Portineria MilanoL’ombra di un Nazareno bis. Perché a Berlusconi conviene perdere a Milano

L’ombra di un Nazareno bis. Perché a Berlusconi conviene perdere a Milano

Come sempre, prima delle vacanze estive, i dirigenti e quadri di Forza Italia a Milano sono andati da Silvio Berlusconi in pellegrinaggio ad Arcore. La domanda è la stessa da qualche mese: «Silvio, ma vogliamo vincere nel 2016 e riprenderci il capoluogo lombardo?». La risposta non è arrivata. O meglio, al solito, è stata sfuggente. Vaga com’è in questo momento la strategia politica dell’ex presidente del Consiglio. Del resto al Cavaliere in questo momento di parlar di politica italiana non importa molto. Fuggito in Russia da Vladimir Putin la scorsa settimana, al ritorno non è ancora chiaro se incontrerà o meno il segretario della Lega Nord Matteo Salvini

Chi lo conosce bene, però, assicura che Berlusconi abbia ben presente l’impatto che le elezioni comunali del 2016 sotto la Madonnina potrebbero avere sul governo di Matteo Renzi. Sin dai tempi di Bettino Craxi, leader del Psi, il capoluogo lombardo è sempre stato un laboratorio politico decisivo soprattutto a livello nazionale. In caso di una sconfitta del Partito Democratico l’esecutivo potrebbe iniziare a vacillare, è il ragionamento che si fa nei salotti milanesi come in quelli romani. Per Renzi sarebbe una battuta d’arresto pesante, nemmeno paragonabile a quella in Veneto e in Liguria alle ultime amministrative.

Chi lo conosce bene assicura che Berlusconi abbia ben presente l’impatto che le elezioni comunali del 2016 sotto la Madonnina potrebbero avere sul governo di Matteo Renzi

E allora proprio su questo punto da settimane nel capoluogo lombardo è iniziata a circolare una ridda di voci sul fatto che il leader di Forza Italia preferisca passare la mano. O meglio – stando alle indiscrezioni che arrivano da Arcore – Berlusconi non disdegnerebbe neppure una vittoria del centrosinistra con un candidato come Giuseppe Sala, l’amministratore delegato di Expo 2015, che ha lavorato spesso con il centrodestra e la giunta di Letizia Moratti. Basterebbe a questo punto un candidato di bandiera per Forza Italia, se non ci fosse un’alleanza con la Lega Nord. Stanno tutte qui, nell’attivismo o meno del Cavaliere, le problematiche a cercare un candidato valido.

Il tempo passa. E gli azzurri a Milano sono bloccati. Le iniziative sono congelate. In tanti non hanno ancora iniziato a muoversi in vista della tornata elettorale. Anzi c’è chi aspetta proprio che Berlusconi si decida, prima di fare campagna sul territorio. C’è chi sostiene che l’ex presidente del Consiglio aspetti di vedere quale sia il vero candidato del centrosinistra. Ma le ultime indiscrezioni sulle candidature di Paolo Del Debbio, Paolo Romani, persino Mariastella Gelmini o Daniela Santanché, poi tutte smentite, non fanno che confermare lo stato di confusione di un partito ancora appeso alle decisioni del suo vecchio leader. A questo si aggiungano i sondaggi elettorali sempre più bassi con un Beppe Grillo in ascesa: le elezioni nazionali saranno posticipate il più lontano possibile forse proprio a scadenza nel 2018. E Salvini? Circolava voce che Berlusconi lo volesse candidare per farlo fuori a livello nazionale, ma è difficile che il Pierino Padano si faccia convincere a questo punto. 

I sondaggi elettorali sono sempre più bassi, con un Beppe Grillo in ascesa: le elezioni nazionali saranno posticipate il più lontano possibile, forse proprio a scadenza nel 2018

Del resto, come ragionano alcuni dirigenti di centrodestra, infatti, per Berlusconi l’attuale situazione politica è ideale. Libero di fare, più o meno, quello che vuole. E c’è chi fa notare che Renzi non ha detto nulla sulla visita di Berlusconi da Putin persino dopo le proteste dell’Ucraina per la visita in Crimea. Il punto è sempre lo stesso: all’ex Cavaliere il Rottamatore di Firenze è sempre piaciuto. Lo dimostra il Patto del Nazareno dello scorso anno. Lo dimostra il fatto che molte riforme – dal Jobs Act fino a quella sulla magistratura con qualche attrito su quelle istituzionali – le avrebbe fatte pure un governo a trazione berlusconiana. Non solo. A parte il processo Ruby ter in arrivo, la morsa delle procure si è allentata. Berlusconi attende di scontare l’esilio politico per la legge Severino. In più da qualche tempo è tornato ad occuparsi delle sue aziende, dal Milan a Mediaset. E anche in questo settore pare agire in totale tranquillità, senza che nessuno lo disturbi.  

L’unico intoppo sulla strada, di questo celato patto del Nazareno bis, potrebbe essere una ricandidatura di Giuliano Pisapia nel capoluogo lombardo. O il fatto che la minoranza del Pd inizi a rumoreggiare. Per il momento è tutto fermo. Se ne parlerà dopo la fine di Expo 2015. E chissà se allora Berlusconi abbia deciso cosa vuole fare a Milano.

X