ExpatNuova vita a Londra, istruzioni per l’uso

La terza parte della storia di Osvaldo, fashion designer in cerca di fortuna nella capitale inglese

Versione italiana

Finalmente atterrato nella capitale inglese per Osvaldo inizia una nuova vita fatta di luoghi e situazioni diverse. Per integrarsi a tutti gli effetti, sentirsi parte della nuova comunità e avere tutte le carte in regola per vivere da “cittadino” è necessario affrontare un piccolo iter per acquisire i requisiti richiesti.

«Appena iniziato a lavorare ho dovuto richiedere il National Insurance Number (NIN), che è una sorta di codice fiscale, necessario per ricevere uno stipendio e pagare le tasse. Lavorando come dipendente per un’azienda, non ho a che fare direttamente col pagamento dei contributi, in quanto questi mi vengono automaticamente sottratti dallo stipendio.

Ho lavorato come freelance per un mese soltanto da quando sono qui, e quei soldi li ho dovuti dichiarare compilando numerosi moduli e pagandoci sopra un sacco di tasse. I controlli fiscali qui sono tantissimi e le multe in caso di mancati o ritardati pagamenti sono molto elevate.

Una cosa è certa, la prossima volta che mi capiterà di lavorare come freelance mi affiderò sicuramente ad un accountant! Entrare in contatto con l’agenzia delle entrate (HMRC) per qualunque dubbio è praticamente impossibile e ho passato ore interminabili in attesa al telefono prima di riuscire a parlare con qualcuno – le poche volte che qualcuno alla fine mi ha effettivamente risposto!

Le pratiche per mettersi in regola comunque non sono molte, e devo dire che il tutto è stato molto rapido. Ciò che è veramente necessario prima di affrontare qualunque tipo di burocrazia è avere un domicilio fisso. Se non dimostri da subito di avere un indirizzo UK, con tanto di bollette intestate a tuo nome, tutto diventa molto più complicato, dall’aprire un conto in banca al richiedere un contratto telefonico».

E poi si sa, a Londra piove…

«Per molti italiani il clima londinese è un vero deterrente. In realtà per me non è mai stato un problema, anzi… Non ho mai sopportato il caldo umido e soffocante delle estati italiane, ed espatriare in un Paese che mi avrebbe offerto estati miti è stato per me soltanto un sollievo. Devo ammettere però che la mancanza di sole si fa sentire. Ricordo ancora i primi mesi appena trasferitomi, era aprile ed erano giornate dal clima meraviglioso. La città sembrava in festa, tutti già in pantaloncini sdraiati ovunque ci fosse un raggio di sole, birra ghiacciata alla mano e barbecue in caldo. Pensavo fosse solo l’inizio della primavera e non comprendevo tanto entusiasmo, ma soprattutto non credevo a quelli che mi dicevano “questa è la nostra estate, e non durerà molto… è bene approfittarne finché dura!” – Non mi ci è voluto molto per capire che cosa intendessero. Terminati quei pochi giorni di una prematura estate, le temperature si sono riabbassate e il cielo è ritornato quello cupo di sempre; sarà, ma a me tutto sommato non dispiace».

Chi decide di espatriare ha spesso motivazioni professionali, ma si sa, il lavoro è solo una parte della vita che si rivela soprattutto nei rapporti personali. Per chi lascia amici, colleghi e famiglia nel paese d’origine per iniziare una nuova avventura all’estero costruire una rete di relazioni sociali soddisfacente è di vitale importanza.

«Socializzare è stato all’inizio piuttosto difficoltoso. Gli inglesi sono tutti molto gentili ed estremamente educati, ma sono anche piuttosto chiusi e riservati. Ci tenevo molto a integrarmi, ma finivo sempre per trascorrere le mie serate tra italiani perché in fin dei conti avevamo molte più cose in comune ed era più facile comunicare. Frequentare i connazionali è sicuramente più facile e comodo ma non è per nulla utile all’integrazione e a migliorare la lingua. Col passare del tempo però ho capito che era soltanto questione di trovare la compagnia giusta. Ho cominciato a prendere lezioni di Lindy Hop, e tramite la mia scuola di ballo ho legato con un sacco di persone che adesso sono tra i miei migliori amici».

Versione inglese

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Finally landed in the British capital, Osvaldo begins a new life made of different places and situations. In order to fit in, feel part of the new community and have all it takes to live as a proper “citizen”, it’s necessary to go through a small procedure to acquire the requirements needed.

«Right after I started working I had to apply for a National Insurance Number (NIN), which is a kind of tax code, needed to receive a salary and pay taxes. Working as an employee for a company, I don’t deal directly with the payment of contributions, as they’re automatically deducted from my salary.

I’ve only worked as a freelancer for a month since I came here, and I had to declare the money I’ve earned so far filling in a lot of forms and paying a lot of taxes. Tax controls here are so many and fines in case of arrears or default are very high.

One thing’s for sure, the next time I decide to work as a freelancer I will definitely entrust an accountant! Getting in touch with the tax office (HMRC) for any kind of doubt is basically impossible and on top of that I’ve been spending endless hours waiting on the phone before I could talk to someone – and those were the only few times someone actually answered me!

The practices to get your documents in order are not that many anyway, and I must say that the whole thing was very quick. What is really needed before tackling any type of bureaucracy is a fixed address. If you can’t prove immediately you have a UK address, with bills made out to your name, it all becomes much more complicated, from opening a bank account to requesting a phone contract».

And then you know, London’s a rainy place …

«For many Italians, London’s weather is a real problem, but not for me … I’ve never endured the humid heat and stifling Italian summers, and fleeing to a country where summers are mild was such a relief for me. I must admit though, that the lack of sun is felt. I still remember the first few months after I had moved, it was April and the days were absolutely wonderful. The city looked festive, everybody was already in shorts lying down wherever there was a ray of sunshine, cold beer in hand and hot barbecues everywhere. I thought it was just the beginning of spring and I didn’t quite understand much of that enthusiasm, but most of all I didn’t believe those who told me “this is our summer, and will not last long … it’s good to take advantage of it while it lasts!” – It didn’t take long to figure out what they meant. After those few days of a premature summer, temperatures went down again and the sky got as gloomy as ever – you might disagree, but I don’t mind it after all».

Those who decide to leave their country often have professional reasons, but you know, work is just a part of life that is revealed especially in personal relationships. For those who leave friends, colleagues and family back home to start a new adventure abroad, building a satisfactory network of social relations is vitally important.

«Socializing was quite difficult at the beginning. The English are all very nice and extremely polite, but they’re also quite closed and reserved. I really wanted to integrate myself, but I always winded up spending my evenings with Italians because at the end of the day we had a lot more in common and it was easier for us to communicate. Hanging out with fellow countrymen is definitely easier and comfortable but not helpful at all for integration and to improve the language. As time passed, however, I realized it was just a matter of finding the right company. I started taking Lindy Hop lessons, and through my dance school I made friends with a lot of people who are now among my best friends».

(alla prossima settimana per un nuovo episodio di questa storia expat)

Clicca qui per leggere le pillole d’inglese e per fare gli esercizi relativi alle regole di grammatica contenute in questo brano.

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