Parla il Bruegel: «La Grexit non è scongiurata, il debito va tagliato»

Il dibattito

Il terzo trionfo elettorale in appena nove mesi. Alexis Tsipras mantiene dalla sua parte la fiducia dei cittadini greci. I successi elettorali del leader di Syriza non vanno di pari passo con il quadro economico del Paese. E le previsioni non migliorano la situazione. Per Alessio Terzi del think tank Bruegel «le elezioni di domenica hanno soltanto allontanato il pericolo di instabilità politica, ma non rappresentano il trionfo né di Berlino né di Bruxelles. La situazione greca resta disastrosa ed è la sola vera cosa che conta».

I giornali europei oggi titolano che in Grecia hanno vinto Berlino e Bruxelles. Ma quanto è vero? 

Credo non abbia molto senso parlare di vittoria, perché le elezioni (in particolar modo quelle di domenica in Grecia) non sono delle partite di calcio. La domanda in questo caso è se queste elezioni aiuteranno il Paese a risolvere i suoi problemi. E non c’è davvero ragione di festeggiare in un Paese dove il quadro economico generale resta molto preoccupante. Sicuramente è vero che la rielezione di Tsipras (con queste percentuali) ha allontanato il rischio di instabilità politica, che avrebbe avuto effetti certamente peggiorativi della situazione. Detto questo, l’aver ridotto il livello d’ingovernabilità del Paese non risolve di per sé tutti i problemi. 

Appena avuta la certezza della vittoria, Tsipras è sceso in piazza ed è tornato a parlare ai greci della possibilità di tornare a negoziare con la Troika. Ma quali sono i margini reali di manovra rispetto a un memorandum che è già stato firmato a fine luglio?  

È vero, il memorandum è stato firmato. Tuttavia il Fondo Monetario Internazionale, il cui funzionamento/operato/mandato ha ispirato il Meccanismo Europeo di Stabilità, non esclude aggiustamenti in corso in caso di un peggioramento della situazione economica per ragioni che non dipendono direttamente dall’operato del governo. In questo caso dall’esecutivo Tsipras. Nel caso di una crisi politica, come quella che ha fatto seguito alla firma dell’accordo con la Troika a fine luglio che ha condotto Atene a un referendum prima e alle elezioni di domenica 20 settembre, siamo di fronte ad un caso più problematico. Le istituzioni verranno probabilmente incontro al nuovo governo, ma si deve comunque tenere conto anche della situazione politica all’interno dei Paesi creditori. Germania in testa. 

Quindi nonostante il ritardo dovuto alla crisi politica estiva, il nuovo esecutivo Tsipras dovrebbe passare il primo esame dei creditori internazionali in programma a ottobre? 

Atene è sicuramente già in ampio ritardo rispetto alla tabella di marcia, è quindi ovvio che non uscirà dalla valutazione autunnale a pieni voti, ma credo che una volta considerato il quadro generale e appurato che il ritardo dipende (anche) da fattori terzi dovrebbe superare l’esame.

Quella di ottobre è anche una valutazione importante, perché pre-condizione per l’apertura dei negoziati sul debito, in questo senso quale sarebbe lo scenario migliore per Atene? 

Una rinegoziazione della scadenza del debito è politicamente più praticabile ma non risolve il problema

Ora come ora il debito ellenico è insostenibile. Questo è un dato di fatto. È chiaro a tutti. Ancora una volta, però, la discussione che si avrà sarà di tipo politico. Il Fondo Monetario Internazionale ha già insistito sulla sua riduzione, punto difficile da far passare nelle altre cancellerie europee. È quindi probabile che si proceda a una rinegoziazione della sua extension of maturity, e cioè spalmare il rimborso degli interessi del debito su più decenni. Non è difficile capire che questa opzione, politicamente più praticabile, non risolve il problema. La Grecia resterebbe anche in questo scenario non appetibile per gli investitori stranieri e questo significa tenere lontani dal Paese gli investimenti. La stabilità macroeconomica è la prima condizione per la crescita di un Paese. Ma non basta, non accettando una riduzione del debito l’Eurozona accetta di fatto di continuare ad avere al suo interno un problema invece di risolverlo. Un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto.

Nonostante i proclami, dunque, Atene resta ancora a rischio Grexit.. 

Senza tagliare il debito la Grecia resterebbe non appetibile per gli investitori stranieri e questo significa tenere lontani dal Paese gli investimenti

Il programma attuale non scongiura affatto la Grexit. Come ho già spiegato, la prima revisione dei progressi compiuti da Tsipras sarà soprattutto politica più che tecnica. Si tratterà per lo più di capire come vogliono agire i creditori europei. Da un lato vorranno dare un messaggio forte ad Atene, e cioè che la strada da seguire deve essere quella convenuta a luglio, dall’altro eviteranno lo scontro aperto con Tsipras. La questione del debito sarà centrale. Per statuto il Fondo Monetario Internazionale non può finanziare Paesi oggettivamente insolventi – il cui debito è giudicato insostenibile dai propri tecnici. Anche su questo punto, però, molto dipende dal ruolo di Christine Lagarde e se riuscirà a far approvare il dossier greco a Washington. Inoltre non dimentichiamoci che le potenze emergenti considerano non più tollerabile l’atteggiamento europeo di considerare l’Fmi una sorta di bancomat. 

A complicare la situazione c’è anche il peggioramento delle previsioni economiche per la Grecia. Quali dovrebbero essere le prime riforme su cui Tsipras dovrebbe puntare? 

«Il programma attuale non scongiura affatto la Grexit»

La cosa più urgente per la Grecia è uscire dalla recessione, e tornare alla crescita. Tsipras dovrebbe per prima cosa credere nel programma di riforme. E, almeno giudicando dagli annunci, il precedente esecutivo targato Tsipras non può essere giudicato ineccepibile. Pur avendo recentemente affermato di voler rispettare il programma, Tsipras ha anche dimostrato di non averci mai creduto davvero. E le precedenti esperienze del Fondo Monetario hanno dimostrato che se un governo non ha piena convinzione di un programma di riforme, queste non funzionano. Fatta questa premessa credo che le misure in grado di riportare il Paese a crescere sono sicuramente: il piano di liberalizzazioni, le privatizzazioni e poi la riduzione del cuneo fiscale. Le riforme del mercato del lavoro da sole non bastano, e lo hanno dimostrato anche gli esecutivi precedenti che si erano già impegnati in tal senso. Rispetto alle liberalizzazioni, ad esempio, nel primo programma di aiuti alla Grecia non erano neanche menzionate. Sono comparse nel secondo, ma è soltanto in questo che svolgono un ruolo centrale. 

Tsipras dovrebbe per prima cosa credere nel programma di riforme, altrimenti queste non funzioneranno

È importante soprattutto che la Grecia capisca quali sono le riforme in grado di far ripartire la crescita nel breve periodo. Ad esempio una parte importante del programma e anche delle dichiarazioni di intenti di Tsipras è rivolta alla lotta contro la corruzione. Ora, certamente la corruzione non è un fattore positivo per la Grecia, ma le riforme istituzionali o della pubblica amministrazione da sole non faranno ripartire il Paese. La lotta alla corruzione dovrebbe procedere ad esempio di pari passo alle liberalizzazioni,  perché da sola produce solo effetti nel medio e lungo periodo, mentre la Grecia ha una necessità impellente di tornare a crescere. E questo non solo per ragioni di sostenibilità del debito ma perché deve dare una prospettiva di lavoro ai milioni di disoccupati.

Quanto saranno utili i 35 miliardi stanziati dalla Commissione Ue per agevolare gli investimenti nel Paese? 

Aiuteranno. Per prima cosa va chiarito: non è cashflow, ma saranno comunque sottoposti a vincoli. Si tratta comunque di una somma ingente per un Paese come la Grecia. E va anche sottolineato che la Commissione Ue è intervenuta molto rapidamente rispetto ai suoi ritmi abituali. Il punto centrale, però, è che questi investimenti in qualche modo reiterano la solita logica assistenzialista, che nel caso della Grecia potrebbe essere deleteria. Atene ha bisogno di trovare la propria strada nel mercato. È soltanto in questo modo che tornerà a crescere.

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