Premio NobelCinque libri di Svjatlana Aleksievič, raccontati da lei

Chernobyl, la fine dell’Urss, la guerra sovietica in Afghanistan. Sono i temi di alcuni libri del premio Nobel per la Letteratura 2015. Lei li racconta e fa venire voglia di leggerli tutti

Nel suo sito ufficiale, la neo vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura Svjatlana Aleksievič ha scritto una specie di autobiogafia per libri, raccontando cinque dei suoi lavori.

Il mio primo libro: The Unwomanly Face of War
Più di un milione di donne sovietiche combatterono in prima linea durante la seconda guerra mondiale. Avevano tra i 15 e i 30 anni. Furono addestrate a diverse tecniche militari e divennero piloti, guidatrici di carri armati, addette alle mitragliatrici, cecchini e altri. Non erano, come era sempre stato, soltanto infermiere e dottori. Dopo la guerra gli uomini se ne dimenticarono e sottrassero la vittoria alle donne. Nel mio libro le donne soldato parlano di aspetti delal guerra che gli uomini non hanno mai menzionato. Non avremmo mai saputo queste cose della guerra. Gli uomini descrivono i loro successi, le donne parlano di altro. Per esempio, di quanto sia spaventoso marciare in un campo pieno di cadaveri, sparsi come patate, tutti giovanissimi. Ti senti in colpa per ognuno di loro, sia che siano russi sia che siano tedeschi. Dopo la guerra, le donne hanno dovuto combattere un’altra guerra. Nascosero i loro documenti militari e i certificati medici delle ferite perché volevano sposarsi.

Il mio secondo libro: The Last Witnesses, the Book of Unchildlike Stories
In questo libro ho lavorato con i ricordi della guerra di chi, a quei tempi, aveva tra i 7 e 12 anni. La guerra descritta dagli occhi innocenti dei bambini. Dostojevsky una volta disse che il bene comune non vale nulla se è stato ottenuto al costo di anche solo una lacrima di un bambino.

Il mio terzo libro: Zinky boys: Soviet voices from a forgotten war
Parla dei dieci anni della guerra sovietica in Afghanistan. Comprende storie di oltre un centinaio di ufficiali e soldati che hanno preso parte a questo scontro incomprensibile, e storie di madri e vedove delle vittime. Qui si vede come due mondi, l’Est e l’Ovest, si siano scontrati in un duello crudele e senza speranza. Si capisce che tipo di guerra fosse, cosa ne pensavano al riguardo le persone coinvolte allora, in che modo si uccidevano tra di loro e come cercassero disperatamente di sopravvivere. “Anche il tempo passava in modo diverso, là. Il calendario stesso era divero. Era almeno 200 anni indietro”. Questo è ciò che mi hanno detto, più e più volte, in diverse storie.
Leggete questo libro non come se fosse stato scritto all’epoca, ma adesso; come se fosse stato scritto per noi, che abbiamo visto la tragedia dell’11 settembre, quando in un giorno solo il mondo è cambiato radicalmente. Si è mosso all’indietro, anziché andare avanti; è andato verso gli uomini armati, anziché verso quelli senza armi. Nel libro, uno dei personaggi dice, alla fine: “Chi ha combattuto laggiù, non vorrà mai più combattere. Si dovrebbe combattere le idee, non le persone. Uccidi le idee, che rendono il mondo così inospitale e spaventoso, ma lascia stare le persone”. Questo è ciò che pensa ognuno oggi.

Il mio quarto libro: Preghiera per Chernobyl
Dopo il disastro di Chernobyl viviamo in un mondo diverso. Nello stesso momento sono avvenute due catastrofi: una di dimensioni cosmiche, a Chernobyl, e una sociale, quando il è sprofondato l’enorme terraferma socialista. Il secondo disastro ha messo in ombra il primo perché per noi rappresentava una preoccupazione più grande, ed era anche più comprensibile. Quello che, invece, è avvenuto a Chernobyl è stata la prima catastrofe di quel genere e noi siamo stati i primi a viverla. Ora ci viviamo insieme, e qualcosa ci sta succedendo: cambia la formula del sangue, il codice genetico. E intanto scompaiono i paesaggi familiari. Ma per capire in pieno cosa sta succedendo ci servirebbe una esperienza umana diversa, uno strumento interiore diverso, che però non esiste ancora. Anche le parole e i sentimenti non sono adeguati per quello che è successo e tutta la sofferenza vissuta, che è sottostante alla nostra storia, ora ci serve a ben poco. La nostra unità di misura per l’orrore è sempre la stessa: la guerra. La nostra coscienza non va oltre, non scende più nel profondo: rimane ferma, sulla soglia. Ciò che è successo a Chernobyl è molto peggio dei gulag. È molto peggio dell’Olocausto.
È arduo difendersi da ciò che non si conosce, da ciò che non è familiare all’umanità. Chernobyl ha cambiato il nostro rapporto con il tempo. Le parole “sempre” e “mai” hanno assunto significati diversi, e una forma materiale. Tutte le nostre nozioni su catastrofi, sia grandi che piccole, si sono rivelate insufficienti: l’uomo ha gettato uno sguardo nel caos del cosmo. Siamo rimasti, in una volta, privati dell’immortalità. Il tempo si è fermato su un territorio morto ed è diventato ciò che è sempre stato: eternità.
Alcuni giorni, questi giorni, i giorni di Chernobyl, diventeranno un mito. Le nuove generazioni guarderanno indietro, verso di noi, e si chiederanno come sia potuto accadere tutto questo, quali persone vivevano allora, come si sentivano, cosa pensavano, e come si sono avvicinato a ciò che è successo e cosa hanno scelto di ricordare.
Uomo ed evento: possono essere considerati uguali? Gli eventi di una persona costituiscono la sua vita intera, ma eventi che riguardano tante persone costituiscono la storia. La storia di Chernobyl viene scritta ancora oggi. È un enigma per il 21esimo secolo, e una sfida.

Il mio quinto libro: The Wonderful Deer of the Eternal Hunt
Cosa troverà il lettore in questo libro? Che tutto si trasforma in ricordi. Che ogni vita è interessante, a modo suo. Che senza la morte non si può capire la vita. Che l’amore ci fa sprofondare nelle profondità di noi stessi. Che gli esseri umani non sono né diavoli né santi ma qualcosa nel mezzo. Che il nostro sapere è impotente. Che nell’amore le persone cercano le stesse cose che cercano nella guerra e nel crimine. Che ciascuno di noi nasconde, dentro di sé, sia uomini che donne. Che viviamo tra le ombre, nell’impossibile e nell’irrealizzato. Che nell’amore si può scomparire come nella morte. Che la vita vera e la morte del corpo sono inaccessibili per noi. Che anche Cristo era un uomo. Che si può morire per amore anche durante una guerra. Che ognuno può far venire fuori ciò che cerca di nascondere. Che tutte le creature in questo mondo si amano tra loro: fiori, alberi, farfalle, vermi, uccelli. Che nessuna tecnologia può liberarci dal bisogno di amare, sentire e soffrire. Che non possiamo rassegnarci all’idea che tutto, per noi, è limitato dalla durata della nostra vita. Che ci sono uomini che capiscono quanto sia interessante essere una donna. Che, quando si ama, il tempo scorre in modo diverso rispetto al tempo normale della vita. Che le persone bramano l’immortalità. Che i misteri umani sono fragili e senza pietà. Che il dolore è un’arte. Che le nostre morti sono molto vicine. Che tutto, in Russia, è pieno di sofferenza. Il libro include un centinaio di storie di uomini e donne e racconta il desiderio e l’incapacità delle persone di trovare la felicità.

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