarica di Mazzarrà Sant’Andrea», gestita da Tirrenoambiente. Non è tenero con lui nemmeno il compagno di partito e presidente della commissione Gaetano Pecorella: «Già in passato – afferma Pecorella, durante la prima seduta – la società Tirrenoambiente venne in audizione portandoci un nostro documento riservato, l’audizione di un prefetto. Evidentemente, qualcuno glielo aveva consegnato».

Decaduto da senatore, per Piccioni ricomincia l’attività imprenditoriale. E grazie al cognato Giuseppe Antonioli entra in Tirreno Ambiente. Ma qui iniziano i problemi, in particolare con la Osmon, adetta allo smaltimento dei liquami di percolato prodotti quotidianamente dalla putrefazione dei rifiuti conferiti nella discarica di Mazzarrà. Ma la Osmon ha anche un filiale in Africa. Producono e commercio di olio di palma da usare come combustibile per la centrale di Borgo Vercelli, gestita dalla prima. E secondo gli inquirenti la Osmon Africa avrebbe erogato compensi alla Green Oil Energy srl, nella quale risulterebbe legale rappresentante Bartolo Bruzzaniti. già condannato per spaccio di droga e ritenuto organico alla cosca della ‘ndrangheta Bruzzaniti-Morabito-Palamara.

È una storia dove si incrociano personaggi della ‘Ndrangheta e della mafia, tra reati per smaltimento illecito di rifiuti, corruzione e danni erariali ai comuni del messinese

L’operazione della Guardia di Finanza che ha portato Innocenti e Piccioni agli arresti, in carcere il primo, ai domiciliari il secondo, trova il suo fulcro amministrativo proprio in territorio piemontese. Per gli inquirenti gli amministratori di Tirreno ambiente avrebbero elargito sponsorizzazioni e contributi ad associazioni sportive e culturali, anche al fine ottenere la connivenza dei soggetti pubblici che avrebbero dovuto vigilare sulla corretta gestione della Tirrenoambiente.

I militari della Gdf sottolineano un contributo di oltre settecentomila euro erogato a una piccola società sportiva dilettantistica di Borgo Vercelli, la Borgopal, di cui è stato rappresentante legale Innocenti, ubicata a ben 1.300 Km dal Comune siciliano. Anche Piccioni, già sindaco di San Giacomo Vercellese alle spalle ha una storia di imprenditore nel campo del movimento terra e dei servizi ambientali, oltre alla militanza parlamentare per quattro legislature.

Non è un caso che nell’inchiesta ci sia anche un filone vercellese che riguarda l’affidamento dei lavori di smaltimento di percolato a società vercellesi (in particolare la Osmon Spa) di cui amministratori ricoprivano cariche o detenevano quote della stessa società pubblica. Affidamenti avvenuti senza gara o ricerca di mercato per garantire un risparmio alla pubblica amministrazione. Secondo l’accusa sui lavori sarebbe stata fatta una “cresta” di circa 1,5 milioni di euro spartiti tra i protagonisti dell’inchiesta e a carico dei cittadini siciliani.

Eppure non sono solo Piccioni, Innocenti e Antonioli i piemontesi che fanno capolino nella vicenda Tirrenoambiente, a proposito di favori ed elargizioni. L’indagine odora di santità: si guardi al caso del cardinale Coppa (non indagato) originario di Alba e destinatario di rimborsi per una due giorni in terra sicula da quasi 24 mila euro. L’inchiesta della procura di Barcellona Pozzo di Gotto con la Guardia di Finanza messinese prosegue e non sono escluse nuove tranche che potrebbero portare a nuovi sequestri e perquisizioni.

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