Caos CampidoglioMarino sfida il Pd: non sa se lasciare, ma vuole un confronto in Aula con la sua maggioranza

Il sindaco di Roma chiede l’onore delle armi, altrimenti è pronto a sfidare i suoi consiglieri in Aula Giulio Cesare. Ha deciso che correrà alle primarie. E domenica i suoi sostenitori saranno in piazza

Ignazio Marino si prepara per l’ultimo colpo di scena. Il sindaco di Roma è pronto a un’uscita in grande stile, nell’aula Giulio Cesare, davanti al Consiglio comunale. Deciso a ribadire gli obiettivi raggiunti dalla sua amministrazione, a partire dalla lotta al malaffare diffuso in città. Ma soprattutto a spiegare pubblicamente i motivi politici che lo hanno costretto a dimettersi. A scanso di ripensamenti, ancora possibili, sarà l’ultima pagina della sua esperienza in Campidoglio. Una sfida aperta al Partito democratico. In Aula il sindaco vuole vedere se davvero i democrat sono pronti a voltargli le spalle. Una scelta che rischia di mettere ulteriormente in imbarazzo il partito.

Chiuso a Palazzo Senatorio, Marino si prepara allo scontro finale. Eppure, raccontano i collaboratori del sindaco, una via d’uscita ancora esiste. Il chirurgo dem potrebbe anche farsi da parte senza troppo rumore, a patto di un pubblico riconoscimento da parte dei vertici del Partito democratico. Il motivo è fin troppo evidente. Marino non vuole lasciare il Campidoglio con l’ombra del dubbio. Archiviata la vicenda degli scontrini – che è convinto di aver chiarito in Procura – il primo cittadino chiede l’onore delle armi. Pretende che sia riconosciuto il grande merito della sua amministrazione: la lotta alla corruzione. Vuole che venga sottolineata la discontinuità impressa nella gestione della Città Eterna. In ballo non ci sono poltrone, ma un attestato di stima. Altrimenti è pronto a dare battaglia.

Il sindaco di Roma è pronto a un’uscita in grande stile, nell’aula Giulio Cesare. A scanso di ripensamenti, ancora possibili, sarà l’ultima pagina della sua esperienza in Campidoglio

Il buon esito della trattativa è tutt’altro che scontato. I rapporti tra il sindaco e i vertici democrat sono ormai prossimi allo zero. Negli ultimi giorni si è definitivamente incrinata anche l’intesa con il commissario romano Matteo Orfini. Dopo aver a lungo difeso il sindaco, ormai anche il dirigente dem ha scaricato Marino. L’ultima presa di distanza ha il sapore beffardo di un tweet. «A giudicare dalle nomine last minute – ha scritto ieri – la grande guerra ai poteri forti si è fermata davanti ai cancelli dell’Auditorium». Un caustico commento alla decisione di nominare Azzurra Caltagirone e Aurelio Regina tra i consiglieri della fondazione Musica per Roma. E nei prossimi giorni la distanza tra il sindaco e il Partito democratico potrebbe persino aumentare. Domenica si sono dati appuntamento sotto alla statua di Marco Aurelio centinaia di sostenitori di Marino. In città si parla di almeno 5mila persone. Sarà una grande manifestazione per chiedere al sindaco di ritirare le dimissioni. Un evento che finirà inevitabilmente per rafforzare l’immagine del chirurgo genovese.

Domenica si sono dati appuntamento i sostenitori di Marino. In città si parla di almeno 5mila persone. Sarà una grande manifestazione per chiedergli di ritirare le dimissioni. Un evento che finirà inevitabilmente per rafforzare l’immagine del primo cittadino

E così la resa dei conti è rimandata in Aula Giulio Cesare. Il sindaco è pronto alla conta. A offrire l’occasione di un pubblico confronto sono state le opposizioni. Ieri pomeriggio dodici consiglieri di Forza Italia, Movimento Cinque Stelle e Lista Marchini hanno depositato una richiesta di convocazione dell’Aula «per ragioni etiche, oltre che politiche, in quanto le dimissioni del sindaco richiedono una verifica doverosa in termini politici, comunicativi e di dialettica istituzionale». Una lettera sottoscritta da almeno un quinto dei consiglieri e che quindi, come prevede il regolamento del Consiglio, ha obbligato la presidente dell’Assemblea capitolina Valeria Baglio a convocare una capigruppo per stabilire come procedere. L’incontro è fissato per lunedì. Almeno in linea teorica il faccia a faccia tra il sindaco e la sua maggioranza potrebbe avvenire già la prossima settimana.

Intanto la trattativa è aperta. «Penso non si debba arrivare ad uno scontro – ha spiegato l’assessore Alessandra Cattoi, fedelissima di Marino – Il Pd è il partito del sindaco. La cosa più auspicabile è che ci sia un dialogo. Mi auguro più un confronto politico che uno scontro in Aula». Del resto il Partito democratico ha tutto da perdere. Nonostante le ultime aperture da parte di Sinistra Ecologia e Libertà, sembra difficile che il sindaco possa trovare una nuova maggioranza disposta a sostenerlo. E sembrano destituiti di fondamento i retroscena che descrivono Marino impegnato a dar vita a una “giunta del Giubileo”, una squadra di governo con il supporto di alcuni esponenti del Partito democratico per rimanere in Campidoglio durante l’Anno Santo. Eppure il chiarimento in Aula rischia di ritorcersi contro i democrat. Anzitutto perché al momento del voto il gruppo potrebbe spaccarsi, visto che non tutti i consiglieri sono disposti a voltare le spalle al sindaco. Non solo. A pochi giorni dall’inizio del processo su Mafia Capitale, c’è anche una questione di immagine. Vedere i consiglieri del Partito democratico uniti agli esponenti di centrodestra, mentre votano per mandare a casa Ignazio Marino, non è certo il miglior spot elettorale in vista delle amministrative.

Ignazio Marino è pronto a candidarsi alle primarie di centrosinistra per la scelta del suo successore. Non sarebbe una scelta priva di conseguenze: nonostante gli errori commessi, il sindaco dimissionario gode ancora di un buon seguito in città

Non è l’unico rischio che corre il Partito democratico. Come ha annunciato in un’intervista a Repubblica, ad esempio, il sindaco dimissionario è pronto a candidarsi alle primarie di centrosinistra per la scelta del suo successore. A rigore di regolamento nulla glielo impedisce. Non sarebbe una scelta priva di conseguenze: nonostante gli errori commessi, Marino gode ancora di un buon seguito in città. E le discutibili strategie politiche con cui i vertici del partito lo hanno costretto alle dimissioni hanno finito persino per renderlo più popolare. Non è un caso se una petizione online per convincerlo a ritirare le dimissioni ha velocemente superato le 50mila firme. E qui si apre un altro scenario, ancora più inquietante per i vertici del Nazareno. Quello di una candidatura “contro” il Partito democratico. Secondo alcuni sondaggisti, una lista civica guidata dal sindaco uscente alle prossime amministrative potrebbe raccogliere percentuali inaspettate. Un numero di voti in grado di pregiudicare la vittoria – e forse persino il ballottaggio – a un candidato di centrosinistra. Per il Pd ce n’è abbastanza per cercare un accordo. Ammesso che ormai non sia troppo tardi.

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