«Nessun complottismo, l’olio di palma è dannoso per l’ambiente»

Il deputato Cinque Stelle Mirko Busto si occupa di sostenibilità alimentare: «Abbiamo chiesto di escludere i prodotti che contengono questo ingrediente da tutte le scuole»

«Qui non si tratta di demonizzare l’olio di palma. Dobbiamo solo capire se vogliamo tutelare l’interesse di tutti o solo di poche aziende». Mirko Busto è un deputato del Movimento Cinque Stelle. Esponente della commissione Ambiente di Montecitorio e vicepresidente del gruppo interparlamentare sui cambiamenti climatici, ha legato il suo impegno parlamentare al tema dell’educazione e della sostenibilità alimentare. Un argomento di cui si occupava anche prima di entrare in politica. «Sono laureato in ingegneria ambientale – racconta – Ho lavorato con il gruppo di ricerca sull’analisi del Ciclo della Vita del Politecnico di Torino, poi ho conseguito un dottorato di ricerca all’Istituto per l’ambiente e la sostenibilità del Centro di ricerca europeo (JRS-IES) di Ispra. In particolare mi sono sempre occupato di valutare l’impatto ambientale dell’agricoltura».

Onorevole Busto, perché tanti dubbi sull’olio di palma?
Come Cinque Stelle abbiamo presentato una risoluzione alla Camera dei deputati per escludere dagli istituti scolastici e dai distributori automatici presenti nelle scuole tutti i prodotti che contengono questo elemento. È una questione di educazione alimentare, prima di tutto. Senza considerare che le ricadute di questo ingrediente, in termini di ambiente, economia e salute, sono a dir poco discutibili.

«Come Cinque Stelle abbiamo presentato una risoluzione alla Camera dei deputati per escludere dagli istituti scolastici e dai distributori automatici presenti nelle scuole tutti i prodotti che contengono olio di palma. È una questione di educazione alimentare, prima di tutto»

Partiamo dall’inizio. L’olio di palma è l’olio vegetale più consumato al mondo.
È vero, si usa in tutto il mondo. E allora? Questa considerazione è sufficiente per non interrogarci sulla provenienza e sull’impatto dei prodotti che usiamo?

Cambiamo punto di vista allora. Le aziende alimentari che usano olio di palma dicono che al momento non ci sono valide alternative.
Forse possiamo dire che per l’industria alimentare non ci sono valide alternative a pari convenienza economica. Secondo lei se si smettesse di usare l’olio di palma moriremmo tutti di fame? E prima dell’importazione massiva di questo prodotto straniero come si faceva? È vero, è un ingrediente largamente usato per confezionare snack e merendine. Ma forse gli italiani non hanno tutto questo bisogno di merendine. Magari a scuola si potrebbe mangiare più frutta. Parliamo tanto di made in Italy, e allora perché la nostra industria alimentare non promuove materie prime italiane? Grazie all’Unione Europea, oggi è obbligatorio specificare la presenza di olio di palma nelle etichette degli alimenti. In questo modo i cittadini possono informarsi ed eliminare i prodotti che non gradiscono. Non capisco perché dà tanto fastidio lasciare questa libertà di scelta al consumatore.

Le critiche a questo ingrediente si basano, spesso, sul timore di conseguenze negative per la salute. Eppure non esiste alcuna evidenza scientifica.
Esistono testi di letteratura scientifica che dicono il contrario. Nell’olio di palma si trova una concentrazione molto alta di olio palmitico, circa il 44 per cento, a cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) attribuisce effetti aterogeni. E cioè la capacità dei singoli cibi di promuovere la crescita delle placche aterosclerotiche all’interno delle arterie. Ma si parla anche di effetti ipercolesterolemizzanti che aumentano il rischio cardiovascolare. Premetto, io non sono un medico, non è il mio campo. Ma mi informo da fonti svincolate economicamente dalla materia che voglio approfondire, leggo.

«Secondo lei se si smettesse di usare l’olio di palma moriremmo tutti di fame? E prima dell’importazione massiva di questo prodotto straniero come si faceva? È vero, è un ingrediente largamente usato per confezionare snack e merendine. Ma forse gli italiani non hanno tutto questo bisogno di merendine. Magari a scuola si potrebbe mangiare più frutta»

In realtà sembra dimostrato che questo prodotto non fa più male del normale burro.
Certo, anche il burro ha effetti negativi. Il problema è la presenza pervasiva dell’olio di palma. È ovunque. Ormai è difficile persino quantificare quanto se ne assume. Secondo me, però, il problema principale dell’olio di palma non è legato alla salute, ma all’aspetto ambientale.

Cioè?
Parliamo di cambiamenti climatici. Tra poco più di un mese si terrà a Parigi la Cop 21, (la Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ndr) in cui si definiranno le riduzioni di gas serra per limitare l’aumento della temperatura globale. Da questo punto di vista le foreste tropicali giocano un ruolo fondamentale. Vede, se l’uomo fosse improvvisamente in grado di fermare l’abbattimento di alberi, le foreste tropicali potrebbero assorbire da sole il 25-35 per cento di tutte le emissioni di carbonio. Non a caso un quarto delle emissioni globali di carbonio sono dovute proprio alla deforestazione.

Che c’entra l’olio di palma?
Oggi l’80 per cento della deforestazione nel mondo è legata all’impatto del sistema agricolo. E solo in Malesia e Indonesia, i principali paesi di produzione, il 90 per cento delle coltivazioni sono riservate all’olio di palma. C’è una chiara correlazione. Non solo. In Malesia ed Indonesia esistono tipologie di foreste che ospitano una quantità di specie viventi, tra flora e fauna, che non esistono in nessun’altra parte del mondo. Distruggere quegli ecosistemi significa eliminare centinaia di specie per un ricavo fittizio in quanto limitato anche nel tempo. Eppure, chissà perché, della biodiversità non frega niente a nessuno. Ma in un’epoca che sarà caratterizzata da un incremento di almeno 4 gradi della temperatura globale, avere sistemi maggiormente biodiversi, e quindi più resilienti, farà la differenza tra sopravvivere o meno.

«Oggi l’80 per cento della deforestazione nel mondo è legata all’impatto del sistema agricolo. E solo in Malesia e Indonesia, i principali paesi di produzione, il 90 per cento delle coltivazioni sono riservate all’olio di palma. C’è una chiara correlazione»

Da qui a chiamare in causa le aziende dolciarie italiane ce ne passa…
Guardi, va benissimo tutelare gli interessi della nostra produzione dolciaria. Ma non quando distrugge l’ambiente. Anche per questo oggi presenterò un esposto al garante della pubblicità contro i messaggi dell’Aidepi (l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, ndr) recentemente pubblicati su alcuni giornali italiani. Veri e propri slogan pubblicitari, mascherati da informazioni scientifiche. Il mio esposto, pur avendo principalmente altri intenti, va anche al favore degli oli made in Italy.